365 GIORNI NEI LUOGHI DEL TERREMOTO

L’UOMO
CHE SUSSURRA
AI CAVALLI

26 settembre 2017
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Barubba è un uomo possente. In realtà il suo nome è Francesco, ma qui ad Accumoli tutti lo chiamano così. Io lo conosco da quasi un anno e ogni volta che gli ho chiesto cosa significasse il suo soprannome si è rifiutato di dirmelo, quasi ne fosse imbarazzato. Per me è diventato semplicemente sinonimo di una specie di gigante buono. Se in paese c’è bisogno di una mano, arriva Barubba. Quando i Vigili del Fuoco hanno demolito la casa di Felice e Martina, c’era da trasportare una stufa da una tonnellata ed è comparso Barubba. Quando la strada che porta al paese vecchio era chiusa per la neve, Barubba col suo trattore si è messo a scansarla. E quest’inverno, quando qualcuno aveva bisogno delle medicine, in più di un’occasione a portarlo fino alla farmacia lungo la Salaria ci ha pensato lui, Barubba.

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Ogni volta che sono arrivato ad Accumoli sapevo che lo avrei incontrarto, visto che lui le montagne non le ha mai abbandonate. Lo scorso inverno i suoi Cavalli da Tiro Pesante Rapido razzolavano nella neve, lungo la strada: bestie imponenti di cui si prende cura per passione. Mi aveva spiegato che nel periodo estivo migrano spontaneamente in quota, ai Pantani, i laghetti di origine glaciale al confine fra i Monti Sibillini e La Laga. Ora è qualche mese che non li vedo e così chiedo a Barubba di accompagnarlo in montagna. «Quelli si spostano, vai a sapere dove stanno adesso… io li ho cercati, ma niente…» mi dice mentre partiamo con il suo fuoristrada.

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Dopo una quarantina di minuti di sterrato si dispiega davanti a noi un paradiso fuori dal tempo: il luogo più bello che io abbia visto nelle tante giornate che ho passato da queste parti. Le creste delle montagne sono avvolte da una foresta intricata di faggi, le pendici sono brulle e negli avvallamenti delle pozze naturali raccolgono l’acqua piovana. Tutto intorno mucche, tori, vitelli, cavalli, raggruppati attorno ai laghetti o dispersi a brucare.
«Ma di chi sono?» gli chiedo io. «Della gente di Accumoli, o di quelli di Norcia: qui salgono tutte le nostre bestie durante l’estate, stanno bene e hanno ciò che gli serve».
Si siede sullo steccato, con lo sguardo passa al setaccio il bestiame in cerca dei suoi, ma non li vede. Dopo una mezz’oretta ripartiamo, il fuoristrada punta verso la montagna, alla nostra destra la zona di Norcia appare vicinissima, giusto in fondo alla valle; eppure per arrivarci da Accumoli ci metto quasi un’ora e mezza di superstrada ora che il terremoto ha fatto crollare la vecchia strada di collegamento.

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Al limite del bosco Barubba si dirige a piedi dritto in mezzo agli alberi: «I cavalli si nascondono dal sole, trovarli è impossibile». Si ferma in silenzio. Ascolta. Fa un verso di richiamo. Ascolta. Nulla. Ripartiamo.
Mi racconta di aver perso una cavalla qualche settimana fa: è stata divorata dai lupi e lui ha ritrovato la carcassa qualche tempo dopo. Da queste parti capita.
Dopo un paio d’ore è quasi deciso a lasciar perdere: «Te l’avevo detto… è difficile trovarli, a meno che non siano loro a volersi far trovare…». Vuole però fare un ultimo tentativo: ferma la macchina, la spegne, si accovaccia e ripete il suo richiamo. Dopo qualche minuto si sente, flebile, un tintinnio che viene dal bosco: «Eccoli… hai sentito?»
I cavalli sono fra i rami fitti, all’ombra. Lui si porta una corda, la mette delicatamente intorno al collo del capobranco e lo accompagna fuori dal bosco verso il crinale della collina. Gli altri escono alla spicciolata, seguendoli. Barubba prende dal bagagliaio un sacco di mangime e inizia a spargerlo per terra. Li guarda soddisfatto. Ci sono tutti.

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© Donna Moderna 2019
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Neve, gelo, stalle crollate e nessun aiuto perché le priorità sono altre in questo momento. Ma gli uomini di Accumoli non possono lasciar morire i loro animali. Resistono. A un passo dalla disperazione.
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