Luca Argentero: «Desidero solo diventare padre»

15 12 2011 di Lavinia Rittatore

Un film ora nelle sale (Lezioni di cioccolato 2), un programma di successo (Le Iene), una carriera “parallela”da imprenditore. Su una cosa sola, però, Luca Argentero vorrebbe davvero investire: la famiglia. Lo rivela in questa intervista

Colleghi e amici lo definiscono “sabaudo”, non solo perché è di origini torinesi, ma per la precisione e la cortesia. E sua moglie, l’attrice Myriam Catania, confida: «È impossibile essere gelosa di lui anche se è un sex symbol». Già, Luca Argentero, 33 anni, non è solo bello e simpatico, è un ragazzo serio, con la testa sulle spalle. «Gli sfizi me li sono presi anni fa» ammette l’attore, che in questo momento è super impegnato. Su Italia 1 conduce Le Iene con Ilary Blasi ed Enrico Brignano, sul grande schermo recita in Lezioni di cioccolato 2, e al Festival del film di Roma ha proiettato il corto da lui prodotto Ora tocca a te e ha presentato il cartoon Il paradiso può attendere, dove ha doppiato l’uccellino scomparso Dodo (parte del ricavato della pellicola andrà al Wwf). Se pensate alla classica star “genio e sregolatezza”, con Argentero prendete una cantonata. È laureato in Economia e commercio, si dedica agli investimenti finanziari e non vede l’ora di diventare papà.
D. Ma Luca, tra cinema e tv non si riposa mai?
R. (Ride) «Effettivamente non ho molto tempo: mi rifarò da vecchio. Comunque io e Myriam abbiamo una bellissima casa in campagna, in Umbria, dove appena possibile ci rifugiamo. Lì curo l’orto: mi piace e mi rilassa».
D. Lei e Myriam però avete poche occasioni per stare insieme: come fate?
R. «Ci mandiamo tanti Sms, ci sentiamo al telefono appena possiamo e poi quando ci vediamo non ci stacchiamo un attimo».
D. Da 1 a 10 quanto siete innamorati?
R. «Cento» (ride).
D. Un bilancio de Le Iene finora?
R. «Molto positivo. La prima puntata ero un po’ rigido: dovevo guardare in macchina, mentre al cinema sei costretto a dimenticarla, ed ero tenuto a ricordarmi un sacco di cose alle quali non sono abituato. Un programma come quello è complicato, più di quanto possa sembrare. Però fin da subito mi sono trovato bene con Ilary ed Enrico. Non li conoscevo, e fare finta che ci fosse empatia sarebbe stato davvero difficile. Per fortuna l’alchimia tra noi è scattata».
D. Non le pesa il confronto con Luca e Paolo, gli ex presentatori dello show?
R. «Se non fossi stato io a prendere il loro posto, avrei firmato la petizione dei telespettatori “Aridatece Luca e Paolo”. Sono bravissimi e Le Iene è diventata una trasmissione cult anche per merito loro».
D. Spesso ci si lamenta della scarsa qualità dei programmi e l’Auditel in discesa lo conferma: lei che cosa ne pensa?
R. «Non sono abbastanza esperto per dare dei giudizi. Comunque ho accettato l’unica proposta che mi piace e per cui mi sento tagliato. Per il resto, credo che l’offerta tv oggi sia molto frammentata: c’è il digitale, il satellitare, Internet. Nell’intrattenimento non si può più pensare di avere gli stessi ascolti di cinque anni fa».  
D. Ora al cinema lei recita in Lezioni di cioccolato 2. Come mai un sequel?
R. «Io sono affezionato al personaggio di Mattia, è stato il mio primo ruolo da protagonista».
D. La vedremo anche in un terzo episodio?
R. «Spero di sì. Una trilogia sarebbe un sogno».
D. Com’è invece la sua carriera da imprenditore?
R. «Piccolo imprenditore: lo faccio un po’ per allenarmi nella materia in cui mi sono laureato e un po’ per tenere i contatti con i miei vecchi amici torinesi».
D. In questo periodo di crisi mondiale qual è il settore giusto dove guadagnare?
R. «E lo vado a dire a una giornalista?» (Ride).
D. Ma lei come si comporta?
R. «Faccio come se la crisi non ci fosse, perché le buone idee non guardano i tempi in cui si vive. Le buone idee trovano sempre un modo per essere realizzate. Sono preziosissime e la recessione non deve diventare un alibi per impigrirsi. Ogni volta che chiedo a una persona come va, la risposta è sempre la stessa: “Faccio fatica ad arrivare a fine mese”. Nessuno pensa che se siamo in questa situazione è colpa delle banche che hanno allargato troppo i cordoni della borsa, concedendo prestiti a volontà e senza controlli. Il punto è che i salari sono bassi per il costo della vita e il sistema del welfare non è sufficiente. Premesso ciò, io non so se le mie idee saranno vincenti».
D. È ottimista o pessimista?
R. «Al di là della situazione economica, sono preoccupato: mi sembra che stiamo vivendo come se fosse tutto spostato in avanti di una decina di anni. Penso a mio padre, che alla mia età aveva già due bambini, e a mio nonno, operaio della Fiat, con quattro figlie da tirare su. Non badavano troppo ad avere crediti bancari, ma con determinazione coltivavano le loro ambizioni, senza lamentarsi».
D. Mi sembra di capire che ha voglia di fare il papà.
R. «Prima arriveranno dei figli più sarò contento. Io e mia moglie ci stiamo impegnando» (ride).

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