1946: la nascita del bikini

Doveva essere un tipo strano monsieur Louis Réard. Ingegnere automobilistico, negli anni ’40 rilevò l’attività di lingerie di sua madre a Parigi. E poco dopo, sulle spiagge di Saint Tropez, ebbe una folgorazione: notò che le donne arrotolavano i bordi del costume per abbronzarsi di più e così decise di creare un modello che lasciasse in bella vista l’ombelico, zona erogena fino ad allora off limits.

Per amor di precisione, va detto che il primo due pezzi era già stato creato qualche tempo prima dallo stilista Jacques Heim, che lo aveva chiamato “Atome”, atomo, sebbene non fosse poi così piccolo ma composto da reggiseno a balze e mutandoni. È a Réard, però, che si devono il design moderno e il nome memorabile: bikini. Da quando è venuto alla luce, nell’estate del 1946, il costume a triangolo è uno dei protagonisti più controversi della moda: celebrato per aver contribuito all’emancipazione delle donne, criticato per averle trasformate in oggetti del desiderio. Eppure in 75 anni di onorata carriera ha resistito allo scandalo, si è scrollato di dosso le critiche e ha dimostrato di essere degno del nome che gli è stato dato.

Perché il nome “bikini”?

Già, il nome. Come saltò in testa all’ingegner Réard? Semplicemente, leggendo i giornali. All’inizio di quel 1946 gli Usa effettuarono test nucleari nell’atollo di Bikini, nel mezzo dell’Oceano Pacifico, finendo sulle prime pagine di tutto il mondo. E monsieur Réard ebbe un’altra folgorazione: decise di chiamare il suo due pezzi “le Bikini”, convinto che ogni donna con indosso la sua creazione avrebbe suscitato lo stesso effetto esplosivo di una bomba atomica.

Aveva ragione, e se ne rese conto quando fece sfilare quei 4 triangoli, realizzati con 30 pollici di tessuto (poco più di 76 centimetri in totale) e stampati come la pagina di un quotidiano, alle piscine Molitor di Parigi. Nessuna modella aveva il coraggio di indossarli, così ingaggiò la 19enne spogliarellista del Casino de Paris Micheline Bernardini, che quel giorno entrò nella Storia e, si dice, ricevette centinaia di proposte di matrimonio.

Tra desiderio di libertà e oltraggio al decoro

La bomba è sganciata. E fa deflagrare il desiderio di libertà, di emancipazione, di femminilità delle donne, che durante la seconda guerra mondiale avevano lavorato in fabbrica o in ufficio al posto degli uomini mandati al fronte. Però si procede a piccoli passi. Per le donne comuni indossare il bikini resta a lungo un tabù. Chi osa rischia. Il Vaticano lo vieta, mentre in Italia il ministro dell’Interno Mario Scelba ordina ai poliziotti, metro alla mano, di perlustrare le spiagge e multare le ragazze che indossano mutandine del bikini non “regolamentari”: al di sotto dei 40 centimetri è oltraggio al pubblico decoro.

Ciò che oggi diamo per scontato e che le donne dell’Antica Roma indossavano già nel IV secolo, come testimoniano i mosaici della Villa del Casale a Piazza Armerina, ha dovuto superare mille difficoltà prima di emergere. Ma con un nome e un potere del genere non poteva restare solo il brevetto numero 19431 depositato dall’ingegner Réard.

Le dive del cinema e il bikini

Sono le nuove dive del cinema a rendere il bikini un’icona della moda: nel nostro Paese, Lucia Bosé e Gina Lollobrigida a Miss Italia 1947; Sofia Loren, le cui foto come Miss Eleganza 1950 fanno il giro del mondo; Marisa Allasio, che in Poveri ma belli di Dino Risi sfoggia un bikini che lascia poco all’immaginazione; Adriana Benetti, che dà scandalo sul settimanale Tempo Illustrato. In Francia c’è la lolita Brigitte Bardot, in Inghilterra la boho-chic Jane Birkin, ma è a Hollywood che la bomba bikini detona con più fragore grazie a Marilyn Monroe e a uno stuolo di attrici dalla sensualità stellare.

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I bikini sfoggiati dalle dive
La spogliarellista Micheline Bernardini (nella foto) è la prima, nel 1946, ad avere il coraggio di indossare il bikini. Che poi, a partire dagli anni ’50, diventa un capo cult grazie alle dive del cinema: da Gina Lollobrigida a Marilyn Monroe, a Ursula Andress.
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– Gina Lollobrigida
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– Marisa Allasio
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– Ursula Andress
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– Brigitte Bardot
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– Raquel Welch

Poi, nel 1962, arriva lei, la prima Bond Girl Ursula Andress, che in 007 – Licenza di uccidere esce dall’acqua del mare con un bikini bianco che entra nella leggenda: sognato (da tutti gli uomini), imitato (da Halle Berry, in versione arancione, in un’altra pellicola della saga, nel 2002), desiderato (battuto all’asta 20 anni fa per oltre 41.000 euro e rimesso in vendita lo scorso novembre con una base di partenza di 300.000 dollari), dà il definitivo colpo di grazia al senso del pudore.

L’evoluzione del bikini

Striminzito negli anni ’70, sportivo negli ’80, custode di loghi piazzati nei posti più impensati nei ’90, fino a trasformarsi in monokini (topless), tankini (con top più coprente), tangakini (con slip ridotti a un filo), trikini (con top e slip tenuti insieme da strisce di tessuto), il bikini ha sperimentato ogni materiale, colore e disegno, con balze, borchie e ricami, tante spalline o una sola, coppe imbottite o micro, mutande bonsai o effetto panciera…

Eppure piace sempre a tutte perché dimostra nei fatti che la body positivity non è solo una parola, ma la coraggiosa rivincita di ogni forma del corpo. E siccome ogni silhouette è diversa, unica e bella a modo suo, è proprio nel bikini che trova il suo più piccolo, impavido e potentissimo alleato.


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Il bikini protagonista in passerella
Con il pareo in spiaggia (come il modello Tom Ford nella foto). Sopra i pantaloni della tuta di giorno. Sotto la giacca per la sera. Il bikini dimostra il suo multiforme ingegno nelle creazioni degli stilisti.

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– Dolce&Gabbana

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– Chanel

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– Emporio Armani

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– Celine

Non saremo tutte fatte come le sorelle del clan Kardashian-Jenner, ma potrebbero starci simpatiche perfino loro, che hanno invaso i social indossando il bikini “a testa in giù”: ovvero, hanno posizionato ai lati la parte del pezzo di sopra che di solito si trova sotto il seno lanciando l’ultima moda sulle spiagge. Questo, che poteva rivelarsi un errore di look, ci ricorda invece che bikini fa sempre rima con audacia e rivoluzione. Piace? Non piace? Non importa: è lui il protagonista delle nostre estati, che ci incita a superare paure e timidezze, adattandosi alla silhouette e ai gusti di ognuna. E che ancora per molto tempo si presterà al gioco, unico sostantivo di genere maschile capace di seguire i nostri ritmi e di assecondare, in pochi centimetri, la nostra infinita voglia di libertà. Anche di non metterlo.