Il nuovo libro (e la nuova vita) di Michela Murgia

10 11 2015 di Monica Triglia
Oggi esce Chirù, il nuovo romanzo di Michela Murgia. «Ho deciso di scriverlo» mi ha detto «quando ho scoperto di essere malata di cancro. E ho pensato: questo potrebbe essere il mio ultimo libro»

Oggi in tutte le librerie italiane esce per Einaudi Chirù, il nuovo romanzo di Michela Murgia. I protagonisti sono un giovane violinista (Chirù) e un’attrice (Eleonora) che diventa per lui una “madre spirituale”.

Un’uscita importante, a sei anni da Accabadora che ha fatto vincere alla scrittrice il premio Campiello.



Per farmi raccontare Chirù, ho incontrato Michela qualche giorno fa a Torino, la città dove lei, sarda, abita in questo periodo.

È stato un incontro forte e intenso. Perché, ancor prima di parlarmi di Chirù e di Eleonora,

Michela mi ha parlato di sé e della sua vita. E di un tumore, un matrimonio, una separazione e un nuovo amore.

«Sono cambiata come non si cambia in tre esistenze» ha detto a me che, almeno all’inizio, ero un po’ in affanno al pensiero di interrogarla su quel cancro affrontato e vinto a quarant’anni.

Lei lo ha capito, quell’affanno. «So che fa male. Parlarne lascia dei lividi anche a chi ti ascolta, non solo a te che lo confessi. Per questo l’ho taciuto, tranne che con pochissime persone. Non ho detto nulla neppure a mia madre. Una mamma che vede la figlia malata di cancro è disperata. Se io non ero cambiata perché avevo un tumore, il mio tumore avrebbe potuto paradossalmente cambiare lei».

La malattia si è fatta viva nel 2014, nell’ultima fase della campagna elettorale che ha visto Michela Murgia candidata alla presidenza della Regione Sardegna a capo di “Sardegna Possibile”. E in quei mesi così difficili e intensi («Il tempo diventa un tempo d’attesa dell’ultimo esame, degli esiti della chemioterapia...») Michela ha deciso di lavorare a un romanzo diverso da tutti gli altri.

«Chirù è il libro che ho deciso di scrivere per raccontare cose che pensavo di dover invecchiare prima di poter narrare. Invece mi sono trovata a chiedermi quanto tempo avessi ancora davanti. Ad affrontare l’idea che quello potesse essere il mio ultimo lavoro. Non è un libro autobiografico, ma ha in sé molto della mia vita».

Dal cancro Michela è uscita. «Non voglio dire guarita, perché dal cancro, anzi dall’idea di cancro, non si guarisce mai. I medici ti dicono: “Tutto ok, il male non dà segni di vitalità”. Sì. Tu però sai che il tumore è come un signore che, seduto su una panchina, se ne va dimenticando il giornale. Potrebbe tornare a prenderlo in qualsiasi momento. O non tornare mai». Che è un esempio efficace, se ci si pensa, e anche difficilissimo da sopportare. O forse no, almeno a vedere la forza che la malattia le ha lasciato in eredità.

Come cambia la vita, ho chiesto a Michela. E lei: «Esci da un tumore e devi rimettere ordine nella scala dei tuoi valori. Fai i conti con le scelte fatte e ti chiedi: “E se non avessi tutto il tempo che credevo? Se me ne restasse poco, sono sicura di volerlo vivere così? O ho ancora qualcosa da chiedere e da dare?”. Ho parlato con mio marito. Ci siamo detti: ci siamo voluti bene, non ci siamo mai fatti del male, ci siamo sempre appoggiati l’uno all’altro. Ma il nostro rapporto non è più un matrimonio. È amicizia, è un patto di reciproco sostegno, è complicità. Entrambi siamo ancora giovani, lui più di me, e forse è giusto chiedere alla vita qualche altra cosa. Così ci siamo separati».

E poi? «E poi ho trovato un amore nuovo e bellissimo» mi ha detto Michela salutandomi, e aveva gli occhi che ridevano. E allora ho riso anch'io, pensando a come sono belle le storie che finiscono bene.

La storia di Chirù la trovate da oggi in tutte le librerie. Quella di Michela Murgia, con l’intervista completa, è su Donna Moderna 47, da domani in edicola.

Credits: L'intervista a Michela Murgia in edicola su Donna Moderna 47, in edicola da mercoledì 11 novembre.
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