Jim Morrison: un mistero che dura da 45 anni

03 07 2016 di Pierluigi Lupo
Credits: Ansa

Jim Morrison, leggenda del rock, è morto di overdose a 27 anni il 3 luglio del 1971. Ma c'è chi pensa che sia ancora vivo. E attorno alla sua scomparsa aleggia ancora il mistero

Jim Morrison, il mitico cantante dei Doors, moriva 45 anni fa a Parigi, all’alba del 3 luglio 1971, a 27 anni. La versione ufficiale è quella di Jim trovato morto nella vasca da bagno per arresto cardiaco, ma non mancano altre versioni. Addirittura c’è chi sostiene che non sia morto, e viva nascosto su un’isola delle Seychelles.

Jim aveva un rapporto speciale con la morte, nella sua canzone più rappresentativa troviamo queste parole: «This is the end, my only friend».

Fin da bambino era convinto che lo spirito di un indiano fosse entrato in lui. A questo proposito amava citare un episodio della sua infanzia.

Viaggiava con i familiari, stavano attraversando il deserto del New Mexico. Lungo la strada vide un incidente automobilistico e degli indiani stesi a terra, sanguinanti e moribondi.

«Ero solo un bambino» ricordava Jim. E un bambino è come un fiore con la testa scossa dal vento». E continuava dicendo: «Penso davvero che in quel momento l'anima di uno di quegli indiani, o forse gli spiriti di molti di loro stessero correndo in giro come impazziti e siano balzati nella mia testa».

A scuola aveva voti più che buoni, e il suo quoziente d’intelligenza era molto elevato. Ma proprio sul finire del liceo qualcosa cambiò, Jim si fece più cupo, aggressivo e trasandato. Inspiegabilmente non si presentò alla cerimonia di consegna dei diplomi.

I suoi genitori amareggiati lo spedirono dai nonni in Florida. Si iscrisse al Saint Petersburg Junior College, successivamente alla Florida State University di Tallahassee e infine all’UCLA (Università della California di Los Angeles) per studiare cinematografia.

E proprio ai corsi di cinematografia conobbe Ray Manzarek, il futuro tastierista dei Doors. Insieme decisero di formare una band. A scegliere il nome del gruppo fu Jim, “The Doors” (Le Porte). Come “le porte della percezione” di William Blake. Il loro obiettivo era aprire le porte sull’ignoto.

Nel 1966 i Doors iniziarono ad esibirsi nei locali di Los Angeles, e in quel periodo Jim incontrò Pamela Courson. Bella, capelli lunghi di un biondo rame, viso pallido cosparso di lentiggini. Appariva così fragile e delicata che Jim provò subito l’impulso di proteggerla. Inoltre era nata a Weed, ai piedi del monte Shasta (luogo sacro per gli indiani). Jim, convinto di trascinarsi dietro un’anima indiana, prese questa cosa come un segno del destino.

Nel 1967 i Doors pubblicarono il loro primo disco. Divenne un successo strepitoso, uno dei dischi più venduti dell’anno. All’interno dell’album canzoni che hanno fatto la storia del rock. Light my fire, raggiunse la prima posizione nei singoli. The end, molti anni più tardi verrà inserita nel film sul Vietnam, “Apocalypse Now”.

I Doors iniziarono a fare molti concerti. Dal vivo Jim dava il meglio e il peggio di sé.

Sul palco si trasformava, davanti al microfono chiudeva gli occhi, la sua voce suadente si faceva più cupa, profonda, come in trance. Nei picchi della canzone cacciava degli urli strazianti. Il suo sguardo perso nel vuoto, a tratti dava l’impressione di vedere qualcosa di orribile e disgustoso.

Nello stesso anno i Doors pubblicarono un secondo album, Strange days. Altro grande successo. Niente sembrava poterli fermare. Ma sul finire del 1970 i Doors furono costretti ad interrompere le esibizioni dal vivo, a causa dello stato di salute di Jim, collassato nell’ultimo concerto.

Pamela nel frattempo si era trasferita a Parigi. All’inizio di marzo, Jim la raggiunse. Il suo desiderio era di dedicarsi alla poesia. Girava per la città, visitando musei, fermandosi nei caffè, andando a teatro. Insieme a Pamela andò nel sud della Francia, in Spagna. Passarono anche una settimana in Corsica. Solo che Jim continuava a bere parecchio. Diceva a tutti di scrivere cose bellissime, in realtà passava la maggior parte del tempo a bere senza fare niente.

Riguardo alla sera del 2 luglio 1971 ci sono parecchie versioni. La prima, quella ufficiale, vuole Pamela e Jim andare al cinema e rientrare a casa all’una di notte. Lei si mette a lavare i piatti, mentre lui guarda i filmini. Poi vanno a letto e si addormentano.

Più verosimilmente, dopo il cinema, Jim e Pamela si fermano in un caffè a bere. Rientrati a casa, Jim ricomincia a bere, mentre Pamela versa della polvere bianca su un tavolo, si tratta di eroina. A Jim piace la cocaina, ed è contrario all’eroina. Però quella notte decide di far compagnia a Pamela. Ha già bevuto parecchio e la droga, mischiata all’alcol, moltiplica il suo effetto. Poi si mettono sul letto ad ascoltare dischi, finiscono per addormentarsi.

Durante la notte Pamela si sveglia per il respiro troppo rumoroso di Jim. Per svegliarlo è costretta a schiaffeggiarlo. Lui apre gli occhi e dice di non sentirsi bene, si alza dal letto, cammina un po’ per la stanza. Cerca di farsi un bagno caldo nella vasca, ma viene preso da nausea e vomita, anche sangue. Poi dice di sentirsi meglio e Pamela torna a dormire.

È già l’alba quando si sveglia e si accorge che Jim non è nel letto. Lo trova ancora nella vasca, morto. Lei morirà tre anni dopo, di overdose.

Un’altra versione vuole Jim in un locale chiamato “Rock’n’Roll Circus”, dove sniffa eroina nei gabinetti e cade a terra. Qualcuno lo mette su un taxi, e a casa viene gettato nella vasca piena d’acqua fredda, allo scopo di rianimarlo (tipico trattamento da overdose).

In ultimo c’è la versione più improbabile e anche più suggestiva. Jim, aiutato da Pamela, avrebbe simulato la sua morte per vivere libero e senza impegni. Magari in Africa come il suo poeta Rimbaud. In ogni caso si troverebbe in un posto dove nessuno potrebbe più riconoscerlo e con un’altra identità. Oggi avrebbe 72 anni.

Riproduzione riservata