La settima prova: una lettera a se stesse

15 12 2017 di Nina
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L’editor Nina lancia la settima sfida alle scrittrici del nostro talent online: scrivere una lettera a se stesse. Ecco i suoi suggerimenti per affrontarla

Il talent “La tua vita in un libro” si sta avviando alla conclusione: quella che state per leggere è l’ultima prova che l’editor Nina sottoporrà alle concorrenti ancora in gara. Una volta proclamata la vincitrice di questa settimana, la giuria (formata da noi e da diversi editor di Mondadori Libri) dovrà decidere chi tra Giusy, Monica e Violante potrà pubblicare il proprio memoir. Scopriremo il nome della fortunata all’inizio dell’anno nuovo: prima di Natale, invece, potremo leggere il risultato della sfida.

Il potere terapeutico della scrittura

Si dice che gli scrittori, compresi i più prolifici, finiscano per raccontare sempre la stessa storia: naturalmente, la loro. Si può essere o meno d’accordo, ma questa affermazione potrebbe valere per gli autori che si cimentano nel genere del memoir e, dunque, hanno esplicitamente scelto di fissare sulla carta la propria esperienza.

Metabolizzare un cambiamento, elaborare un trauma o un dolore, mettere distanza tra sé e la propria vita, vedere le cose con maggiore chiarezza: sono alcuni degli innumerevoli doni della scrittura, uno straordinario strumento “terapeutico”, oltre che forma d’arte.

La scrittura ci cambia

Come ogni “terapia” che si rispetti, l’atto dello scrivere ci cambia. Innanzitutto come autori: man mano che procediamo, che ci sperimentiamo, che individuiamo soluzioni narrative o linguistiche, che scoviamo possibilità e facciamo scelte, scopriamo di essere pronti a compiere un’impresa della quale magari non ci siamo mai sentiti all’altezza. Scrivere di sé, però, ci cambia anche come persone: ripercorrere la nostra storia ci permette di riflettere su di essa, di coglierne gli insegnamenti, di cristallizzarla in una forma definitiva: a quel punto, possiamo decidere che cosa farne – valutare se farci influenzare da lei, riporla oppure portarla con noi per un tratto ancora, per esempio.  

Come affrontare la prova

La prova di questa settimana chiede alle concorrenti di scrivere in un massimo di 2.500 battute una lettera a se stesse – o meglio, alla persona che erano prima di cominciare a lavorare al loro memoir.

L’atto dello scrivere è stato per loro una necessità, un dono, una liberazione? Come si sentivano prima, come si sentono ora? Sono cambiate? Se sì, in che modo? Scrivere ha modificato il rapporto che avevano con la storia che hanno scelto di raccontare?

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