Zahra Nemati, l’iraniana a Rio contro i pregiudizi

10 08 2016 di Laura Badaracchi

La storia di coraggio di Zahra Nemati, atleta iraniana che gareggia sia tra i "normodotati" sia alle Paralimpiadi

La vita non è stata tenera con lei: Zahra Nemati, iraniana, aveva solo 18 anni ed era una cintura nera di taekwondo quando un devastante terremoto nel suo Paese l’ha privata dell’uso delle gambe. Da allora si muove in carrozzina, ma non si è persa d’animo: è diventata una campionessa di tiro con l’arco e alle Olimpiadi di Rio è stata portabandiera del suo Paese alla cerimonia di apertura dei Giochi.

Una decisione definita storica proprio perché a sventolare il vessillo allo stadio Maracanà è stata proprio una donna disabile, indossando sempre il velo sulla testa. Non solo: l’atleta paraplegica (oggi 31enne) gareggia sia alle Olimpiadi per “normodotati”, sia ai Giochi paralimpici che prenderanno in via sempre a Rio de Janeiro il prossimo 7 settembre. In passato è successo solo altre due volte, nella specialità di tiro con l’arco: nel ’96 ad Atlanta fu la nostra Paola Fantato a partecipare a Olimpiadi e Paralimpiadi, medaglia d’oro a questo ultime. Prima della campionessa azzurra, nel 1984 a Los Angeles la neozelandese Neroli Fairhall si qualificò per le Olimpiadi, dove si piazzò dopo le prime 30.

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Zara è sposata, vive nella capitale Teheran ed è la campionessa paralimpica in carica dopo la vittoria individuale alle Paralimpiadi di Londra 2012, quando divenne la prima donna iraniana della storia a vincere una medaglia d’oro individuale ai Giochi, in finale contro l’azzurra Elisabetta Mijno; poi è arrivata anche la medaglia di bronzo per il tiro con l’arco a squadre. Si è aggiudicata anche il pass per Rio piazzandosi al secondo posto nei campionati asiatici dello scorso anno, disputati a Bangkok.

Il ricordo del terremoto

Sicuramente Zahra ha ancora negli occhi e nelle orecchie la devastazione che ha colpito la sua città (Bam) alle 5 e 26 del 26 dicembre 2003: il sisma provocò 26.271 morti e oltre 30 mila feriti, fra cui lei. Un crollo l’ha colpita alla spina dorsale. Ma due anni e mezzo dopo l’invincibile ragazza ha cominciato a praticare il tiro con l’arco, vincendo la medaglia di bronzo ai campionati nazionali iraniani.

Dura vita in Iran per i disabili e le donne

Grazie alle sue vittorie, l’atleta è diventata un modello per le altre donne iraniane e anche per le persone disabili nel suo Paese, ancora vittime di pregiudizi e, in alcuni casi, tenuti in casa dalle famiglie della classe media per imbarazzo. E nei diritti femminili la Repubblica islamica sembra non tenere il passo: secondo una ricerca diffusa oggi da Amnesty International, nella prima metà di quest'anno le autorità iraniane «hanno intensificato la repressione contro le attiviste per i diritti delle donne, attraverso duri interrogatori e il sempre più frequente accostamento ad attività criminali delle iniziative collettive sui diritti delle donne». L'organizzazione denuncia che da gennaio «una quindicina di donne sono state convocate dalle Guardie rivoluzionarie per lunghi, estenuanti interrogatori nel corso dei quali sono state minacciate d’arresto per reati contro la sicurezza nazionale».

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