365 GIORNI NEI LUOGHI DEL TERREMOTO

Quel cimitero
profanato dal
terremoto

17 agosto 2017

Tornante dopo tornante, partendo dal centro di Ussita in direzione Castelfantellino, si arriva a una strada semifranata. Il furgone dei Vigili del Fuoco costeggia l’asfalto in pendenza rasentando gli alberi. Poi, uno slargo. E un cumulo di macerie indistinguibili. Da qui la vista, solo un anno fa, doveva essere imponente: in mezzo ai Monti Sibillini, sul retro del Cimitero Monumentale di Ussita, si ergeva una torre del 1300.

Adesso, per arrivare all’entrata del cimitero, occorre camminare sui resti delle tombe e del muro di cinta che hanno invaso la strada d’accesso. Prima, su questo terreno esisteva un castello: una postazione avanzata fra i monti per proteggere i Vissani da eventuali attacchi.

Cinque secoli fa, tra le mura di Castel Murato, abitavano 150 famiglie. Poi, ai primi del 1900, ciò che rimaneva del castello fu convertito nell’attuale Cimitero Monumentale. L’opera, così pomposa fra queste montagne, venne realizzata grazie all’interessamento di tale Cardinal Pietro Gasparri, ussitano di origini e Segretario di Stato della Città del Vaticano, che fu sepolto qui nel 1934.

Su tutto svettava la Torre del Cassero che, nell’opera di conversione a cimitero, fu inglobata per i primi 4 metri da una chiesa. Davanti alla chiesa e all’ombra della torre erano disposte, ordinatamente, file di tombe: dalle semplici lapidi alle cappelle gentilizie.

Arrivo con fatica nel piazzale di accesso al cimitero: l’unica cosa che è rimasta intatta è il vialetto cosparso di ghiaino bianco che portava dall’arco di entrata alla torre. Tutto intorno, le lapidi sono divelte, le tombe dilaniate. Il cimitero è stato “profanato” dalle scosse dello scorso ottobre. Come racconta questo video dall’alto, realizzato con un drone.

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