365 GIORNI NEI LUOGHI DEL TERREMOTO

Nel cuore
della nuova
Amatrice

12 Ottobre 2017
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Per arrivare alla nuova Area Food di Amatrice passo dalla stradina che porta alla scuola Capranica. Entrando nella piazzetta mi sembra di accedere per la prima volta a uno spazio pensato: le costruzioni in legno sono disposte intorno a un’area verde; le coperture degli edifici a un piano, con le loro pendenze variabili, disegnano una specie di piccolo skyline che ha il sapore della montagna. Nella loro semplicità le costruzioni sono omogenee ma mosse. Al centro della piazza una grande scultura circolare abitabile disegna uno spazio di intimità.

Qualche centinaio di metri a sinistra, le SAE (Soluzioni abitative d’emergenza) sono disposte come in un acquartieramento militare. Gli abitanti di Amatrice ci vivono, ma a me pare un luogo a cui è impossibile affezionarsi.

Qui all’Area Food, per contrasto, l’architettura mostra il suo vero potenziale: le strutture progettate dallo studio dell’architetto Stefano Boeri non sembrano essere costate molto di più delle casette a stecca, ma appare evidente come delineino uno spazio fatto per vivere, incontrarsi e possibilmente affezionarsi a quella che sarà la nuova realtà di Amatrice per molto tempo.

In questa intervista audio, che accompagna la photogallery, Boeri spiega com’è nata l’Area Food. E la filosofia con cui è stata realizzata: «Costruire in emergenza, sì, ma con sicurezza e qualità».

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«Costruire in emergenza, sì, ma con sicurezza e qualità».
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© Donna Moderna 2019
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L’accesso al centro di Amatrice è proibito. Passo il cordone delle forze dell’ordine e scivolo dentro una bolla sospesa. Il piano di calpestio è a due metri d’altezza, l’equivalente del primo piano dei palazzi: è la massa di detriti su cui cammino.
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