Chi perde tempo è più intelligente

  • 09 08 2017

Staccare la spina e distrarsi durante il lavoro aumenta la produttività e rende lucidi. Lo spiega un saggio che nobilita “l’arte del cazzeggio”

Siamo ossessionati dal mito dell’efficienza: vogliamo essere sempre attenti e produttivi, non riuscirci ci fa sentire in colpa. Staccare la spina è un’attività che guardiamo con sospetto. E invece, ogni tanto, mollare la presa fa bene. «Anche quando siamo distratti e ci ritroviamo a fantasticare il nostro cervello lavora, e proprio in questi momenti attiva nuove connessioni, capaci di renderci più lucidi, creativi e padroni di noi stessi» spiega il neuropsichiatra Srini Pillay, docente ad Harvard e autore de Il potere del cazzeggio. Perché la distrazione ci rende più intelligenti (Centauria libri). Insomma, perdere tempo non è una perdita di tempo: questo è il mantra da tenere a mente questa estate, così da trasformare le vacanze in un’occasione di crescita interiore. Lo studioso ci spiega come.

Il 49% del tempo, vale a dire metà della giornata, il nostro cervello non è concentrato su nessuna attività in particolare, si distrae e fantastica libero. Ma secondo la scienza anche in questi momenti svolge compiti importanti

Dottor Pillay, lei afferma che l’ozio aiuta l’intelligenza. Possibile?

«Sembra strano, ma è così; il cervello a riposo usa il 20% dell’energia del corpo, quando è attivo il 25%: la differenza è minima. Anche quando è in pausa la mente lavora a ritmo sostenuto».

Cosa fa?

«Non essendo concentrata su nulla in particolare ha finalmente il tempo di ripescare ricordi, rielaborare informazioni, metterle in relazione l’una con l’altra, trovando risposte, soluzioni e nuovi circuiti mentali che nel quotidiano non riesce a scorgere. Insomma, la mente riesce a costruire un quadro di insieme, allarga l’orizzonte, passato, presente e futuro. Per questo sono tanto preziosi i momenti di distrazione».

Vuol dire che dobbiamo stare sempre a fantasticare?

«L’ideale è alternare momenti di attenzione ad altri in cui lasciamo la mente libera di vagare. Questo è il ritmo naturale del cervello: diamo il meglio di noi stessi quando impariamo ad assecondarlo, a usare entrambe le possibilità. Per capirci: a tavola ci servono cucchiaio e forchetta per gustare al meglio un pasto. Ecco, la concentrazione è come una forchetta che coglie i singoli pezzi della realtà. Come fare senza? Ma è necessaria anche la distrazione, paragonabile a un cucchiaio, che consente di mescolare salse e sapori, di recuperare il cibo dal fondo della ciotola, così da assaporare tutti gli ingredienti e avere il senso del tutto».

Lei è mai riuscito a seguire questo ritmo?

«Sì, ho sperimentato sulla mia pelle che mollare la presa su un obiettivo a volte è il modo migliore per raggiungerlo. Ai tempi dell’università non prendevo dei bei voti, poi sono diventato il più bravo del corso. È successo quando ho cambiato metodo di studio: ho smesso di stare ore e ore sui libri e ho introdotto delle pause di 15 minuti ogni tre quarti d’ora. Poi, ho anche diversificato le attività: non mi dedicavo solo allo studio, ma anche a tennis, amici, meditazione».

Posso applicare il suo metodo anche alla mia vita quotidiana?

«Certo. Il segreto sta nel fissare degli orari precisi in cui prenderti una pausa di 15 minuti per lasciar divagare la mente. Metti la sveglia se serve. Il mio consiglio è puntarla in momenti di naturale affaticamento come a metà mattina, dopo pranzo o a fine giornata. E in questi intervalli dedicarsi a qualcosa di non impegnativo dal punto di vista intellettivo come, ad esempio, fare la maglia, giardinaggio o una semplice passeggiata. Lascia andare la mente. Per aiutarti pensa a qualcosa di piacevole, come stare distesa sulla spiaggia o camminare nel bosco. Se non ci riesci non sforzarti, con l’esercizio il cervello inizierà a farlo da solo, in automatico».

Mettere la sveglia per distrarsi?

«Sì, abbiamo bisogno di farlo in modo programmato, perché l’ozio della mente è una competenza che coltiviamo sempre meno e che invece va alimentata, per il futuro. Il motivo? È la marcia in più che l’uomo ha rispetto al computer. Se ci riflettiamo, il pensiero libero, creativo, fine a se stesso, non analitico è l’unico tipo di abilità che nessuna intelligenza artificiale, per quanto evoluta, riuscirà mai a riprodurre. In questo mai nessun robot potrà sostituirci».

Ai bambini oggi concediamo poco la possibilità di vagare liberi con la mente.

«Dovremmo iniziare a farlo perché, proprio per questa ragione, sempre più spesso i nostri figli dimostrano difficoltà a stare attenti. Hanno meno consapevolezza di loro stessi, scarsa memoria e creatività. E si stancano più facilmente. Invertiamo la rotta: per funzionare il cervello ha bisogno anche di bighellonare».

Un consiglio per vacanze “intelligenti”?

«Approfitta di questo momento per attivare i circuiti del cervello. Una passeggiata stimola la creatività, ricordando che camminare su una strada con curve, salite e discese stimola più la mente rispetto a un percorso lineare. Evita quindi il giro del palazzo. Quando rientri concediti un pisolino di 10 minuti: serve a schiarire il pensiero».

Gli scarabocchi aiutano a ricordare

Quante volte ci capita quando siamo al telefono o in attesa? Scarabocchiamo su un pezzo di carta, così, senza pensarci. Eppure quest’attività è solo in apparenza insignificante: secondo le neuroscienze, tracciare linee e ghirigori senza logica migliora una particolare capacità cognitiva: la memoria, che aumenta così del 30%. Perché fare qualcosa di non impegnativo e rilassante rende il cervello più elastico.

Alla (ri)scoperta della calligrafia

VEDI ANCHE

Alla (ri)scoperta della calligrafia

Orienteering: cos’è e perché piace così tanto

VEDI ANCHE

Orienteering: cos’è e perché piace così tanto

Riproduzione riservata