La tua vita in un libro: la settima prova di Violante

  • 18 12 2017

Le finaliste del talent “La tua vita in un libro” affrontano la settima prova: scrivere una lettera a se stesse. Ecco la prova di Violante

SETTIMA PROVA: LA LETTERA 

Violante. Io so cos’è. So cos’è quella paura. Quel malessere impertinente che imbratta la mente. Quel timore che azzanna di soppiatto.

È la paura di non riuscire a perdonare.

Ricordi quando sentisti quel sermone in chiesa? Il prete pronunciò una frase che ti perforò prima i timpani, poi il cranio, poi le costole: «Il perdono è vita».

Allora pensasti: «Come si può non perdonare la stessa persona che ti ha donato la vita?».

Hai vissuto questa paura segretamente, nutrendola e facendola lievitare dentro di te. Così ti avrebbe procurato quella dose di sofferenza che, in fondo, meritavi.

La meritavi perché non potevi avercela con lei. Lei era malata. Ma non ti rendevi conto di quanto ti stessi ammalando anche tu.

Ma ecco. Il tuo palliativo. L’avevi fabbricato da sola. Scrivere. Scrivere significava oscurare, ignorare. E trasformarti in un essere in continua evoluzione. In un seducente camaleonte. In un pezzo di argilla ancora da plasmare.

Poi, un giorno, questo palliativo non è più bastato. Hai deciso che volevi sconfiggere le cause, non i sintomi. Che volevi scavare, a costo di dover entrare dentro la buca per andare più a fondo. Violante. Hai deciso di scrivere di te.

All’inizio ti sei mossa come un animale enorme e sgraziato all’interno di un giardino di rose. Capitava che, spostandoti, venissi punta, e il bruciore era così immediato e vivo da costringerti a fermarti. Oppure i tuoi arti toccavano i petali, ma avevi la dolorosa sensazione di star sciupando anche ciò che di puro e speciale rimanesse.

Era sempre lei. Quella maledetta paura, che ti faceva muovere convulsamente tra una rosa e l’altra. Fino a farti male.

Come prendere confidenza con questo giardino allora? Ti sei fermata, e hai cominciato a misurare i passi.

Hai imparato ad aggirare le spine senza mai evitarle, ma guardandole con riconoscenza. In fondo, scontrandotici, avevi imparato qualcosa. Ti sei fatta coccolare dai petali, gioendo della loro inviolabile bellezza.

Hai iniziato a prenderci gusto a girare su questo terreno.

E ci hai lasciato delle tracce sopra, con tutto questo girare. Prima confuse, poi sempre più nitide.

Io so leggerle adesso. E ci leggo del perdono in questi solchi. Su questo terreno fertile. Su questo terreno che è vita.

Il commento dell'editor

Perdonare è una sfida enorme, soprattutto quando la vita ci chiede di perdonare persone che amiamo con intensità disarmante e con enorme fatica – come a volte accade con i genitori. O come accade con noi stessi. Non possiamo liberarci degli uni così come non possiamo scappare da noi: Violante ha attraversato questo confine, e dall’altra parte ha trovato un terreno fertile, la bellezza delle rose e la capacità di apprezzarne anche le spine.

Grazie, Violante, per la vividezza delle tue figure femminili e per le pennellate di poesia con cui hai saputo colorare i tuoi aneddoti.

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