Il reddito di cittadinanza è pronto ad andare in soffitta. Al suo posto è in arrivo la Mia, la «Misura di inclusione attiva». Si tratta del nuovo sussidio che dovrebbe appunto prendere il posto del precedente assegno riservato a coloro non hanno un lavoro e si trovano in determinate condizioni economiche.

Il ministero del Lavoro è alle prese con la bozza della Mia, il nuovo reddito di cittadinanza, che dovrebbe arrivare in consiglio dei Ministri in pochi giorni per l’approvazione tramite un decreto apposito.

Cos’è la Mia?

Si tratta della nuova versione della misura a supporto delle fasce deboli, in particolare di persone senza reddito da lavoro, quindi disoccupati, in particolare con famiglia a carico. «Come emerso, andrà a sostituire il Reddito di cittadinanza all’interno della riforma voluta dall’esecutivo. Sarà sicuramente e sempre un prodotto dedicato alle fasce più deboli da un punto di vista economico, ma cambiano completamente i requisiti dei beneficiari, le modalità di erogazione e i limiti reddituali», conferma Carolina Casolo consulente fiscale e previdenziale. Una delle distinzioni fondamentali sarà quella tra occupabili e non occupabili.

Occupabili e non occupabili: come funziona la Mia

Da quanto emerso, saranno ritenute famiglie non occupabili quelle dove c’è almeno un minorenne o un anziano over 60 o un disabile. Rientrano nelle occupabili, invece, quelle dove non ci sono queste condizioni, ma c’è almeno un componente nella fascia di età tra i 18 e i 60 anni. Di fatto chi finora ha percepito del Reddito di cittadinanza dovrebbe rientrare nel secondo gruppo e potrà presentare la domanda per la Mia, anche se a condizioni più svantaggiose rispetto ai non occupabili. «Si andrà ad agire su due fasce – spiega Casolo – Da un lato i nuclei con almeno una persona occupabile, definizione con cui si intende chi possa effettivamente prendere in carico un lavoro, e nuclei familiari che hanno all’interno solo minorenni o over 60».

I requisiti

Oltre alla distinzione tra occupabili e non occupabili, si prevede una riduzione della platea dei beneficiari, in base al reddito: si dovrebbe passare da una soglia massima di Isee di 9.360 euro a 7.200 euro, riducendo di circa un terzo i potenziali destinatari della misura. Di contro si vorrebbe modificare la “scala di equivalenza”, vale a dire l’indicatore familiare che “premia” le famiglie più numerose. Un altro aspetto riguarda poi le famiglie di origine non italiana: potranno fare domanda coloro che sono residenti da 5 anni, invece che 10.

Gli importi

«Da questo punto di vista l’assegno è molto ridotto: si parla di 375 euro al mese per nuclei con occupabili e 500 per i nuclei senza occupabili. Prima, invece, si poteva arrivare a 780 euro. Veniva considerato, infatti, un reddito di integrazione quindi che potesse integrare le entrate di un nucleo familiare fino alla soglia di 780 euro, cioè quella fissata dallo Stato come minimo per poter vivere – spiega la consulente fiscale ed esperta di previdenza – A mio avviso, quindi, si ridefiniscono la platea e i requisiti con l’obiettivo di ridurre in maniera importante questo sostegno, che è uno dei più abusati negli ultimi tempi, per erogarlo solo a chi ne ha davvero bisogno. Resta, però un punto interrogativo su come la Mia sarà applicata al canone di locazione: prima si poteva destinare l’assegno del Reddito di cittadinanza al proprietario dell’immobile in affitto, ora pare che non sarà più possibile. Ovviamente è un prodotto in fase di riforma, quindi necessita di una circolare attuativa che non è ancora disponibile, quindi occorrerà attendere».  

