Io dico «No!»: un libro racconta le storie di disobbedienza

09 06 2017 di Redazione
Credits: Rosa Parks: il su orifiuto di cedere il posto sull'autobus a un bianco darà il via alla battaglia contro la segregazione razziale negli Usa

Un libro racconta le vite di 35 eroi che hanno saputo dire di No e hanno cambiato la storia: ne abbiamo scelti 7, tutti da conoscere e approfondire

Dalla scelta di Rosa Parks di non cedere il posto a un bianco nell’America razzista al coraggio di Franca Viola di rifiutare le nozze d’onore in un’Italia retrograda e bigotta. Sono le “ribellioni famose” raccolte in un saggio dedicato ai ragazzi, che contiene lezioni di vita per tutti. «Questo è un libro sulla libertà» dice Daniele Aristarco autore di Io dico no! Storie di eroica disobbedienza (Einaudi ragazzi). Raccoglie le vicende di 35 donne e uomini che, nel corso della Storia, hanno alzato la testa per denunciare un sopruso, un’ingiustizia, una verità, rimettendoci anche la vita. Eroi straordinari perché, immersi nella società in cui vivevano o vivono, sono riusciti a cambiarla, a lasciare un messaggio positivo e costruttivo. Noi ne abbiamo scelti 7, ma tanti altri meritano di essere conosciuti.

Socrate

Confessando i suoi limiti, ha sbugiardato i potenti. «So di non sapere». È questa la frase più celebre attribuita a Socrate, il filosofo greco maestro di Platone. E sta in questa ammissione di ignoranza la sua eredità. Perché in un mondo di parolai, il pensatore del 399 a.C. fa qualcosa di rivoluzionario: confessa i suoi limiti. Le sue incertezze. E sbugiarda la fumosità dei discorsi dei potenti. Anziano e semicalvo, Socrate veste rozzo e cammina scalzo. Ma viene accusato di corrompere i giovani e finisce sotto processo ad Atene. Vogliono condannarlo a morte, lui chiede in cambio un assegno a vita per i suoi meriti. I suoi seguaci gli preparano la fuga, lui accetta la sorte: «Non bisogna mai commettere un’ingiustizia, neppure quando la si riceve».

Ci piace perché: ha dimostrato che chi ha tutto il potere non ha tutte le risposte.

Anna Politkovskaja

I suoi reportage-verità in Russia le sono costati la vita. Il 7 ottobre 2006, mentre esce dall’ascensore di casa sua, la giornalista Anna Politkovskaja viene uccisa da un sicario. Il mandante dell’omicidio non viene mai identificato, anche se le indagini si concentrano sulle inchieste della reporter, bollata da Vladimir Putin come una “donna non rieducabile”. La sua colpa? Aver rivelato che in Cecenia i russi non erano innocenti; aver scritto che, nel 2002, per liberare i sequestrati nel Teatro Dubroka di Mosca era stata fatta una carneficina. E averlo ripetuto nel 2004 dopo l’intervento delle forze speciali in una scuola di Beslan. Nel 2016, a 10 anni dalla sua morte, la Politkovskaja è stata ricordata con convegni e manifestazioni in tutto il mondo. In Russia, sono scesi in piazza solo in 3.

Ci piace perché: c’è ancora bisogno di voci “contro”.

Abraham Lincoln

Ha scatenato una guerra pur di fare abolire la schiavitù. Abraham Lincoln, avvocato civilista nato a Hodgenville, in Kentucky, è l’unico presidente americano a dichiarare guerra a metà del suo stesso Paese. Lo fa nel 1861, e per un ottimo motivo: costringere gli Stati del Sud ad accettare il suo «Proclama di emancipazione», dove sta scritto che gli schiavi di colore da quel momento saranno uomini liberi, e che per continuare a lavorare nelle fabbriche e nei campi dovranno ricevere un salario. Lincoln ci rimette parecchio, perché anche lui ha degli schiavi nella sua tenuta di famiglia. Quando un ufficiale arriva a Hodgenville per dare loro la notizia, pregano per il padrone prima di intonare il gospel Free at last.

