365 GIORNI NEI LUOGHI DEL TERREMOTO

La mia farmacia
su quattro
ruote

20 Ottobre 2017
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Per mesi Francesco ha macinato centinaia di chilometri ogni giorno per consegnare le medicine agli sfollati di Accumoli sparsi tra la costa e le montagne. Con le sue missioni ha fatto da collante per la comunità. E adesso si prepara a riaprire il negozio

Nell’estate del 2016 Francesco Nigro aveva da poco acquistato la farmacia nel centro di Accumoli. Dopo anni in viaggio per mezza Italia come informatore farmaceutico, aveva deciso di mettere radici, nonostante non avesse alcun legame con il paese. I suoi legami con gli abitanti di queste montagne sono però diventati fortissimi in pochi mesi. Specialmente dopo il terremoto del 24 agosto.

Lo incontro per la prima volta a novembre. Anche lui, come il resto degli accumolesi, è uno sfollato, dorme a San Benedetto del Tronto. Mi dà appuntamento in una stazione di servizio lungo la superstrada all’altezza di Ascoli. Arriva trafelato in una mattina di sole e riparte a tutta velocità con la sua Fiat Punto verso le montagne, chiedendomi di seguirlo verso il primo presidio provvisorio del Comune di Accumoli. A ridosso di un salumificio industriale (che ha resistito alle scosse di agosto ma poi diventerà inagibile) c’è una grande tenda della Protezione Civile.

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Accanto, è parcheggiato un camper allestito come “unità farmaceutica mobile”: in pratica, la farmacia su quattro ruote del dottor Nigro. All’interno gli armadietti di legno sono ricolmi di medicine, sul tavolo ci sono prontuari e registratore di cassa. Francesco cerca fra le scatole i farmaci di base.«Come ti sei organizzato?» gli chiedo. «Organizzato? Ma quale organizzato? Vado avanti giorno per giorno, mi sveglio alle 6 del mattino e torno in albergo a notte fonda».

L’equilibrio quotidiano del dottor Nigro è un miracolo di determinazione e forza di volontà. Nelle primissime ore del mattino fa qualche visita a domicilio dagli sfollati. Poi raccoglie le richieste degli abitanti sparsi per le frazioni e le porta al medico della Asl piazzato in un container sulla Salaria, all’altezza del bivio per Amatrice. Molti dei malati, sia quelli che stanno sulla costa sia quelli rimasti sulle montagne, non sono in grado di andare di persona a farsi preparare le ricette. Così se ne occupa lui. Prescrizioni alla mano, ordina i farmaci presso i vari distributori e li riceve il pomeriggio stesso nel suo camper. A quel punto prepara tanti sacchetti quanti sono i pazienti, salta nuovamente in macchina e ritorna a tutta velocità verso la costa per recapitare i farmaci. Parte dagli alberghi a più alta concentrazione di ospiti e continua negli appartamenti di chi ha scelto l’autonoma sistemazione. Finisce a notte fonda e la mattina dopo riparte all’alba.

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Con la disgregazione della popolazione di Accumoli dopo il sisma, è Francesco a sapere dove sta ognuno e di cosa ha bisogno. I suoi due cellulari squillano incessantemente, mentre maneggia pile di ricette e foglietti di appunti: «Maria! Ciao, tutto bene? Come sta papà, di cosa ha bisogno?». “Franco, le medicine te le porto in albergo?». «Rossana, i farmaci per i bambini li lascio a San Benedetto?» La sua simpatia, la determinazione e la voglia di ricostruire mi colpiscono, così decido di passare a trovarlo nelle successive missioni in centro Italia.

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A gennaio la Salaria è coperta di neve, vedo una croce verde che si illumina a intermittenza: fermo la macchina e mi dirigo a piedi verso il container da cui brilla l’insegna. All’esterno c’è uno striscione in plastica con la scritta: “Farmacia Dott. Nigro”. Gli hanno assegnato un piccolo lotto vicino alla nuova sede provvisoria del Comune e Francesco ci ha allestito un container con scaffali, bagno e persino un piccolo spazio che può funzionare da rifugio di fortuna in caso di imprevisti «che non mancano» sottolinea. «Abbiamo avuto 4 scosse importanti e la nevicata in meno di 24 ore. Ma io non mollo. Una notte ho dormito qui dentro perché la strada era inagibile».

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Ad agosto il container è ancora lì, intorno stanno costruendo un piccolo centro commerciale prefabbricato. «Francesco, ma te lo fai dare un negozio come si deve? O preferisci star qui dentro a bollire sotto il sole?» lo saluto. Il dottor Nigro è come sempre al telefono, sta raccogliendo le richieste dei suoi assistiti. «Aspetta che ti faccio vedere io!».

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Mi porta qualche decina di metri più in là e mi indica un negozio in costruzione: «Ecco! Questa sarà la mia farmacia nuova!». Mi mostra dove sarà il bancone e come pensa di disporre le scansie. «Dottore! M’è andato il gesso negli occhi, non riesco a tenerli aperti!» gli dice l’imbianchino che sta verniciando le pareti. «Mannaggia a te!» gli risponde Francesco, mentre prende il collirio. «Vieni qua che ti rimetto in pista. ‘Sta farmacia me la devi finire! E pure in fretta!».

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© Donna Moderna 2019
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