365 GIORNI NEI LUOGHI DEL TERREMOTO

COSÌ ACCUMOLI
RINASCERÀ DALLE
SUE MACERIE

19 Settembre 2017
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Superate le casette ben disposte del nuovo villaggio di Accumoli, l’unica strada percorribile costeggia la montagna a mezza altezza. La striscia d’asfalto disegna una linea parallela al confine fra Lazio e Umbria, che si trova solo un chilometro più in alto. Le frazioni di montagna di Accumoli si trovano inerpicate lungo questa strada.

La prima, Villanova, è deserta. Le macerie degli edifici sono state raggruppate sul ciglio della strada per permettere il passaggio delle auto lungo il tornante. Solo un gonfalone in plastica, attaccato sulla parete di una casa rimasta in piedi, annuncia la determinazione di quelli che erano gli abitanti a non andarsene. Sembra un campo di battaglia abbandonato dalle truppe in ritirata.

Poi c’è San Giovanni, un cumulo di ruderi dove ormai solo Stefano e Ionela resistono durante le ore del giorno. Da qui la strada prosegue in direzione di una grande macchia chiara, scavata sulle pendici della montagna. E’ una vecchia cava di breccia, dove per anni gli accumolesi si sono riforniti qui del materiale con cui hanno costruito le loro case.

Oggi quella stessa cava torna ad avere un ruolo centrale per il paese: le macerie di tutte le frazioni vengono portate qui. Smistate fra metalli, legna e inerti. E infine sbriciolate a formare quella breccia che servirà a ripianare il terreno e ricostruire il paese.

Nel grande dibattito sulla gestione delle macerie in Centro Italia, il Comune di Accumoli ha deciso di rinascere dalle sue stesse ceneri: ciò che rimane degli edifici distrutti sarà la base delle fondamenta per i nuovi. Il paese a pezzi tornerà a esistere su se stesso.

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il Comune di Accumoli ha deciso di rinascere dalle sue stesse ceneri: ciò che rimane degli edifici distrutti sarà la base delle fondamenta per i nuovi.
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