Quindicimila ettari di boschi e pascoli per neanche 9 mila abitanti, sparpagliati su 20 chilometri di territorio. Una vallata che si insinua stretta tra montagne dolomitiche di enorme bellezza. Al cospetto delle famose Tre Cime di Lavaredo, ma senza arrivarci, lasciandole lì, sullo sfondo. Sono queste le splendide caratteristiche del Comelico, un segreto ben nascosto nell’alto Cadore.

Per le strade senti ancora parlare ladino

Cortina d’Ampezzo, Falcade, Sappada, Arabba, famose e spesso affollate, sono proprio lì vicino. Con gli impianti, gli alberghi, i pregi ma anche i difetti delle zone turistiche più frequentate. Il Comelico, invece, è protetto dalle sue vette e da una strada che, fino a poco più di 30 anni fa, era una sofferenza di curve e strettoie. Poi hanno scavato un tunnel, ma la voce non si è diffusa. Così questa valle veneta (siamo in provincia di Belluno) è rimasta un mondo a sé, orgoglioso del suo essere ladino (qui per strada sentirai spesso Bun dè, Co vara pa? per dire “Buongiorno, come va?”) e delle sue tradizioni, prima fra tutte quella dei suoi tabià (gli antichi fienili in legno), della lavorazione del legname, del latte e dei formaggi.

A fondo valle scorre il Piave, alle estremità ci sono solo passi montani, quello di monte Croce Comelico verso la Pusteria, Cima Sappada verso il Cadore, sella di Razzo in direzione della Carnia. Poi le Dolomiti, con il gruppo del Popera a nord, i Brentoni a sud. L’impressione è di essere su una grande terrazza: una terrazza affacciata sulle cime più belle (veneto.eu).

Primavera in Val Comelico 2
Primavera in Val Comelico.

Sui sentieri vista Dolomiti fai il pieno di ossigeno

Nel Comelico si cammina, si fa sci di fondo su una pista ampia e divertente perché la neve resta fino a tutto aprile e si può anche ciaspolare. Il giro più bello è quello che parte da Padola: è lungo una decina di chilometri e un tempo ospitava la Ciaspodolomitica destinata ai campioni. È un percorso che si può fare anche a piedi quando non c’è più neve. Con meno di 200 metri di dislivello, non è mai impegnativo, passa tutto intorno al paese, dentro un fitto bosco di abeti, lungo il torrente e su prati immensi.

Nel vicino paese di Casamazzagno, all’inizio della valle, parte invece una facile escursione adatta a tutti. Basta seguire le indicazioni, che si trovano in piazza, per la chiesetta di San Leonardo, a quota 1300. Qui si fa una sosta, si sbircia dentro le piccole finestre per ammirare gli affreschi seicenteschi, poi si prosegue lungo il segnavia 148. Si punta decisi verso la Spina, una dorsale che si spinge, uscendo dal bosco, verso i Brentoni, la vetta del Popera e la Marmolada. La salita porta a meno di 2.000 metri di quota, ma da lassù si vede un panorama incredibile di cime ancora spruzzate di neve. E si respira aria pura, ascoltando il silenzio.

Nei borghi scopri la storia di questi luoghi

I piccoli paesi della valle conservano una delle testimonianze più preziose del territorio, quella delle stue, gli sbarramenti sul torrente Padola che rendevano possibile il trasporto del legname via acqua. A Casamazzagno c’è il piccolo museo La Stua che racconta la storia dei boschi e dei taglialegna, mostrando attrezzi inediti ma fondamentali per sopperire alla mancanza di gru e camion per il trasporto. Poco distante c’è una stua: la si raggiunge a piedi, dal centro del borgo di Padola, con un breve sentiero in discesa. Pare una semplice diga. In realtà va osservata per capire che era un raffinato sistema, creato nel 1521, per abbassare e alzare l’acqua. A monte si trova un bacino di 2 milioni d’acqua che permetteva ai tronchi di fluttuare su zattere, fino ad arrivare al Piave, in Cadore, e poi scendere verso il mare e Venezia. Perché la Serenissima è costruita proprio sul legname del Comelico.

