La terza prova: individuare la propria voce

16 11 2017 di Nina
Credits: shutterstock

L’editor Nina affida alle concorrenti una nuova prova: in poche righe, “tradurre” se stesse in personaggi immediatamente riconoscibili dal lettore. Di seguito spiega di che cosa si tratta e dà alcuni esempi cui ispirarsi

Il viaggio delle partecipanti a “La tua vita in un libro” prosegue con la terza prova: dopo essersi cimentate in un racconto di sé super-sintetico e aver tratteggiato per immagini il carattere di uno dei personaggi del proprio memoir, è tempo per le scrittrici di dare corpo alla propria voce.

La voce

“Chi mi sta parlando?” si chiede il lettore ogni volta che si appresta a leggere un nuovo libro. Sapere con chi si ha a che fare è per lui essenziale: altrimenti, potrebbe non essere in grado di decifrare il testo.

L’autore, d’altro canto, questo rischio vuole scongiurarlo a ogni costo: per quale motivo scriviamo, se non per essere letti e, dunque, compresi?

Quando l’autore si cimenta in una storia anche solo in parte autobiografica, e sceglie di narrare in prima persona, è costretto a entrare a piè pari nella storia, “traducendosi” in personaggio. Di solito, nel protagonista.

Costruire il proprio personaggio

Esistono numerosi archetipi narrativi cui ci si può riferire nella costruzione del proprio personaggio: tra gli altri, il guerriero (chi lotta per qualcosa), il mago (chi ha poteri straordinari), il ribelle (chi è sempre contro) o il buon amico (chi agisce nel mondo con amorevolezza e cura).

Come affrontare la prova

Che tipo di personaggi sono le nostre scrittrici? Quali tra i loro tratti caratteriali, le loro caratteristiche fisiche oppure le loro esperienze le distinguono e le rendono uniche, affascinanti, piene di personalità e, dunque, devono saltare immediatamente  all’occhio del lettore affinché siano riconoscibili?

Le partecipanti dovranno immaginare, in un massimo di 1.500 battute spazi inclusi, di far entrare in scena il loro personaggio nel primo capitolo del loro libro, mettendo subito in evidenza quelle due o tre prerogative che permetteranno al lettore di capire, su per giù, con chi ha a che fare.

Fonti di ispirazione

Ecco di seguito qualche esempio di presentazione del personaggio principale, quel tanto che basta per renderlo familiare al lettore e, dunque, pronto all’azione.

Trangugiai il bicchiere di vodka e me ne versai un altro, vodka polacca stavolta, con dentro una spighetta o roba del genere che fluttuava sul fondo di una bottiglia. Era un’impresa del tutto disperata, ma continuavo a bere, spostandomi da un vassoio all’altro e da un gruppetto all’altro. (Steve Tesich, Karoo, Adelphi, Milano 2014).

Sono uno zainetto verde oliva da trenta litri. BA5799 mi comprò allo spaccio di un presidio militare quando era ancora sotto addestramento. Durante la mia prima esercitazione cercò di sporcarmi in modo che non sembrassi più nuovo, ma consunto e vissuto – non come si sentiva lui, ma come avrebbe voluto sentirsi. (Harry Parker, Anatomia di un soldato, SUR, Roma 2016).

Per tutto il viaggio me ne restai con la testa appoggiata al sedile. Era la prima volta che volavo, mi facevano male le orecchie, avevo un po’ di nausea, e mi spaventavo ogni volta che l’aereo traballava. Nei pochi momenti che ero sveglio sbirciavo verso il finestrino alla mia sinistra e inventavo storie coi personaggi che le forme delle nuvole di volta in volta mi suggerivano. Erano nuvole di mían hūatáng, “cotone caramella”, lo zucchero filato che spiluccavo, in Cina, fra le bancarelle dei mercatini serali.

Era il marzo del 1990 e, a soli undici anni, stavo volando verso Oūzhōu, l’Europa, insieme a Mama, mia madre. (Yanh Shi Shi, Cuore di seta, Mondadori, Milano 2017).

Riproduzione riservata