US-ENTERTAINMENT-PREMIERE-UNBROKEN
Shiloh Jolie-Pitt, daughter of Brad Pitt and Angelina Jolie, arrives for the U.S. premiere of Universal Pictures "Unbroken," December 15, 2014 at the Dolby Theatre in Hollywood, California. AFP PHOTO / ROBYN BECK (Photo credit should read ROBYN BECK/AFP/Getty Images)

Lasciate che i figli crescano (come vogliono)

Shiloh Nouvel, la figlia di Brad Pitt e Angelina Jolie ha solo 8 anni ma è già chiacchieratissima. Perché le piace vestirsi da ragazzo. E allora? Che male c'è?

Shiloh  Nouvel, bambina bellissima di Brad Pitt e Angelina Jolie si è presentata qualche giorno fa sul red carpet (in occasione del film girato dalla mamma) con giacca e cravatta, capelli tagliati come il papà, lo sguardo serio e le mani in tasca. Apriti cielo! Il gossip si è scatenato. Perché la bimba, che da Brad ha preso i capelli biondi e gli occhi blu e da Angie le labbra carnose, ha solo 8 anni e sembra proiettata in un mondo più grande di lei.
«Ama vestirsi da maschio da quando ha 4 anni» ha dichiarato Angelina nel salotto tv di Oprah Winfrey. «E vuole essere chiamata John».
Che abbia già un orientamento sessuale? Non credo. Anche se in molti hanno subito etichettato la piccola per via dei gusti bisex (dichiarati in passato) della madre.

Di sicuro Shiloh sta cercando di definire una sua identità in una famiglia non certo convenzionale, aperta a mille stimoli e mille culture.
Vorrà assomigliare al papà, portare i calzoni - e non solo in senso letterale - come i fratelli Maddox (13 anni, cambogiano) e Pax (11, vietnamita)? Differenziarsi dalle sorelle Zahara (9, etiope) e Vivienne, 6, la gemellina di Knox (gli altri due figli naturali della coppia hollywoodiana)? Tagliare i ponti con la madre? Chissà.

Di sicuro sta sperimentando. Come la maggior parte dei bambini alla sua età.
«Altri portano la cappa di Superman. Lei vuole assomigliare ai fratelli» ha dichiarato Angelina per zittire le voci maligne.

La cosa mi ha incuriosito. Perché più di una volta ho sentito discorsi simili pronunciati da mamme. Così ho provato a farmi un'idea.
Ma per evitare i luoghi comuni e fare chiarezza in tutta questa confusione di ruoli ho chiesto aiuto a Manuela Trinci, psicologa e psicoterapeuta e coautrice di un libro in questo caso illuminante: La fatica di crescere (Feltrinelli). «A 8-9 anni si acquisiscono le identità di genere, si giocano le relazioni primarie e si assumono anche accenti provocatori» mi ha spiegato. «Ma da qui a dire che Shiloh sia omosessuale o crescerà tale...».
Grazie Manuela, e poi diciamolo: può una bambina così piccola essere cosciente di cosa significa "transessuale" o androgino? Che ci sono uomini e donne che non si sentono a proprio agio nel loro corpo?
«Be'» continua la psicologa, «stiamo parlando di una famiglia fuori dal comune. Shiloh vive in un mondo particolare, anticonformista, e fa conoscenze ed esperienze diverse da quelle dei nostri bambini».
Poi mi spiega come le esperienze esterne si intreccino con la propria ricerca interiore. «Uno costruisce la sua identità da quello che gli viene dall'esterno. Se ti crescono come un maschiaccio qualcosa ti rimarrà».
E qui mi viene in mente mio papà che mi comprava i fumetti di Tex Willer e mia mamma che mi faceva tagliare i capelli corti corti.

Ma devo ringraziare loro se adesso so lavorare a maglia, cucinare, usare il computer e se mi piacciono le nuove tecnologie.

Perché con questa chiacchierata ho capito due cose fondamentali:
1. Che ai bambini bisogna proporre tanti modelli diversi, per aiutarli a costruire il loro immaginario e la loro identità di genere. Ben vengano quindi le principesse, le fatine, ma anche i supereroi e i cowboy.
2. Che i genitori non si devono fissare su una identità prestabilita.

Quindi fa bene Angelina a lasciare che la sua Shiloh/John giochi a vestirsi da ragazzo. Senza doversi mettere tutù firmatissimi e scarpette col tacco come la figlia di Tom Cruise.

Anzi, che faccia quel che vuole: abiti da ragazzo o meno. L'importante è che si senta a suo agio, intenta a esplorare la sua frontiera dei codici di genere. Certo non sarà comunque facile. Soprattutto  per lei, sotto i riflettori di una comunità mondiale, forse più feroce della cerchia di amici o dei compagni di scuola.

Riproduzione riservata