365 giorni nei luoghi del terremoto

SFRATTATI
DALLA
RICOSTRUZIONE

17 Ottobre 2017
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Fino allo scorso maggio alle spalle della scuola Romolo Capranica di Amatrice c’erano una serie di casette ben disposte. Erano state costruite a seguito del terremoto della primavera del ’97 e avevano resistito senza subire danni alle scosse dell’ultimo anno. Ora sono state distrutte per lasciar posto alla costruzione della nuova scuola. Le sette famiglie che abitavano lì da più di vent’anni, una comunità emigrata dall’Albania e radicata ad Amatrice, il 15 maggio sono state evacuate.

Fra di loro, Alessia, i suoi genitori Alma e Fuat, e le sorelle Flaminia, Vanessa e Serena. Fuat, che fa l’artigiano, aveva sistemato la loro casetta nel corso degli anni, decorandola con tanto di stucchi alla veneziana. E quando li ho incontrati a maggio la moglie mi ripeteva: «È la disperazione sulla disperazione». La disperazione per quello sfratto di un’intera comunità, in una situazione in cui la carenza di alloggi appariva drammatica.

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Mentre prendevamo il caffè in salotto, con Alma e Fuat indaffarati a raccogliere le loro cose in attesa dello sfratto, Alessia mi raccontava che sarebbero stati spostati temporaneamente in una casetta su ruote finché non sarebbe stata disponibile una sistemazione vera e propria. Ma era chiaro che lei non capiva il perché: la casa dove aveva sempre vissuto e che era stata decorata da papà, era perfetta, vicino ci abitavano zii e cugini…

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Trascorsa l’estate torno in Centro Italia. A settembre ritrovo Alessia in uno spiazzo adibito a parcheggio sulle pendici della montagna in una frazione di Amatrice: lei scende dall’autobus della scuola con le sue sorelle, ora abitano qui, in un villaggio di SAE. Mi vede e mi dice: «Noi siamo la casetta numero 14. Vieni a trovarci!».

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Fuat mi offre il caffè nel patio. La sua famiglia è l’unica delle sette che vivevano dietro la scuola a cui è stata assegnata una SAE: «Gli altri stanno ancora in una sistemazione provvisoria…». A loro è andata bene. Le ragazze hanno stanze luminose.

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Passiamo parte del pomeriggio insieme e mi parlano del loro desiderio di diventare chi cantante, chi ballerina. Purtroppo l’isolamento non le aiuta: fatto salvo per l’autobus della scuola Alessia, Flaminia, Vanessa e Serena non hanno possibilità di muoversi dal villaggio dove ora vivono. Qui non ci sono ragazzi della loro età e Amatrice non è raggiungibile se non in auto.

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© Donna Moderna 2019
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Il sisma infinito, gli amici che non ci sono più, i centri storici che "uccidono” le persone... Le alunne di Amatrice raccontano.
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