L’Italia è tra i Paesi più litigiosi d’Europa: ogni mille abitanti si contano 56 cause civili all’anno. Nonostante ciò, quando la maggior parte di noi si siede di fronte a un avvocato non conosce bene i propri diritti. «La verità è che in uno studio legale si è spesso in soggezione e di solito ci si affida al primo professionista consigliato, senza valutare altre possibilità» dice Massimiliano Dona, avvocato e segretario dell’Unione nazionale consumatori. «Bisognerebbe invece arrivare preparati e, nel caso, sentire più studi». Ecco, allora, quali punti chiarire per non rimanere spiazzati.

Il consulto preliminare è a pagamento?

«Durante il primo incontro il cliente espone il suo problema, l’avvocato emette un parere sommario pronunciandosi sul da farsi» spiega Laura Biarella, avvocato docente presso la Scuola Forense di Perugia. «La legge stabilisce che il legale possa chiedere un compenso anche per un parere orale, ma non tutti lo fanno. Informati prima. Il costo, di solito, non è inferiore a 100 euro».

Posso sapere subito quanto mi costerà la causa?

«È un tuo diritto, previsto dalla legge, e oggi molti legali rilasciano preventivi analitici suddivisi per fasi e gradi del processo» dice l’esperta. «Chiedi al professionista di redigerne uno dove siano indicati i diversi costi, sulla base dei possibili esiti del processo: vittoria, sconfitta oppure transazione».

In cosa consistono le cosiddette spese legali?

«Con i termini “spese legali” si intendono i costi vivi (cioè le somme anticipate dallo studio per registrazioni e marche da bollo, per esempio) e i compensi professionali. A questa ultima cifra devi sempre aggiungere una maggiorazione del 15%: è il cosiddetto rimborso forfettario che copre le spese come il carburante per gli spostamenti in automobile o la segreteria» continua la docente. Se lo chiedi, l’avvocato può darti in forma scritta una previsione dei costi, distinguendo tra tutte le voci. «Potrebbero comunque aggiungersi esborsi imprevisti, come eventuali perizie extra. Il consiglio è chiedere anche se c’è probabilità che succeda durante il processo».

C’è un contratto da firmare?

Non è obbligatorio, ma è consigliabile. Il Consiglio Nazionale Forense ha predisposto un contratto tipo. Lo trovi sui siti degli ordini degli avvocati (clicca, per esempio, su ordineavvocati.ts.it/node/453 per l’area di Trieste). Prevede che il cliente lasci un acconto, magari il 20% dell’onorario, e corrisponda il resto a cadenza regolare o a causa terminata. Se non rispetti i patti l’avvocato può rinunciare al mandato.

In caso di vittoria pago lo stesso? E se perdo?

«Chi si vede sconfitto sostiene tutte le spese del processo, compreso l’onorario dell’avvocato della controparte, e deve rimborsargli anche le somme anticipate» risponde Laura Biarella. «In alcuni casi, però, il giudice potrebbe disporre la compensazione delle spese, stabilendo, in pratica, che ciascuno si occupi di far fronte alle proprie».

So che vincerò ma non posso permettermi le spese, che faccio?

Cerca un professionista che applichi la formula Pay for result (paghi per il risultato) o proponila tu alla persona che hai scelto per rappresentarti. «In questo modo l’avvocato rinuncia agli acconti o può persino anticiparti le spese vive. Potete stabilire che sarà pagato solo in caso di vittoria oppure modulare il suo onorario in base all’esito della causa» spiega Gianluca Fontanella, avvocato dello studio Assodike (assodike.it), specializzato proprio in Pay for result. «Gli importi vanno indicati subito nel contratto che stipulate e sono un po’ più alti rispetto a quello che avresti speso con la formula classica, perché l’avvocato si assume il rischio economico al posto tuo». A te resta l’onere di pagare le spese legali all’altra parte, in caso di sconfitta.

Come trovare l’avvocato giusto per me?

«Gli avvocati non seguono un percorso di specializzazione riconosciuto dalla legge dopo la laurea (come succede ai medici)» conclude Massimiliano Dona. «Si perfezionano sul campo e approfondiscono alcuni temi seguendo corsi». Il passaparola o una ricerca sui siti Internet specializzati possono aiutarti a scegliere quello giusto per te. Se hai un incidente stradale, per esempio, non è consigliabile andare dallo stesso a cui ti sei rivolta per la causa in condominio. «Prova piuttosto a chiedere se il legale si è occupato di casi analoghi al tuo e se può vantare pubblicazioni nella sua materia» suggerisce Laura Biarella.

3 VALIDE ALTERNATIVE ALL’AVVOCATO

Il Giudice di Pace «Se la tua causa ha un valore inferiore a 1.100 euro puoi evitare di farti assistere da un avvocato. Se superi la cifra, puoi comunque chiedere di stare in giudizio da sola. Il giudice valuterà in base alla complessità del caso» dice Biarella.

Il comune In caso di separazione o divorzio, a chi si rivolge all’ufficio di stato civile non serve assistenza legale. A patto che la separazione sia consensuale, non coinvolga figli minori o non autonomi, non preveda trasferimenti patrimoniali. Il costo è 16 euro.

Le associazioni consumatori Hanno una corsia preferenziale per risolvere le controversie con le aziende fuori dal tribunale. «L’assistenza è gratis, ma va pagata una quota di iscrizione per uno o due anni: da noi parte da 10 euro, in genere non supera i 100» dice Massimiliano Dona (consumatori.it).