Patty Pravo Telegatto 1980

La sera in cui divenni Patty Pravo

Roma, 1966. Davanti a un piatto di spaghetti, e al proprietario del famoso Piper, cita un verso di Dante. Da quel momento Nicoletta Strambelli lascia il posto alla diva più ribelle della musica italiana: Patty Pravo. «E pensare che il nome nemmeno mi piaceva...»

Buonasera, come sta? Diamoci del tu». La risata è calda e profonda. La voce quella che ha fatto sognare milioni di persone. Patty Pravo mi accoglie così nel suo mondo che ripercorriamo attraverso le foto del libro che ha appena pubblicato. Si intitola Minaccia bionda (Rizzoli, a cura di Pino Strabioli e Simone Folco) e raccoglie circa 200 scatti, tra archivio privato e ritratti di grandi fotografi. Immagini di una vita speciale, sempre col piede sull’acceleratore, come una immensa discesa dalle montagne russe.

Minaccia bionda perché... «Perché ho sperimentato molto, ho fatto tante cose anche senza l’approvazione dei discografici, distruggendo contratti. Alla fine ero una minaccia!» mi spiega, ridendo ancora. Il libro, che nasce da quel soprannome e racconta quasi 60 anni di carriera della cantante da 110 milioni di album venduti, è nato durante il lockdown di marzo. Della ricerca si è occupato Simone Folco, il suo assistente personale, mi svela. «Non ho un archivio, non tengo nulla di mio. Altrimenti dovrei vivere in una specie di museo. Avere spazio solo per i vestiti, i dischi, i premi. Tutta roba che non mi interessa, in fondo». Recuperare le foto è stato un lavoro, bisognava contattare i fotografi e chiedere i permessi. «Alcune che avrei voluto non le abbiamo trovate, mi è dispiaciuto. Però mi sembra sia carino. Sono carine anche le didascalie, no?».

Egizio Fabbrici/Mondadori via Getty Images
Patty Pravo al Piper negli anni 1966-67.
Angelo Frontoni - Cineteca Nazionale - Museo Nazionale del Cinema
Il look
«Mi sono sempre truccata da sola» ci ha rivelato Patty Pravo. «Ma per i capelli mi sono affidata a Marcello Casoni che aveva tanta creatività. Ed eravamo così in sintonia che non avevo nemmeno bisogno di parlare».
Claudio Porcarelli
Il look
Dal look beat degli anni ʼ60 alle trasformazioni in stile Bowie, punk, giap e futuristico.
Angelo Frontoni - Cineteca Nazionale - Museo Nazionale del Cinema
Patty Pravo in una foto della Cineteca Nazionale - Museo Nazionale del Cinema
Il disco di Pensiero stupendo del 1978.
Getty Images
Gli amori
Patty Pravo ha avuto 5 mariti e molti compagni. Nella foto è con Franco Baldieri che sposa e lascia dopo poche settimane nel 1972. 
Getty Images
Patty Pravo con Riccardo Fogli, che per lei lasciò la moglie Viola Valentino e i Pooh nel 1972.
Getty Images
Patty Pravo col chitarrista John Edward Johnson, 8 anni più giovane, con cui è stata sposata dall’82 al ’92.
Daniele Venturelli/Daniele Venturelli/WireImage/Getty Images
A Sanremo nel 2019 Patty Pravo interpreta Un po’ come la vita.
Mondadori via Getty Images
Splash

Patty Pravo cita se stessa, con un abito in velluto nero e un arabesque sul davanti. Divina (Gianluca Saitto)

