Secondo l’Istat, in Italia, dal 2004 i divorzi sono aumentati del 17,4 per cento. Ecco perché la figura del mediatore familiare è molto richiesta: aiuta le coppie in crisi, soprattutto quelle con figli, a separarsi senza traumi.

In attesa di una legge che disciplini la professione e istituisca l’albo, gli aspiranti mediatori devono avere una laurea in discipline pedagogiche, psicologiche, sociali o giuridiche. Poi, è bene che frequentino un corso o un master.

Enti e università li propongono, in media, a 2.000 euro. L’ideale è sceglierne uno completo, di almeno 500 ore, che faccia riferimento alle principali associazioni di mediazione familiare, come la Simef, l’Aims, l’Anamef

o l’Aimef.

«È meglio che sia anche riconosciuto dalla Regione o dal Forum europeo» dice l’avvocato Donatella De Caria, presidente dell’Associazione integrata europea psicologi e avvocati per la

famiglia (www.aiepaf.it). Poi, si trova lavoro nei centri di sostegno alle famiglie dei Comuni o come liberi professionisti.