Dopo la sperimentazione iniziale, portata avanti sottotraccia e con risultati altalenanti, a breve andrà a regime uno degli strumenti introdotti dal Jobs act: l’assegno di ricollocazione. Rispetto alle “prove generali”, la fase uno, ci saranno estensioni ed aggiustamenti, previsti dall’ultima legge di Bilancio. La principale novità è l’allargamento della misura di sostegno, fin qui riservata “solo” a un robusto campione di disoccupati che da quattro mesi percepiscono la Naspi. Il contributo economico, da investire per cercare di rientrare nel mondo del lavoro, potrà essere assegnato anche a chi beneficia dei Reddito di inclusione e ai lavoratori in cassa integrazione straordinaria, purché (nel secondo caso) sia stato sottoscritto una accordo preliminare ad hoc.

Coinvolte 60-70 mila persone, dal 3 aprile

Maurizio Del Conte, presidente dell’Anpal, l’Agenzia nazionale politiche attive del lavoro, ha appena firmato la delibera con le regole aggiornate e le istruzioni operative. L’infrastruttura tecnologica è quasi pronta, gli operatori pure. Il via alla fase due dovrebbe arrivare il 3 aprile. Nella sperimentazione erano state coinvolte 27mila persone, estratte a sorte, sulla base di una serie di parametri. Adesso l’obiettivo è quello di reinserire il maggior numero possibile di disoccupati con almeno quattro mesi di Naspi, di cassintegrati in Cgis e di destinatari di Reddito di inclusione, raccogliendo e vagliando le richieste di tutti i potenziali interessati. A disposizione per i prossimi mesi ci sono 200 milioni di euro: si stima che si potrà dare corso ad almeno 60-70mila istanze.

Che cos’è l’assegno di ricollocazione

Il cuore del sistema non cambia. L’assegno di ricollocazione è una somma di denaro erogata per aiutare le persone disoccupate o cassintegrate o in condizioni di estrema povertà a rientrare nel mondo del lavoro. I soldi materialmente non vengono incassati da chi cerca un’occupazione, ma da chi aiuta a trovarla (centri pubblici per l’impiego, agenzie private, consulenti del lavoro). Servono a  potenziare le attività di supporto e a fornire servizi su misura: definizione di un “piano” da attuare nell’arco di sei mesi (prorogabili al massimo di altri sei), affiancamento di un tutor, ricerca e analisi di opportunità e offerte, promozione del profilo professionale, incontri di verifica. “ Il senso di questo strumento di contrasto alla povertà – sottolineano dall’Anpal –  è proprio questo: unire un sostegno economico ad un percorso  personalizzato di accompagnamento al lavoro, tenendo conto della situazione specifica del disoccupato che versa in stato di privazione economica o del cassintegrato senza prospettive”. 

Soldi erogati a risultato raggiunto

Il pagamento avviene a risultato raggiunto, solo se l’interessato riesce a ottenere un contratto a tempo indeterminato, a tempo determinato (maggiore o uguale a 6 mesi in buona parte d’Italia, da 3 a 6 mesi in Basilicata, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia), d’apprendistato o part time. L’importo messo a disposizione varia da 250 a 5.000 euro, in reazione al tipo di contratto trovato e al grado di difficoltà per ricollocare l’assistito, stabilito al momento della profilazione.  Si terrà conto, tra le altre cose, di età, sesso, livello di istruzione, luogo di residenza geografica, precedente esperienza lavorativa. La somma è incassata dal centro per l’impiego, dall’agenzia privata per il lavoro o dal consulente “a risultato raggiunto”, cioè alla firma del contratto di lavoro.

Come e dove fare domanda per l’assegno di ricollocazione

La richiesta dell’assegno di ricollocazione è volontaria e va inoltrata telematicamente attraverso il portale Anpal (anpal.gov.it). Chi non possiede un computer, o non ha dimestichezza con gli strumenti informatici, può appoggiarsi ai centri per l’impiego e ai patronati. Per inoltrare l’istanza, se disoccupati, bisogna aver compiuto il quarto mese di Naspi. Per ottenere il contributo deve essere presentata anche la dichiarazione di immediata disponibilità (a lavorare), non richiesta ai cassintegrati. La did, come si chiama in sigla, può essere consegnata sempre attraverso il sito Anpal e i centri per l’impiego o con l’aiuto dei patronati ed anche all’Inps.

I cassintegrati potranno rifiutare la prima offerta

La persona disoccupata è tenuta a partecipare agli incontri concordati e ad accettare l’offerta congrua di lavoro. In caso contrario, verranno applicate le sanzioni previste, che vanno da una riduzione fino alla perdita totale della prestazione economica. Per i cassintegrati non sarà così. “Nella nuova misura prevista dalla legge di Bilancio 2018  – spiegano dall’Anpal –  si è espressamente escluso il meccanismo della offerta congrua, per togliere ogni timore al cassaintegrato:  non ci sarà alcun rischio di perdere il trattamento economico anche in caso di rifiuto di una proposta di lavoro, qualunque essa sia”.

Ecco i riferimenti per domande e maggiori informazioni

In attesa dell’entrata a regime della fase due, chiarimenti e informazioni possono essere richieste al numero verde 800.00.00.39 o alla mail [email protected]. Sul sito della stessa Agenzia nazionale ci sono le faq (ancora da aggiornare, ma buone per avere indicazioni di massima) e una scheda di presentazione (che a breve sarà integrata con le annunciate novità). Punti di riferimento sono anche i centri per l’impiego territoriali e i patronati.

Reddito d’inclusione: come presentare la domanda