Famiglia allargata: convivere (bene) con i figli del partner

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    Credits: Corbis

    Cosa succede quando, dopo avere avuto la fortuna di incontrare l’uomo dei sogni, si decide di andare a vivere insieme e ci si ritrova a dividere spazio e tempo non solo con lui, ma anche con i suoi figli? Non capita di rado, anzi. Fra separazioni in aumento e prole gestita con l’affido condiviso, la situazione è ormai piuttosto comune.

    Secondo l’Istat le famiglie allargate in Italia sono mezzo milione. E per le donne che devono ritagliarsi un ruolo in un nucleo già formato non è tutto rose e fiori. «La sfida è complessa, richiede empatia e flessibilità» commenta Anna Oliverio Ferraris, psicologa, autrice del Terzo genitore, vivere con i figli dell’altro (Cortina editore). «Nella famiglia classica i bambini arrivano quando la coppia ha già trovato un suo equilibrio. Nel caso di quella allargata, invece, entrano in gioco da subito anche loro, con esigenze e ritmi diversi. E, come se non bastasse, spesso i ragazzi non vedono la nuova fidanzata con gli occhi innamorati del padre: accoglierla nel ménage familiare è un cambiamento che li spaventa e costa fatica».

    Tensioni e conflitti sono da mettere in conto, almeno all’inizio. Così come il rischio rivalità con la ex di lui, che non uscirà di scena finché ci saranno scelte da condividere sui ragazzi. «Il trucco è armarsi di pazienza evitando di imporsi come mamma bis» suggerisce l’esperta. Lasciando che siano i ragazzi, da soli, a assegnarci un ruolo: amica, alleata, zia. O anche solo compagna di papà». Come è successo alle tre donne di cui raccontiamo la storia.

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    ANNAMARIA, 37 anni

    «Quando ho conosciuto Mario, sapevo che era separato con due figlie di 10 e 13 anni, ma mi piaceva talmente che non ho esitato a frequentarlo. Pochi mesi dopo mi ha chiesto di vivere insieme. Ero titubante, ma per fortuna, dopo il primo incontro, la figlia maggiore ha detto al papà che ero la tipa giusta per lui e questo mi ha dato sicurezza. Poi sono rimasta incinta… e mi sono buttata. Ne è valsa la pena. Le ragazze vivono con noi nei weekend e nelle vacanze, abbiamo un rapporto sereno. Merito di Mario, che ha messo in chiaro le regole della casa. E che, quando è il caso, non esita a rimproverarle, evitandomi una situazione imbarazzante. Da parte mia, ho fatto capire alle ragazze che non voglio rubare loro il padre: se sono da noi, mi eclisso, li lascio stare, li incoraggio a uscire da soli. Anche se a volte, quando li vedo abbracciati sul divano o inizia la gara dei ricordi, mi sento esclusa. E penso che, se fossero sempre con noi, la situazione potrebbe pesarmi».

    IL CONSIGLIO PSICO «Il senso di esclusione di Annamaria è comprensibile: padre e figli hanno un patrimonio di ricordi e abitudini che la nuova compagna non può condividere» spiega la psicologa Oliverio Ferraris. «A volte i figli usano questo strumento per mettere in difficoltà la nuova arrivata. Altre volte, invece, se la madre è gelosa, si sentono in colpa nel dare confidenza a chi le ha “rubato” il marito. Mai stare al loro gioco, entrando in competizione. Meglio parlare al partner del disagio senza attaccare le figlie, ma spiegando che una donna innamorata ha bisogno delle attenzioni del proprio uomo. Nel frattempo il trucco è cercare un punto di contatto con i ragazzi, sfruttando un interesse comune: un hobby o uno sport, la musica o lo shopping. Con il canale giusto, da rivali si diventa complici».

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    VALENTINA, 36 anni.

