365 GIORNI NEI LUOGHI DEL TERREMOTO

LA BANDA DI
ACCUMOLI TORNA
A CASA

3 agosto 2017
In questi ultimi mesi la banda di Accumoli è stata per me una specie di “magnifica ossessione”. Ero curioso di scoprire come questo ensemble di musicisti amatori, provenienti da uno dei paesi-simbolo del terremoto del 24 agosto 2016, fosse diventato un emblema della possibilità di rimanere uniti dopo una catastrofe come quella che avevano subito.
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Per settimane li ho inseguiti, ho conosciuto alcuni dei membri, ma per assistere a una sessione di prove c’è voluta molta pazienza. Dopo il sisma i componenti della banda vivevano sparpagliati – chi in albergo, chi in autonoma sistemazione, chi ospite da amici o parenti – e le loro riunioni erano imprevedibili. Dopo qualche tempo alla banda è stata assegnata una specie di sala prove in una ex scuola media a San Benedetto del Tronto, proprio accanto all’aula dove gli sfollati di Accumoli andavano in terapia dagli psicologi per provare ad affrontare il trauma.

Incontro la banda al completo, finalmente, un sabato pomeriggio. Per primi arrivano Alfredo, il trombone, e Felice, i piatti: sono loro ad avermi dato appuntamento. A mano a mano che compaiono gli altri, imbracciando i loro strumenti in controluce, mi sembra di essere davanti a una banda di sicari che si riunisce per una missione. Ma appena aprono le custodie degli strumenti, sorridendo, la “freddezza” delle silhouette si scioglie nell’umanità di persone che, nonostante tutto e a ogni costo, persevera nel trovare in questa riunione musicale un momento di leggerezza.

Dopo il sisma i componenti della banda vivevano sparpagliati e le loro riunioni erano imprevedibili.
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Il Maestro Pierluigi Valesini, che dirige il gruppo da 17 anni, ha insegnato Educazione musicale alle medie per tutta la vita. Da quando è in pensione, si occupa delle bande di Visso e Accumoli. Abita a Norcia e, nonostante la sua casa sia stata risparmiata dalle scosse di ottobre, ha vissuto per settimane in una tenda in giardino. Le bande, però, non le ha mai abbandonate. Quella di Accumoli è anche “fanfara alpina”: significa che deve essere in grado di suonare a passo cadenzato. Ecco perché, Pierluigi mette tutti in riga e, a ritmo di grancassa, fa percorrere loro il ballatoio quadrato della scuola, mentre lui li guida suonando la tromba.

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Le prove continuano con una serie di medley di canzoni italiane, dai classici a Lucio Battisti. Alcuni stonano, altri perdono qualche colpo, ma nessuno molla. Nella pausa Pierluigi mi spiega: «Se non ci siamo fermati davanti a quello che ci è successo, figuriamoci se ci fermiamo per qualche intoppo in un’esecuzione… La sede in cui ci riunivamo ad Accumoli è andata completamente distrutta. Come tutto il resto, come le vite di molti amici. Ma noi siamo qui, a questo serve la banda, più che a qualsiasi altra cosa: a tenerci insieme e a dare qualche momento di leggerezza ai compaesani. Messe, processioni, feste, ritrovi: ogni occasione è buona. E da quando ci siamo ripresi, all’inizio dell’anno, abbiamo fatto oltre una trentina di trasferte. Tutti insieme. Sempre».

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A questo serve la banda: a tenerci insieme e a dare qualche momento di leggerezza ai compaesani.
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Ora che gli abitanti di Accumoli stanno tornando in paese, nelle casette, anche la banda lascerà San Benedetto del Tronto. «Ancora dobbiamo trovare uno spazio» dice Pierluigi «ma finché la stagione è buona, speriamo di poter provare all’aperto, proprio davanti alle casette. Ne approfitteremo per dare un po’ di svago ai nostri concittadini».

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