La transizione energetica non è solo una sfida tecnologica o ecologica, ma un vero e proprio cambio di paradigma che riguarda (anche) la nostra relazione con la natura. Per l’Unione Europea, la rotta fino a questo momento è stata chiara: ridurre del 55% le emissioni entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Enel ha scelto un impegno ancora più ambizioso: arrivare a emissioni zero entro il 2040, accelerando su rinnovabili, elettrificazione e resilienza delle reti elettriche. Si tratta di un percorso fatto di investimenti imponenti – 43 miliardi di euro tra il 2025 e il 2027 – ma, soprattutto, di un principio cardine, che guida la svolta: l’energia pulita non serve solo a ridurre le emissioni ma deve generare un circolo virtuoso capace di restituire valore ai territori, alle comunità e agli ecosistemi.

Energia pulita: un motore che (ri)attiva la vita (e non solo i kilowatt)

Sole, vento, acqua e calore della Terra sono il cuore di un sistema che riduce la dipendenza da fonti fossili e, allo stesso tempo, crea stabilità economica, nuove professioni e posti di lavoro, e maggiore autonomia energetica. Ma, affinché la transizione sia davvero sostenibile, non basta produrre energia senza CO₂: serve farlo nel pieno rispetto degli ecosistemi. Per questo il gruppo guidato da Flavio Cattaneo ha costruito un modello che integra la decarbonizzazione con la protezione del capitale naturale, definendo target chiari per ridurre impatti, recuperare habitat e garantire che ogni nuova infrastruttura non generi perdita di biodiversità. Un impegno che si traduce in iniziative concrete, spesso invisibili ai più, ma che fanno realmente la differenza.

Dove l’acqua porta energia… e restituisce futuro

Un esempio emblematico arriva dal Po, uno dei fiumi europei più ricchi di biodiversità. Alla centrale idroelettrica “Carlo Bobbio” di Isola Serafini, Enel ha realizzato una scala di risalita: un sistema di vasche intercomunicanti che permette ai pesci migratori – tra cui specie a rischio di estinzione come l’anguilla – di superare la diga e proseguire il loro percorso riproduttivo. Si tratta di un intervento di portata notevole: più di 100 chilometri di corridoio ecologico che attraversa 33 siti di interesse comunitario e zone di protezione speciale. Qui, oltre alle anguille, transitano anche storioni, cheppie e altre 48 specie native. Accanto alla scala, una cabina con vetrate subacquee e un sistema di telecamere attivi 24 ore su 24 permettono di monitorare i flussi e studiare i comportamenti migratori. Soluzioni simili sono state replicate in Sardegna, nelle dighe di Muzzone e Casteldoria, dove Enel ha creato passaggi dedicati alla fauna ittica. È l’esempio perfetto di come la produzione idroelettrica possa convivere – e, anzi, addirittura promuovere – la continuità ecologica dei grandi fiumi.

Quando l’energia protegge chi vola (e impollina)

La tutela della biodiversità prosegue anche lontano dall’acqua. In Calabria, ad esempio, Enel ha installato nidi artificiali su pali e tralicci per evitare che la cicogna bianca (Ciconia ciconia) rischiasse l’elettrocuzione. E, il monitoraggio con Lipu e Ispra, ha mostrato un aumento della popolazione negli ultimi vent’anni. Nella Tuscia, E-Distribuzione ha messo in sicurezza 363 sostegni elettrici lungo oltre 30 km di linee per proteggere il falco lanario, una delle specie più rare d’Europa, utilizzando guaine e isolatori che impediscono contatti pericolosi con le infrastrutture. E c’è un altro attore fondamentale della biodiversità che Enel ha imparato a proteggere: le api. Nella centrale di Torrenord, vicino a Civitavecchia, è stato realizzato un apiario con 50 arnie, destinato all’allevamento e alla produzione di miele, in un’area priva di pesticidi e lontana dal traffico. A questo si affianca il progetto Bee-diversity, il più grande corridoio italiano per api e insetti selvatici: una rete che coinvolge scuole, associazioni e istituzioni per rigenerare aree naturali e proteggere gli impollinatori.

Riforestazione, corridoi ecologici e habitat che rinascono

In Piemonte, presso l’impianto fotovoltaico di Trino (Vercelli), Enel ha avviato un progetto di riforestazione che prevede la piantumazione di 9mila piante autoctone. L’obiettivo è duplice: integrare meglio l’impianto nel paesaggio e creare habitat protetti per uccelli, insetti e piccoli mammiferi. Sono interventi che aggiungono valore anche alle tecnologie rinnovabili, che diventano leve per ricostruire la biodiversità, e non per sottrarla.

Dalle scale di risalita ai nidi artificiali, dagli apiari ai corridoi ecologici, dunque, le iniziative di tutela della natura sono parte integrante della nuova strategia ambientale di Enel. Un circolo virtuoso dell’energia pulita che produce elettricità in modo sostenibile e, allo stesso tempo, restituisce spazi e valore alla natura.