Anche il centro di Padola merita una visita, per scoprire che si è in un territorio unico. Distrutto dagli incendi, il paese fu ricostruito seguendo un progetto dell’urbanista bellunese Giuseppe Segusini, nel 1846, che all’epoca era all’avanguardia. Oggi Padola ha la forma della croce di Sant’Andrea: nel centro ci sono la piazza e la chiesa di San Luca, con lo slanciato campanile. Non lontano il museo della Cultura alpina del Comelico e di Sappada con i mobili essenziali, ma resi poetici da disegni coloratissimi. La piazza del paese è il luogo ideale per incontrare la gente del posto, ascoltare il ladino e ammirare lo spettacolo delle cime tutte intorno.

Il latte delle mucche allevate in valle viene lavorato per preparare il formaggio Comelico, ma anche
Il latte delle mucche allevate in valle viene lavorato per preparare il formaggio Comelico, ma anche panna, burro e ricotta da acquistare nei negozi locali.
L’agriturismo Boton d’oro è un buon punto di partenza per escursioni, semplici o più impegnati
L’agriturismo Boton d’oro è un buon punto di partenza per escursioni, semplici o più impegnative, in estate e in inverno.

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Come arrivare in Val Comelico
→ L’uscita dell’autostrada più vicina è quella di Ponte nelle Alpi, sulla A27, a 90 chilometri a nord di Mestre. Da qui ci vogliono 46 km per arrivare in Comelico, attraversando il Cadore con la statale 52. La stazione ferroviaria più vicina è quella di Calalzo, a 16 chilometri, collegata al Comelico grazie a Dolomitibus (dolomitibus.it).

Organizzati così
→ Sul sito del Consorzio Turistico Val Comelico trovi alberghi, negozi, carte per le escursioni e consigli per sfruttare al meglio i giorni di vacanza (valcomelicodolomiti.it).
→ In valle le piste per lo sci di fondo sono lunghe 30 km e seguono un circuito che dallo stadio risale alla Val Grande, passando davanti a Terme Dolomiti (7 euro il giornaliero, dolomitinordicski.com).

Escursioni nella natura
→ L’associazione guide alpine Tre Cime propone escursioni (guidetre cimedilavaredo.it).
→ Qui puoi provare un’uscita in sleddog, la slitta trainata dai cani. Come se fossi nel Grande Nord, potrai guidare tu stessa e immergerti nella foresta (ranchgrandenord.com).

Gli alberghi della Val Comelico
→ Nell’accogliente b&b Nonna Pina dominano il legno e la storia. Ermanno offre un’ottima colazione fatta in casa e la scelta dei
cuscini (da 100 euro la doppia, tel. 335250606).
→ Il b&b Cedevecia è una possente casa in muratura, con tre camere in legno, luminose e ampie e senza fronzoli. La gestione è tutta al femminile (da 100 euro la doppia, cedavecia.it).
→ L’agriturismo Boton d’oro ha quattro camere, creative e moderne, perfette per godersi il fantastico panorama. La cucina della casa è
speciale (camera da
80 euro con colazione, agriturismobotondoro.it).

Il ristorante
→ All’agriturismo Moiè si gustano tutti i sapori
della tradizione locale: canederli al burro fuso, casunziei, agnolotti ripieni di barbabietola, spätzle, gnocchetti di farina, con sugo di formaggio (da 28 euro, agriturismomoie.it).

I musei
→ Il Museo della cultura alpina e ladina di Padola (vicolo Calvi) e quello del gruppo culturale Algudnei (algudnei.it)raccontano le tradizioni dell’agricoltura, la storia di questi luoghi e delle persone che li abitano.

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