Varcare la soglia di Palazzo Berlam sul lungomare di Trieste, con i suoi mattoni rossi che festeggiano un secolo di storia, non dà l’idea di entrare in un museo, ma in un cantiere aperto sul futuro. Qui, dove il Leone di Generali ha le sue radici, è nata la Generali Excellence Academy: non una semplice scuola aziendale, ma un ecosistema globale pensato per trasformare radicalmente il modo in cui 90.000 persone in 50 Paesi affrontano il lavoro. Mentre il dibattito pubblico oscilla tra l’entusiasmo per l’Intelligenza artificiale e il timore che gli algoritmi ci rendano obsoleti, la risposta che arriva da Trieste è un investimento massiccio: 74 milioni di euro solo nell’ultimo anno, per rimettere l’essere umano al centro della scacchiera.
La Generali Excellence Academy nasce con una missione precisa: dotare ogni dipendente, dal neoassunto ai vertici, delle competenze necessarie per stare al passo con un contesto in rapida evoluzione. Non è una sfida calata dall’alto. È stata la base stessa, quel 91% di dipendenti che ha risposto: «Sì, sento il bisogno di imparare nuove abilità», a spingere per questo cambiamento. Come spiega Monica Possa, Group Chief People & Organization Officer di Generali, la sfida non è accumulare nozioni che scadono in pochi mesi, ma coltivare la learning agility: la fame di imparare, la capacità di rimettere in discussione ciò che si sa già. In questo modello, le gerarchie contano meno della curiosità e l’umiltà di riconoscere i propri limiti vale più di qualsiasi certificazione.

Cosa si impara, concretamente? Alberta Zamolo, Head of Group Academy, descrive un sistema di scuole di eccellenza tecnica che spaziano dal settore danni alla gestione del clima e della salute, fino a veri e propri AI Lab. Qui i dipendenti imparano a programmare, costruire agenti intelligenti e usare la tecnologia come uno strumento che toglie dalle mani i compiti meccanici e restituisce tempo al ragionamento. L’obiettivo fissato è portare oltre il 90% entro il 2027 l’upskilling index, cioè la percentuale di dipendenti che completano con successo percorsi di formazione su temi strategici.

Proprio su questo punto Sarah Toms dell’International Institute for Management Development fa una riflessione che suona come una bussola teorica per l’intero progetto: più le macchine diventano capaci, più diventano preziose le qualità che non possono replicare. Empatia, giudizio critico, capacità di immaginare scenari che non esistono ancora: competenze che non si acquisiscono passivamente e che un programma come questo serve proprio a tenere allenate. Non è un caso che l’Academy non punti solo sulla tecnica: la gioia di imparare, quel motore emotivo che rende le persone più motivate oltre che più produttive, è parte integrante del modello.

Il concetto di eccellenza si smarca da quello di perfezione. A dare una prospettiva più ampia è il Presidente di Generali Andrea Sironi, che inquadra la formazione come una forma di resilienza istituzionale, analoga alla gestione del capitale o dei rischi. Per Sironi, investire nella conoscenza significa costruire una classe dirigente capace di muoversi in un mondo sempre più frammentato, unendo culture distanti, dalla Cina al Sud America, sotto un unico linguaggio comune. L’eredità più duratura del Leone per i suoi prossimi 200 anni sarà il costante impegno a mettere le persone al centro, coltivando la curiosità di imparare.
