
C’è un tabù che pesa su milioni di italiani, e sulle donne ancora di più: il denaro.
Parlare di soldi – ma anche e soprattutto di debiti, prestiti e rate – sembra essere sconveniente. Qualcosa da nascondere, se non addirittura di cui vergognarsi. Eppure, secondo una ricerca Ipsos condotta per la società di recupero crediti KRUK Italia, il 41% degli italiani ha almeno un debito a suo nome, anche se il 70% non ne parlerebbe con nessuno.
Ma il silenzio non aiuta, anzi: fa vivere peggio. Per questo motivo, per riuscire a rompere il muro di vergogna e paura che circonda i debiti e il denaro, KRUK Italia ha istituito la Giornata senza debiti, che si celebra il 14 novembre. Un invito a guardare in faccia la realtà economica senza sentirsi soli, ma con la consapevolezza che un debito, se (ben) gestito, può essere più leggero di quanto sembri.
Dietro i numeri, ci sono le emozioni: ansia (33%), vergogna (26%) e paura (21%) sono le sensazioni più comuni associate al debito. E le donne, ancora una volta, ne portano il peso maggiore. Il 50% prova imbarazzo a parlare delle proprie difficoltà economiche (contro il 24% degli uomini) e il 40% teme di non riuscire a pagare una bolletta. Dati che riflettono un divario profondo: in Italia, stando ai dati Istat, lavora solo una donna su due (53,7%), contro il 71,4% degli uomini, e siamo al 27° posto in Europa per occupazione femminile.

«Molte delle donne che incontro ogni giorno», racconta Simona Scarpa, Field Manager di KRUK Italia (nella foto in alto), «non sono sprovvedute, ma non hanno gli strumenti per pianificare le proprie finanze o affrontare un debito senza paura. E spesso mancano figure di riferimento che le aiutino a orientarsi. La buona notizia è che si può imparare: informarsi, chiedere aiuto, e gestire il denaro con razionalità è il primo passo verso l’indipendenza economica e, molte volte, anche il primo contro la violenza di genere».
Da dove si comincia?
Per chi vuole informarsi, oggi, per fortuna gli strumenti non mancano: corsi online, podcast, guide e progetti di educazione finanziaria sono spesso gratuiti o comunque a basso costo. «La sfida non è più trovare le informazioni, ma riconoscere quelle affidabili», osserva Scarpa. «Bisogna scegliere fonti autorevoli: istituzioni, enti certificati, banche e società che offrono materiali chiari e verificati. Solo un’informazione di qualità aiuta davvero a gestire il denaro con sicurezza e serenità».
Il percorso per una piena consapevolezza e maturità economica, però, deve partire presto. «L’educazione finanziaria andrebbe insegnata già a scuola, con linguaggi e strumenti adatti all’età. Parlare di soldi fin da piccoli non significa insegnare a “fare i conti”, ma a capire il valore delle scelte. Aiuta a crescere più consapevoli, capaci di pianificare e di prendere decisioni informate. Così, da adulti, si saprà gestire meglio il denaro e potenzialmente le situazioni di debiti insoluti graveranno meno sulle spalle degli italiani». A questo proposito, nella sezione del sito di KRUK Italia dedicata alla Giornata Senza Debiti, è possibile reperire informazioni utili su come gestire (al meglio) le spese personali e un pratico test per capire la propria propensione a creare debiti.
Superare i vecchi bias, anche in famiglia
In molte famiglie italiane, il denaro è ancora un tabù. Soprattutto per le donne, perché «si tende a pensare che la gestione economica sia una questione “da maschi”», afferma Scarpa. «Le bambine non vengono cresciute con l’obiettivo, un giorno, di (pre)occuparsi del bilancio familiare o della loro indipendenza economica. E di soldi, in casa, spesso non si parla per pudore o per paura di litigare. Ma questo silenzio è proprio ciò che alimenta insicurezza e dipendenza economica. Serve invece parità di voce, trasparenza e responsabilità condivisa». Secondo Scarpa, l’alfabetizzazione finanziaria è la chiave per colmare il divario di genere e restituire alle donne fiducia, autonomia e serenità: «L’indipendenza economica è spesso indispensabile per contrastare la violenza di genere. Quindi parlare di soldi non deve far paura. La libertà economica è un diritto, e nasce da un gesto semplice: informarsi. Un debito si può affrontare, una difficoltà si può superare, ma il silenzio no. La vera forza è scegliere di non restare sole».
Oggi il 63% dei dipendenti di KRUK Italia è donna. Ma ciò che conta davvero è che le donne sono presenti anche ai vertici: il 64% dei top manager, il 54% dei middle manager e il 55% del management complessivo è femminile
Un esempio che viene dall’interno
Dentro KRUK, la parità è un fatto concreto. «Oggi il 63% dei dipendenti di KRUK Italia è donna. Ma ciò che conta davvero», sostiene Scarpa, «è che le donne sono presenti anche ai vertici: il 64% dei top manager, il 54% dei middle manager e il 55% del management complessivo è femminile. Per me, come donna manager, è estremamente gratificante lavorare in un’azienda che non solo riconosce il valore della leadership femminile, ma la promuove come parte integrante della propria cultura».