    «Tra me e Elvio è stato colpo di fulmine: lui lavorava per un corriere, ha fatto una consegna nel mio ufficio e zac, la scintilla. Non mi spaventava che avesse un figlio adolescente. Siamo andati a vivere insieme, il ragazzino stava dalla madre e l’intesa era perfetta. Poi a 16 anni, lui si è trasferito da noi e tutto è cambiato. Voglio bene a quel ragazzo, l’ho sempre sostenuto. Ma non ha ricevuto la mia stessa educazione, gli stessi valori. Che fatica dividere i miei spazi con una persona così, ritrovarmelo in casa ogni sera… La situazione è precipitata quando ha smesso di studiare: non cercava un lavoro, non intendeva rendersi autonomo. Io non lo avrei tollerato neanche da mio figlio, ma suo padre aveva troppi sensi di colpa per imporsi. È stato pesante. Ma la via d’uscita è arrivata quando, a 19 anni, ha trovato una ragazza. Ed è andato a vivere con lei».

    IL CONSIGLIO PSICO «Ho visto tante coppie andare in crisi per questo. Gli adolescenti sanno essere insopportabili con mamma e papà, figuriamoci con un estraneo» spiega Anna Oliverio Ferraris. «Ma se è normale che loro provino rabbia o rancore, è sacrosanto pretendere rispetto. Visto che i ragazzi non tollerano un terzo genitore che dà ordini (ne hanno già due che lo fanno), va ribaltata la questione: non si tratta di comandare, ma ribadire che in casa ci sono delle regole. Il sostegno del padre però è cruciale. Se lui si sente in colpa e fatica a imporsi, bisogna farlo ragionare: continuando così non fa il bene del figlio, anzi. Un ragazzino senza controllo può danneggiare non solo la famiglia, ma se stesso. Per crescere e capire fin dove possono spingersi, i figli hanno bisogno che gli adulti pongano loro dei limiti ben precisi».

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    SILVIA, 33 anni.

    «Altro che peso… Se io e Antonio stiamo insieme, è merito delle sue figlie! Lui è rimasto vedovo da giovane, con due bambine di 2 e 6 anni che conoscevo già. Per aiutarle, io, ragazza madre, ho iniziato a portarle al parco con i miei figli, che hanno la stessa età. Noi due ci sedevamo al bar. E caffè dopo caffè, ci siamo innamorati. Sono stata io a proporre di vivere insieme, da me. Ma è stata dura, siamo diversi. Non abbiamo avuto tempo per trovare il giusto affiatamento da fidanzati, ci siamo ritrovati con quattro ragazzini da gestire. Dopo tre anni, la crisi. Ma siamo tornati insieme. Le sue figlie mi mancavano troppo. E pensare che all’inizio mi facevano la guerra: la grande mi criticava, la piccola non mi salutava neanche. Io ho reagito come fossero mie. E ha funzionato. Con la maggiore oggi ho un rapporto meraviglioso, l’altra mi chiama mamma! Del resto, io mi comporto come tale. Sto attenta a non creare gelosie e ho inventato la “giornata del figlio”: a turno uno dei quattro fa qualcosa di speciale con me».

    IL CONSIGLIO PSICO «Nelle famiglie allargate, uno dei rischi maggiori è proprio che il ruolo di genitori soffochi quello di amanti» commenta la psicologa. «Più ragazzini ci sono per casa, meno tempo (e spazio) si ha per l’intimità. Oltretutto spesso i figli non sopportano le effusioni tra papà e la nuova compagna, conviene ritagliarsi dei momenti da soli, fuori casa. La convivenza diventa ancora più complessa se la famiglia comprende figli di lei e di lui: nel nuovo contesto i ragazzi perdono equilibri e ruoli consolidati, il primogenito, o il piccolino, può ritrovarsi a non esserlo più. Spaesati, i figli drizzano le antenne e sono sensibili a ogni attenzione ricevuta o negata. Ottima l’idea di ritagliare spazi in cui possano godersi attenzioni esclusive. È altrettanto utile creare dei gruppi d’ascolto, dove ci si siede tutti intorno al tavolo e ognuno spiega cosa lo spaventa o irrita». Così, armati di pazienza e flessibilità, si possono rinegoziare le regole per stare insieme».

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Entrare nella routine di una famiglia allargata è una scommessa che si può vincere. Come dimostrano queste tre storie

Vi ricordate il telefilm La famiglia Bradford? Abby, né mamma né matrigna, si ritrova a gestire 8 figli non suoi: la mitica serie tivù degli anni Ottanta è ancora oggi un buon esempio al quale ispirarsi!

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