primo impiego

25 ANNI: L'ETÀ DEL PRIMO IMPIEGO

È importante che tu faccia tante esperienze, ma scegliendo quelle più apprezzate dal mercato. E scrivendo bene il tuo curriculum.

Cosa devi fare: investire su te stessa.

«Pensa alle competenze che devi acquisire come se fossero caratteristiche di una casa da comprare: punta su quelle che potranno essere ben rivendute»  suggerisce Alberto Ascoli, direttore risorse umane della società di consulenza KPMG Advisory. «Ma non dimenticare che anche le attività o le conoscenze slegate dal tuo percorso professionale possono rivelarsi utili, purché affrontate molto seriamente». Per esempio, se hai fatto la babysitter e hai le referenze dei genitori, grazie a queste dimostri di essere una persona affidabile.

Le tattiche per ritrovare lavoro a 25, 35 e 50 anni

I giovani devono puntare sulla voglia di sperimentare. Quelli che hanno qualche anno di esperienza possono rimettersi in gioco sui social. E agli ultraquarantenni tocca contare sul networking. Ecco la strategia più efficace, età per età

Secondo gli ultimi dati Istat la disoccupazione in Italia è in aumento. Lo scorso marzo è arrivata al 13%, salendo dello 0,2% rispetto al mese precedente. E il 43,1% del totale dei disoccupati, purtroppo, sono giovani.

Trovare lavoro a 25 anni

Lo strumento essenziale: il curriculum.

«I cv che vengono letti dai selezionatori sono quelli che fanno capire velocemente chi sei e quali caratteristiche hai» prosegue Ascoli. «Il consiglio è: inserisci tutte le esperienze che hai fatto, ma sii sintetica nel descriverle. Puoi citare anche il brevetto di diving o il volontariato, perché dimostrano che ti sei posta un obiettivo e l’hai raggiunto. Immagina, però, che ogni parola abbia un costo economico e riducile all’essenziale».

La chiave di svolta: la flessibilità.

«A questa età devi sperimentare» dice Francesca Zampone, personal & business coach di Accademia della Felicità. «Accettare un lavoro mal pagato va bene, purché ti porti verso ciò a cui aspiri o ti venga offerto da un’azienda prestigiosa».

35 anni: ambizioni e obiettivi professionali definiti

Proprio per questo, se ora dovessi perdere il lavoro potrebbe essere un dramma. «La disoccupazione mette di fronte a interrogativi potenti: “Cosa voglio davvero? Cosa so fare?”» spiega la psicologa Adriana Fabiani. Per evitare di essere paralizzata dall’angoscia, impara a “raccontare” agli altri le tue vere capacità.

Cosa devi fare: valorizzare il tuo “personal brand”.

«Significa, in sostanza, imparare a comunicare in modo efficace chi sei e cosa sai fare» consiglia Francesca Zampone. «Allenati creando uno storytelling, cioè un racconto delle tue capacità, che colpisca l’interlocutore e dia di te una buona impressione. Non ti scordare, poi di curare i tuoi profili online».

Trovare un nuovo lavoro a 35 anni

Lo strumento essenziale: Linkedin.

«Cerca di essere presente con un’indicazione chiara del tuo ambito di lavoro, una foto professionale e, possibilmente, un network che superi i 500 contatti» prosegue Zampone. «È importante anche tenere sotto controllo la tua immagine online e renderla coerente con quella che hai nella vita: è inutile farti fotografare in tailleur se in realtà preferiresti lavorare in un ambiente casual».

La chiave di svolta: distinguersi e puntare su un target preciso.

«Come quando corteggi qualcuno, anche nel lavoro è fondamentale differenziarti dalle altre e definire un obiettivo realistico: chi vuoi “conquistare”? Quando l’hai capito, chiediti cosa desiderano l’azienda o il cliente che ti interessano e offrirglielo».

50 anni: non pretendere tutto e subito

«Probabilmente hai fatto lo stesso lavoro per moltissimo tempo e tendi a identificarti con il tuo ruolo. Se diventi disoccupata a questa età, sarai messa di fronte più che mai alla sfida di ricostruire la tua vita» spiega Adriana Fabiani. Per farlo, riparti dalle relazioni.

Cosa devi fare: crearti una routine quotidiana.

Ne è convinta Chiara Bonomi, co-fondatrice di Unbreakfast (unbreakfast.it), associazione di professionisti in cerca di nuova occupazione: «Fai sport, riscopri i tuoi interessi, proponi caffè e aperitivi. Serve ad avere un ritmo di vita ordinato, ma soprattutto a investire sui rapporti umani: il che è vitale, e richiede un piccolo budget». Anche l’estetica non va sottovalutata» prosegue l’esperta. «Quando si è disoccupate si deve stare più attente alle spese, ma la cura di sé è imprescindibile. Come puoi pensare di vendere un’auto se non la tiri a lucido? Lo stesso vale per la tua persona».

Trovare un nuovo lavoro a 50 anni o più

Lo strumento essenziale: il networking.

«Fare rete è fondamentale, anche imparando a usare la tecnologia» continua Bonomi. «Ma attenzione: è importante che tu ti muova negli ambienti, sia virtuali che reali, in cui ti trovi bene. Inutile frequentare persone che non ti piacciono solo perché potenzialmente utili: le opportunità arrivano da chi ci fa stare bene».

Francesca Zampone suggerisce due livelli di networking: «Il primo consiste nel dire a tutti che si cerca lavoro, perché da chiunque possono arrivare delle opportunità. Puoi anche organizzare un aperitivo in cui comunicare esplicitamente che stai cercando una nuova occupazione: bisogna imparare a chiedere. Un altro livello, più strutturato, è quello in cui si partecipa agli eventi organizzati appositamente per mettere in contatto fra di loro i professionisti, come quelli organizzati da Business Network International (bni-italia.com) oppure dai Toastmasters (toastmasters.it)».

La chiave di svolta: ripartire delle possibilità reali.

«Quando si perde il lavoro bisogna tirare fuori pazienza e umiltà, non dare per acquisita la propria posizione pretendendo di ritrovare subito un’occupazione dello stesso livello della precedente» dice Alberto Ascoli, direttore risorse umane di KPMG Advisory. «Il consiglio è di sganciarti dal ruolo che hai ricoperto per anni e da una visione del mondo a compartimenti stagni. Le occasioni oggi possono emergere anche in settori che non avevi considerato: guardati intorno a 360 gradi».

Dello stesso avviso Chiara Bonomi: «Osserva la realtà e prendi spunto da ciò che vedi, prova a frequentare ambienti diversi dal solito, vai a convegni e conferenze. Nell’esperienza di Unbreakfast, ho visto che le persone svoltano quando ricominciano a credere in qualcosa e adottano un punto di vista costruttivo».

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