Diritto al tempo e all'ozio

DIRITTO AL TEMPO... E ALL'OZIO

In alcuni momenti c'è bisogno di correre, come al mattino, quando anche mamma e papà fanno fatica per dare baci, aiutare con le cartelle e precipitarsi al lavoro o a scuola senza arrivare in ritardo. Ma la vita non può essere sempre una corsa, soprattutto per un bambino. A ricordarlo sono le riflessioni espresse dagli esperti durante Educa, il festival sull'educazione che si è tenuto a Rovereto lo scorso aprile. «Pigiama party alla scuola materna, tre lingue in prima elementare, corsi di arti circensi, musica, gare di sci, la media del nove. Ai bambini viene chiesto di essere sempre più intelligenti, dotati, abili e capaci. Troppo desiderare, troppo avere, troppo sapere, troppe soglie buie varcate in anticipo, con corpo fragile, senza corazza e senza la spada giusta» spiega Costanza Giannelli, Direttore dell'Unità ospedaliera di Neuropsichiatria infantile dell'Ospedale S. Chiara di Trento. Rispetto alle proprie esperienze, ogni genitore desidera di più per suo figlio. A volte troppo.

Manifesto per la lentezza: ogni bambino ne ha diritto

Il rischio di diventare adulti senza vivere l'infanzia

Giocare non è un lusso, ma un tempo che va previsto e pensato all'interno della giornata. Attraverso l'esperienza ludica i bambini imparano a fare scelte, auto-regolarsi, darsi regole e scoprire il mondo.

Impariamo giocando

DIRITTO AL GIOCO

Secondo lo psicobiologo Peter Gray il gioco libero, un tempo diffuso e oggi tragicamente limitato, ha un'importante funzione per la crescita cognitiva. Inventare giochi e organizzarsi da soli permettere ai bambini di imparare il senso del pericolo, auto-regolarsi e scoprire la propria indipendenza, coltivando autostima, coraggio, capacità di scelta. Quando i bambini sono da soli costruiscono le loro regole; i più grandi sorvegliano i più piccoli e questo ha un risvolto fondamentale, perché si apprende a stare da soli, a valutare e fare gruppo. Durante l'infanzia il tempo dedicato a giocare non dovrebbe essere un lusso, ma uno spazio ben presente nelle giornate, perché è in questi momenti che si fa esperienza del proprio mondo e di se stessi. Come emerge dagli studi, giocando apprendiamo con più facilità e forza.

Tempo per giocare

DIRITTO ALLA NOIA

Lezione di calcio, sci e sport di ogni genere per stimolare manualità, armonia e resistenza. Corsi di lingue e giocoleria, teatro e persino programmi tv in cui i piccoli diventano protagonisti di reality show dove vengono scelti o eliminati a seconda delle loro abilità, proprio come adulti. Ma i bambini non sono adulti. Se sostenere il peso delle aspettative e degli obiettivi non si dimostra facile nemmeno a venti o trent'anni, figuriamo a tre o sei, quando il carattere non è ancora pienamente sviluppato. Per annoiarsi c'è bisogno di tempo... e i momenti di noia sono fondamentali, perché consentono ai piccoli di seguire ciò che di più incontaminato esiste nell'infanzia: spontaneità, curiosità, immaginazione.

Stimolare la curiosità autentica

DIRITTO ALLA CURIOSITÀ

Stimolare la curiosità è importante, perché questo canale rappresenta una straordinaria forma di entusiasmo capace di accompagnarci per tutta la vita. Quando ci sentiamo stimolati sappiamo andare verso ciò che accende la nostra passione. Ci sentiamo vivi, assetati di sapere e voglia di conoscere. Un conto, però, è dare ispirazioni ai bambini... un altro è bloccarli in un'aula con orari fissi e la supervisione di un adulto. Troppi corsi possono dare l'effetto opposto: generare stanchezza, nervosismo, ansia. Nel libro Lasciateli giocare Peter Gray spiega che all'inizio del Novecento la società ha assistito a  un momento speciale della storia dell'infanzia: diminuisce il lavoro  minorile e i bambini godono di un'eccezionale parentesi di libertà, lontano dagli adulti. È il tempo delle bande, dove i bambini inventano piccole società in miniatura. La curiosità nasce quando ci sentiamo autenticamente chiamati da qualcosa: è il naturale desiderio di andare alla scoperta, la voglia di avventura. Invece di costringerlo, impariamo a liberare l'entusiasmo tenendo conto delle esigenze dei piccoli, che hanno un'attenzione e un'intelligenza estremamente mobili.

Contatto con la natura

DIRITTO AL MOVIMENTO

Fin da piccoli imponiamo loro di stare seduti su una sedia, zitti e composti, come se per un bambino tutto questo fosse normale. Sui social condividiamo frasi come "Che belli gli anni Sessanta, Settanta, Ottanta, quando si giocava all'aperto e la merenda era la crostata", eppure in molte zone nei palazzi si fa la guerra contro il rumore prodotto dagli schiamazzi dei bambini. Parliamo di alimentazione corretta e stili di vita attivi, siamo iscritti in palestra... eppure durante il week end non usciamo di casa, non andiamo in bicicletta, né a pattinare o fare qualsiasi altra cosa che sia coltivare uno sguardo di gioco e meraviglia sul mondo intorno a noi. Il vero insegnamento è l'esempio. I bambini hanno diritto a stare nella natura, fosse anche il piccolo parco cittadino a due passi da casa. Hanno diritto a correre nel verde e giocare quando escono da scuola, per sfogare tutte le tensioni e le emozioni della giornata. Hanno diritto a fantasticare, perdere tempo, sfogliare libri e lasciarli a metà, sudare, inventare, sognare. Ognuno di noi ha il diritto di costruire se stesso in libertà. Proviamoci, potrebbe essere molto divertente.

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