Il decalage: la misura non è per sempre

È uno dei punti cardine della riforma dell’attuale Reddito di cittadinanza: la misura non potrà essere percepita per sempre né con lo stesso importo, bensì andrà a diminuire nel tempo secondo il concetto del “decalage”, quindi “a scalare”: «In sé è la previsione che lo Stato fa di una riduzione mensile o trimestrale di un prodotto previdenziale. Per esempio, la Naspi prevedeva una riduzione dell’assegno erogato dal quarto mese, che oggi invece è passata al sesto mese. Per la Mia si deve attendere di conoscere i dettagli sulle modalità con cui gli importi della misura sono destinati a scendere nel tempo», spiega Casolo.

Secondo quanto circolato finora, mentre chi rientra in una soglia di maggiore povertà potrà ricevere la Mia per 18 mesi (più sei quindi 18 mesi massimo), esattamente come previsto per il Reddito di cittadinanza, per gli occupabili il sussidio sarà erogato per massimo un anno. Oltre questi termini non si avrà più diritto a ottenere l’assegno a oltranza. In caso di famiglie senza occupabili, si potrà ripresentare la domanda – dopo aver lasciato trascorrere un mese – ma la Mia verrà liquidata per 12 mesi (invece che per altri 18), mentre per quelle con occupabili la durata della seconda tranche si dimezzerà a sei mesi. La stretta prevede inoltre che una eventuale terza domanda possa essere presentata solo dopo un anno e mezzo.

L’obiettivo è quello di disincentivare il ricorso al sussidio statale, a favore invece della ricerca di un lavoro.

Come cambia la ricerca del lavoro

A questo proposito non mancano le novità: per ottenere la Mia, infatti, oltre a presentare telematicamente all’Inps la domanda, si dovrà dimostrare di aver cercato attivamente un’occupazione. Per questo si prevede che gli occupabili sottoscrivano un patto personalizzato, in base alle proprie competenze e requisiti professionali, con un centro per l’impiego. Ma anche le agenzie private di lavoro saranno coinvolte tanto che potranno ottenere un incentivo per ciascuna persona che riusciranno a collocare nel mondo del lavoro, con un contratto a tempo indeterminato, determinato o anche part-time.

La piattaforma dedicata

Sempre riguardo gli occupabili, dovranno iscriversi obbligatoriamente a una piattaforma nazionale, realizzata dal ministero del Lavoro, dove si potranno ricevere offerte di lavoro compatibili con il proprio profilo e la sede di occupazione/residenza. Se si rifiuterà anche solo una proposta “congrua” (che per durata dovrà essere superiore a 30 giorni), si perderà il diritto a incassare la Mia.

I non occupabili, invece, saranno segnalati ai Comuni in modo da essere inseriti in programmi di inclusione sociale. A completamento di ciò, una serie di controlli incrociati tra Inps, agenzie del lavoro, dichiarazione dei redditi e proprietà dovrebbe garantire di non erogare il sostegno a chi non ne ha diritto.

Sì al cumolo tra sussidio e lavoro

Sempre per evitare truffe o che un percettore di Mia lavori in nero per non perdere il sussidio, è previsto che i titolari della misura possano cumulare l’importo mensile con quello da redditi fino a un massimo di 3 mila euro, estendendo questa possibilità dagli attuali impieghi stagionali o intermittenti a tutti quelli da lavoro dipendente. E se si supererà questa soglia, ma a causa di un contratto a termine di durata inferiore alla Mia, la prestazione sarà sospesa per la durata del rapporto di lavoro e riattivata dopo.

Da quando entrerà in vigore

Nonostante l’obiettivo sia quello di fare in fretta, arrivando alla firma di un decreto prima della fine di marzo, la Mia dovrebbe entrare in vigore da settembre, cioè in modo tale da rispettare i sette mesi di proroga di cui stanno beneficiando i destinatati del Reddito di cittadinanza, come previsto con la legge di Bilancio 2023. In termini pratici, significa che si dovrebbe poter fare domanda per la misura a partire da agosto, ricevendola il mese successivo (il 1° settembre 2023). «Resta da capire, però, quali saranno esattamente i documenti richiesti e i requisiti», conclude Carolina Casolo.