Una pillola contro i disordini alimentari, per l’esattezza un farmaco che impedisca il “binge eating”, l’abbuffata compulsiva di cibo che porta quasi sempre all’obesità. È questo l’ambizioso progetto a cui lavora Maria Vittoria Micioni Di Bonaventura, 33 anni, la scienziata che ha vinto una delle 5 borse di studio assegnate ogni anno da L’Oréal Italia in collaborazione con l’Unesco, e che potrà così continuare la sue ricerche all’università di Camerino, dove ha svolto il dottorato dopo la laurea in Farmacia.

Abruzzese di Martinsicuro (Teramo), Maria Vittoria Micioni Di Bonaventura è fidanzata con un avvocato, ama viaggiare «di preferenza al mare», ma è da una vacanza negli States che è nata l’idea di dedicarsi allo studio sull’obesità. Timida e gentile, si schermisce della sua bravura, però accetta con entusiasmo di raccontarci la sua scoperta.

Perché ha deciso di dedicare i suoi studi a una pillola contro i disturbi alimentari?

Amo la buona tavola e mangiare mi rilassa. Sono sempre stata colpita dal fatto che il cibo, per sua natura così positivo, possa avere il potere di diventare una sostanza d’abuso come la cocaina fino al punto da causare l’obesità, ovvero una patologia fortemente invalidante. Avevo fatto questa riflessione per la prima volta in America, durante un viaggio: lì le persone in sovrappeso sono davvero tantissime.

In Italia la situazione è diversa?

Anche nel nostro Paese si è cominciato a parlare negli ultimi anni di episodi di assunzione compulsiva di cibo: sono presenti sia nella bulimia, che può essere seguita da vomito o da altri atti compensatori come una grande attività fisica, sia nel binge eating disorder, dove l’abbuffata non è seguita da pratiche di eliminazione. Così, subito dopo la laurea in Farmacia, ho chiesto un dottorato sul tema che è durato 3 anni, poi ho avuto un assegno di ricerca.

Su cosa ha lavorato in questo periodo? 

Ho cercato di trovare un composto per ridurre l’assunzione di cibo, e di capire cosa accade nel sistema nervoso centrale quando perdiamo il controllo davanti a un frigo pieno nel cuore della notte.

Ci spiega in modo semplice come funziona questa pillola?

Ci provo! Oggi sappiamo che quando sta per arrivare un attacco compulsivo e assumiamo il cibo, il corpo rilascia dopamina, un neurotrasmettitore che nei soggetti che soffrono di binge eating è disregolato e li spinge a ricercare continuamente una fonte di gratificazione. Come? Mangiando. Un antagonista della dopamina chiamato adenosina è un altro neurotrasmettitore prodotto dal nostro corpo. Io ho avuto una intuizione: usare un composto chimico che mima l’attività dell’adenosina e permette di ridurre il rilascio di dopamina, quindi di controllare il comportamento compulsivo. Alcuni studi analoghi sono in corso anche sul binge drinking, l’assunzione compulsiva di alcol e droghe.

Per 3 anni, 8 ore al giorno, ha studiato tutto questo da sola? 

Non ho mai contato le ore di lavoro ma sono sicura che siano molte di più! Nel mio team ci sono il mio supervisor Carlo Cifani, 2 dottorande e un studenti che fanno la tesi sperimentale di laurea. È un gruppo giovane, pieno di talento e di entusiasmo, ed è tutto ciò che mi auguro di avere nel mio futuro professionale. Il finanziamento di L’Oréal arriva proprio ora che scade il contratto e mi permette di continuare sulla strada giusta per arrivare al farmaco.

Ha avuto tempo per la vita privata?

Per i viaggi sì. Sono una di quelle donne che parte con 1 valigia ma ne riporta a casa 2: faccio moltissimo shopping, adoro le borse e colleziono magneti di ogni tipo e grandezza. Se vado nelle capitali non resisto alle tazze delle caffetterie Starbucks.

La pillola che lei sta mettendo a punto a chi sarà utile? 

A chi non riesce più a porre un freno al comportamento compulsivo e ha compromesso il suo stato di salute. E quando c’è bisogno di un supporto farmacologico per interrompere la dipendenza. Ma la pillola funzionerà se sarà sostenuta dalla volontà: serve il supporto della famiglia, perché spesso il disturbo da abbuffata colpisce ragazze giovani, oltre a un aiuto psicologico.

Alla fine del suo studio avremo un farmaco contro il binge eating?

Avremo la conferma definitiva che la strada percorsa è giusta: l’obiettivo è individuare la dose necessaria per bloccare il comportamento compulsivo per almeno 24 ore, senza effetti collaterali.

Se lei avesse questo problema prenderebbe la pillola?

Certo, ma esistono buoni comportamenti che possono impedire di arrivare al farmaco: mangiare sano, non accanirsi a misurare ogni caloria e fare movimento per scaricare tensioni.

Il suo doppio cognome lo deve a un casato nobiliare?

Secondo mio nonno è merito di un antenato conte in famiglia, ma al momento questa presunta nobiltà è solo una grana sui documenti! Soprattutto negli aeroporti americani.


CHI SOFFRE DI DISTURBI ALIMENTARI IN ITALIA

In Italia 3 milioni di persone soffrono di disturbi del comportamento alimentare: anoressia, bulimia, binge eating (abbuffate compulsive). Tra queste, 2 milioni sono under 18. Tra le ragazze di 15-18 anni, il 5% può avere disturbi. Il rapporto tra femmine e maschi è circa 9 a 1, ma il numero dei ragazzi è in crescita.