Mondadori Portfolio
Mondadori Portfolio

Patty Pravo con Lucio Battisti e Little Tony

Ansa

Patty Pravo nel 2001

Mondadori Portfolio

E quelle didascalie sono da leggere tra le righe. C’è la Patty bambina, quando ancora si chiamava Nicoletta Strambelli, nata a Venezia il 9 aprile 1948. Sua madre l’aveva affidata ai nonni e lei calcava i primi palchi con le recite scolastiche. «A Venezia ho vissuto fino a 15 anni e ho avuto dei maestri stupendi. Pensa che alle elementari invece della preghiera cantavamo La marsigliese. E la città... Entravo nelle chiese e vedevo Tintoretto, Tiziano. Se sei circondata dalla bellezza, la bellezza ti entra dentro. Poi è morto il nonno, ero triste, e ho chiesto a nonna di andare in Inghilterra a studiare l’inglese. Ho lasciato il Conservatorio, sono arrivata lì e ho fatto un’altra cosa, che nemmeno immaginavo» ride di gusto.

A Londra Nicoletta rimane poco, ma quanto basta per farsi influenzare dall’esplodere di suoni e stili diversi. «Era l’inizio di tutto: gli Who, i Beatles, i Cream. Nascevano la nuova musica e le radio pirata che trasmettevano al largo della costa». Erano gli anni ’60. Partita da Londra, arriva a Roma su un Maggiolino vestita Pucci e in poco tempo diventa “la ragazza del Piper”. All’inizio si chiama Guy Magenta, poi Patty Pravo.

L’origine del nome Patty Pravo è come un film

«Eravamo una sera al Piper (alla fine del 1966, ndr), a chiacchierare dopo la chiusura e ci mangiavamo gli spaghetti. Stavo con Alberico Crocetta, fondatore del locale insieme a Giancarlo Bornigia, e 2 mie amiche inglesi. Lui mi chiese cosa avessi studiato e io gli raccontai di come studiavamo Dante al Conservatorio e mi è venuto in mente il verso dell’Inferno “guai a voi anime prave”. Patty era il nome di una delle 2 inglesi. A me personalmente non piaceva».

Ma quel nome, nato da quella cena alla quale pare fossero presenti anche Renzo Arbore, Gianni Boncompagni e Luigi Tenco, le diede un’allure internazionale. «Lo Studio 54? Certo, a New York ogni tanto si andava: Jimi Hendrix, David Bowie, Mick Jagger. Ho legato soprattutto coi Rolling Stones. Ci siamo incontrati a casa dell’artista Mario Schifano nel 1965 e siamo rimasti amici. In particolare con Keith (Richards, ndr), perché ero anche amica di Anita Pallenberg (ex compagna di Richards, ndr): eravamo in contatto fino a pochi anni fa, quando se n’è andata».

Quella voglia di non stare mai ferma

Una diva, Patty Pravo, consacrata da successi mondiali - La bambola, Ragazzo triste, Pazza idea, Pensiero stupendo - ma sempre irrequieta. Da dove viene questa voglia di non stare mai ferma? «Non lo so, mi viene naturale. Dal beat degli anni ʼ60 sono diventata “una vecchia signora” con lo chignon che cantava grandi pezzi francesi, poi sono passata al pop, al punk, al rock. Ho scritto album interi».

Amatissima dagli stilisti - da Gianni Versace a Cavalli che l’hanno vestita anche per Sanremo, dove è stata 10 volte finora - Patty è stata spesso criticata per le sue scelte: 5 mariti, 3 giorni in carcere per possesso di hashish, i servizi per Playboy...

«Perché ero strana» mi rivela. Strana per una Italia spiazzata da una donna che fra le prime osava la minigonna, si presentava a seno nudo e parlava di aborto e pillola. «Se le ragazze oggi hanno le chiavi di casa lo devono a lei» ha detto tempo fa l’amica Loredana Berté. Patty ribelle, sempre controcorrente, «Non come adesso che tutti fanno le cose per piacere agli altri» ride. A lei le cose venivano d’istinto, e ancora oggi mi rivela: «Non ho mai avuto rimpianti... Io sono proiettata da sempre verso il futuro».

Patty Pravo: il libro fotografico

Patty Pravo libro
Minaccia bionda (Rizzoli, a cura di Pino Strabioli e Simone Folco) è la storia della carriera di Patty Pravo, attraverso 200 bellissime foto.
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