365 GIORNI NEI LUOGHI DEL TERREMOTO

Dopo un anno
abbiamo
una casetta

14 ottobre 2017

Nunzio e Monika Rendina, con i figli Francesco e Antonello, sono stati fra i primi abitanti di Accumoli ad accettare di di spostarsi in un albergo sulla costa. E sono stati fra gli ultimi a ricevuto una SAE. I Rendina, che avevo conosciuto all’Hotel Relax di San Benedetto del Tronto, sono di Grisciano, frazione di Accumoli a fondovalle, lungo la Salaria. Una delle più popolose e quella dove la costruzione delle SAE è andata più a rilento: mentre i compaesani paesani di Accumoli alta si trasferivano nei primi lotti del nuovo villaggio, a Grisciano si lavorava ancora alle opere di urbanizzazione. Così in estate, finita la scuola di Francesco e Antonello, hanno passato qualche tempo in Repubblica Ceca, il Paese di Monika, in modo da dare respiro e un po’ di stabilità ai ragazzi.

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A settembre, finalmente, l’assegnazione di una casetta provvisoria. Quando li vado a trovare, Monika mi viene incontro al parcheggio. Ha l’aria sconsolata. Mi guida verso la loro casetta e mi fa notare come la prima stecca di abitazioni, fra cui la loro, sia stata costruita proprio a ridosso delle macerie di Grisciano. «Ci affacciamo dal patio e vediamo la nostra casa distrutta: è dura». Francesco sta facendo i compiti. Gli chiedo dove fosse casa loro e lui mi ci accompagna: poche decine di metri lungo la strada di accesso al villaggio, costruito su un piccolo terrapieno, e siamo davanti alla zona transennata. La casa dei Rendina era proprio li dietro, ora rimane solo un cumulo di rovine e detriti.

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«Dal patio vediamo la nostra casa distrutta: è dura».
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All’Hotel Relax Monika era fra le animatrici dei gruppi di bambini che giocavano nelle parti comuni dell’albergo. Ora mi pare senza energie: «Qui stiamo comodi, di questo non ci possiamo lamentare: i ragazzi hanno una stanza ciascuno e la casetta è confortevole. Almeno per ora. Vedremo però come la SAE supererà l’inverno. Il legno del patio si è sollevato alle prime piogge di fine estate, la caldaia non è coibentata. Noi però qui non possiamo fare interventi di manutenzione in autonomia, siamo tecnicamente in affitto e dobbiamo fare domanda al Comune».

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Ho l’impressione che i Rendina, come forse molti altri abitanti di queste zone, si trovino intrappolati in una specie di limbo. «Perché non ve ne andate?» chiedo a Monika. «E come facciamo? Ormai la SAE l’abbiamo accettata, in qualsiasi altro luogo dovremmo pagare un affitto che non ci possiamo permettere». Qui, oltretutto, non c’è lavoro dato che la costruzione delle nuove strutture è stata appaltata a ditte esterne. Le speranze di nuova occupazione sono legate a sviluppi industriali che non vedranno la luce se non nei prossimi 2 o 3 anni.

«Perché non ve ne andate?». «E come facciamo?»

Nunzio rientra a casa dopo aver portato l’auto dal meccanico. Anche lui è stanco. Gli unici il cui animo non sembra intaccato sono Francesco e Antonello: per loro il recente trasferimento ha il sapore dell’avventura. Francesco ha allestito nel boschetto attorno alle macerie del paese una capanna, o un “club” come lo chiamano lui e i suoi amici. Antonello ha una camera tutta sua, a due letti, e gli sembra il paradiso.

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© Donna Moderna 2019
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