365 GIORNI NEI LUOGHI DEL TERREMOTO

La nostra prima cena
in salotto

24 Agosto 2017
Stefano e Ionela hanno vissuto un anno terribile. Prima il viaggio in Romania, per fuggire dall'inverno. Poi la primavera in roulotte. Adesso tornano a respirare perché almeno possono cucinare e dormire in una casetta
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La frazione San Giovanni di Accumoli è arroccata fra le montagne. Ora la strada è finalmente percorribile ma ricordo che arrivare qui, mesi fa, è stato molto più difficile: un lungo giro ripassando dalla vecchia Salaria.
Con fatica riconosco la piccola deviazione in discesa che porta alla frazione. L’ultima volta l’ho vista in pieno inverno, la vegetazione scarna di foglie e qualche chiazza di neve.

Lo scorso novembre i Di Stefano avevano deciso di andarsene: vivere qui, nel totale isolamento, in una roulotte senza nemmeno i servizi igienici era troppo per loro che non sono più due ragazzini. Li avevo visti mentre caricavano un rimorchio delle poche cose che potevano portarsi appresso fino a Craiova, in Romania, da dove viene Ionela.
Stefano, lontano da San Giovanni non aveva mai vissuto; era spaventato ma il freddo incalzava e in quelle condizioni temevano di non farcela. Non avevano scelta: «È inutile cumbatte cu’ u’ vento…» mi aveva detto «Ma torneremo!». Su questo era deciso.

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A marzo hanno tenuto fede a quello che si erano proposti: sono rientrati a San Giovanni e hanno ricominciato a combattere contro il vento, nelle stesse condizioni di prima, ma con un clima più mite. Ora la natura è rigogliosa, ma il paesino è rimasto lo stesso: un piccolo cumulo di ruderi. La chiesa è sventrata, come le case attorno. La via centrale non è percorribile perché si passerebbe tra gli edifici pericolanti. La casa della sorella di Stefano è aperta da una voragine che dà sulla strada; a un anno dal terremoto si vede ancora il letto ben fatto e l’armadio con gli abiti appesi. Nessuno può entrare per recuperare quegli oggetti, troppo pericoloso!

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Cammino con i miei pensieri fino a quando, dietro a un muretto sfondato, appare quella che era la rimessa dei Di Stefano, trasformata per necessità in dimora: sotto la tettoia in ondulina c’è ancora la vecchia roulotte che gli venne regalata da un finanziere di Roma. Ha resistito all’inverno. Tutto appare immutato. E su una sedia a sdraio, proprio davanti alla roulotte, ecco Stefano che mi guarda sorridente. Ionela stira con calma sotto la tettoia. E naturalmente mi invitano subito a sedermi a tavola con loro: tutto viene dall’orto e dagli animali che lui ha recuperato dagli amici. Uova, pomodori, formaggi, carne.

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Dopo pranzo, vedo Stefano salire sul trattore per percorrere la mulattiera che lo porta ad annaffiare le sue 500 piante di fagioli in un campo un chilometro più a valle.

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Stefano e Ionela adesso hanno una speranza: qualche settimana fa gli è stata assegnata una casetta nel nuovo villaggio di Accumoli. Ci vanno per la notte, perché lui passa tutte le giornate qui, a San Giovanni, mentre Ionela lavora dalla famiglia Pica per guadagnare qualche soldo.
La sera li raggiungo nella casetta: è pulitissima, ordinata, come sono sempre state le cose di Stefano e Ionela anche nella precarietà in cui hanno vissuto per quasi un anno. Adesso hanno un tetto e ogni giorno, all’imbrunire, lui torna dalla campagna, si lava, si cambia e finalmente si prepara a cenare con Ionela in salotto.

© Donna Moderna 2019
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Stefano e sua moglie Ionela sono gli unici abitanti rimasti a San Giovanni, piccola frazione di Accumuli. Ora il freddo dell’inverno li costringe ad andare via: «Ci abbiamo provato, ma è inutile combattere contro il vento».
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