Ci piace perché: ha messo in discussione una legge discriminatoria che vigeva da quasi un secolo.

Rosa Parks

Restando seduta, ha fatto sollevare milioni di neri. Quando la arrestano, Rosa Parks ha 42 anni e fino a quel giorno non ha mai preso nemmeno una multa per divieto di sosta. Anche perché la patente non ce l’ha. Prende l’autobus, ed è sull’autobus che i poliziotti prendono lei. Le contestano il reato di «condotta impropria», che per noi non significa granché ma in quel tempo e in quel luogo (Montgomery, Alabama, 1955) significa molto. Rosa è nera e i neri sul bus - ma anche in chiesa, a scuola, alle poste - devono cedere i posti più comodi ai bianchi. Ma quel giorno lei rifiuta di alzarsi davanti a un uomo che reclama il seggiolino. Nella sua foto segnaletica, Rosa sorride.

Ci piace perché: il suo «No» darà il via alla battaglia contro la segregazione razziale negli Usa, che sarà vinta nel 1969.

Albert Einstein

Premio Nobel per la Fisica, si è opposto alle armi nucleari. «Ricordatevi della vostra umanità e dimenticate il resto» è una frase che Einstein ama. E lui, lo scienziato capace di rivoluzionare le teorie del tempo e dello spazio, desidera che l’umanità ritrovi se stessa dopo gli orrori delle guerre mondiali. Di origini ebraiche e costretto a fuggire dalla Germania nazista, insegna negli Usa. Dopo Hiroshima e dopo la prima bomba a idrogeno testata nel Pacifico, l’incubo che gli uomini possano estinguersi si fa concreto. La lettera per il disarmo nucleare promossa da tanti intellettuali viene letta a Londra il 9 luglio 1955; Einstein è morto da 3 mesi, ma il documento porta in calce la sua firma, quella più potente e prestigiosa.

Ci piace perché: scienziato straordinario, ha rifiutato la scienza al servizio della guerra.

Vandana Shiva

Ha detto «No» al potere delle multinazionali in India. Il sari rosso e il bindi sulla fronte sono il suo biglietto da visita. Indiana (è nata a Dehradun 64 anni fa), Vandana Shiva da sempre lotta per la salvaguardia dell’ecosistema del suo Paese e del Pianeta, contro le multinazionali che sfruttano le risorse naturali. E nel 1987 ha fondato un istituto per la conservazione dei semi: quelli che danno origine alle piante, il primo anello della vita. «Avere il controllo sui semi significa avere il controllo sulle nostre esistenze, il nostro cibo e le nostre libertà. Devono essere lasciati alle cure dei contadini». Con queste parole è riuscita a riunire attorno a sé agricoltori, donne, attivisti e a diffondere il suo messaggio nel mondo.

Ci piace perché: è una donna coraggiosa che combatte contro la distruzione della Terra.

Franca Viola

Si è ribellata, nel profondo Sud, al matrimonio d’onore. Alcamo, Sicilia, 1965. È il giorno dopo Natale e a casa della 17enne Franca Viola fanno irruzione 13 uomini. Rapiscono la ragazza per conto di Filippo Melodia, figlio del boss locale, che abusa di lei per poterla tenere sempre con sé. La legge è dalla sua parte: l’articolo 544 del Codice penale stabilisce che se un uomo violenta una donna può evitare la galera sposandola. Dopo 6 giorni, Melodia chiama Bernardo Viola per chiedere la mano della figlia, ma il padre avvisa la polizia e la ragazza denuncia il suo rapitore. Al processo tutta l’Italia è contro Franca: avrebbe dovuto tacere per salvare l’onore. Lei, invece, manda in galera Melodia e 3 anni dopo sposa, per amore, Giuseppe.

Ci piace perché: si è opposta alle nozze riparatrici. E nel 1981 l’art. 544 è stato abolito.

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