365 GIORNI NEI LUOGHI DEL TERREMOTO

A un anno dal terremoto
è nato il nostro agriturismo

23 Agosto 2017
La famiglia Pica non ha mai lasciato le montagne di Accumoli. E adesso, a 365 giorni da quella notte di terrore e distruzione, guarda al futuro. Il tesoro di Guido e Katia sono otto casette e tante piazzole, pronte a ospitare i turisti.
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Per un anno intero sono andato periodicamente a visitarli, trovandoli sommersi dalla neve o intenti a prendersi cura dei loro animali. Sempre battaglieri, per quanto le condizioni fossero precarie e l’isolamento faticoso, Guido e Katia, con i loro quattro figli, non si sono mai mossi da qui: barricati nella loro proprietà, fra la casa, l’orto, le stalle e qualche roulotte accumulata nei mesi.

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A un anno dalla prima devastante scossa che ha ridotto questo territorio in ginocchio, torno a trovarli e scopro che il panorama è del tutto cambiato: superato il cimitero di Accumoli e le nuove casette che stanno accogliendo gli sfollati, la strada continua a salire. Il paesaggio ormai mi è familiare: la casa dei Pica è qualche tornante più in alto.

Con sorpresa, un centinaio di metri prima di arrivare al cancello, trovo una piazzola di breccino ben spianata sulla destra della strada. L’area è ampia, con un panorama strepitoso e recintata da un bello steccato nuovo di zecca. Una serie di casette mobili sono state disposte intorno a uno spazio comune, in modo che ognuna possa godere di privacy e della vista migliore. All’entrata della piazzola un piccolo cartello in legno recita: “Agricampeggio prossima apertura”.

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Barbara, Elisa, Sofia e Robertino, i figli di Katia e Guido, mi accolgono sorridenti. Quando arrivo davanti alla porta di casa mi accorgo che quello che era un pezzetto di terra incolto ora è lastricato, coperto da un grande gazebo bianco e allestito con lunghi tavoli di legno. Katia mi saluta e poi mi accompagna nel salotto dove ho passato con loro lunghe serate d’inverno a chiacchierare. Qui, lo scorso novembre, i Pica discutevano animatamente con gli amici sul dovere di resistere: «Come si fa a ricostruire un territorio se lo abbandoniamo?» dicevano.

Con mio grandissimo stupore il salotto non esiste più. Le mura sono le stesse, ma la stanza, con la grande vetrata che affaccia sulla vallata, è stata trasformata in un bar: bancone nuovo di legno chiaro, espositore per le bibite, frigorifero, macchina da caffè, dépliant e listino.

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I bambini sono orgogliosi, Guido e Katia mi sembrano rilassati e sorridenti: mi raccontano che con il disgelo hanno iniziato a terrazzare parte del loro terreno, si sono procurati 8 casette, le hanno collegate agli impianti per avere acqua e corrente elettrica. E adesso, a un anno dal terremoto, in piena estate, i loro animali vagano liberi in montagna e loro sono pronti a inaugurare un agricampeggio con mobilehome e piazzole attrezzate per le tende.

In paese le loro scelte sono molto discusse ma, a torto o a ragione, i Pica, gli irriducibili di Accumoli, sono riusciti a trasformare la disgrazia del terremoto in un’opportunità. E ora aspettano l’arrivo dei turisti.

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© Donna Moderna 2019
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La famiglia Pica ha 4 bambini ma non si è mai allontanata dalla sua casa. Katia e Guido fanno homeschooling ai ragazzi e si occupano della azienda agricola. La notte però, la casa si svuota. Vanno tutti a dormire in roulotte.
Guido e Katia Pica l’avevano detto: «I nostri animali non li lasciamo». Così hanno passato tutto l’inverno sulle montagne di Accumoli. Continuando a lavorare nella stalla e nella piccola macelleria. E a rifornire con i loro prodotti 8 negozi di Roma.
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