Canone Rai, come chiedere i rimborsi

03 08 2016 di Lorenza Pleuteri
Credits: Ansa

È arrivata la bolletta della luce con il canone Rai e avete diritto a chiedere il rimborso? Sono pronti i moduli. Ecco tutte le informazioni

Canone Rai, arrivano finalmente i modelli e le istruzioni per richiedere il rimborso del canone tv pagato con la bolletta elettrica e invece non dovuto. L’Agenzia delle Entrate (in linea con in tempi fissati dalla normativa, ma in ritardo rispetto al recapito delle prime fatture pesanti e pazze) ha firmato il provvedimento che disciplina la restituzione delle somme ai titolari dei contratti elettrici “spremuti” per errore e agli eredi di persone defunte. Per posta le istanze possono essere inviate fin da ora, per l’inoltro telematico bisognerà aspettare il 15 settembre.

Chi può chiedere il rimborso

Il cittadino può chiedere il rimborso del canone tv nel caso in cui lui stesso o un altro componente della famiglia anagrafica siano in possesso dei requisiti previsti per l’esenzione e sia stata presentata l’autocertificazione. E’ il caso, ad esempio, di chi il televisore non ce l’ha proprio e dei contribuenti over 75 con un reddito complessivo familiare non superiore a 6.713,98 euro. La richiesta è ammessa anche se ci sono stati doppi pagamenti per gli stessi apparecchi televisivi, fatti con modalità diverse oppure da due persone dello stesso nucleo familiare, entrambe intestatarie di utenze elettriche. La domanda di rimborso, per queste ultime situazioni, vale pure come dichiarazione sostitutiva per richiedere il non addebito futuro sulla propria bolletta e per comunicare il codice fiscale del familiare che già paga il canone attraverso un’altra fattura elettrica.

Dove trovare i modelli

Il modulo standard da compilare è disponibile in formato elettronico sui siti internet della stessa Agenzia e della Rai (www.agenziaentrate.gov.it e della www.canone.rai.it), dove si trovano anche tutte le istruzioni. Una volta compilato, il modello può essere inoltrato in vari modi.

Come inviare i moduli

Il titolare del contratto per la fornitura di energia elettrica o gli eredi, purché dispongano delle credenziali Entratel o Fiscoline, a partire dal 15 settembre potranno usare l’applicazione web resa disponibile sempre sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

In alternativa ci si può rivolgere a intermediari abilitati, cioè commercialisti, ragionieri e Caf, tenuti a chiedere una delega formale, rilasciare una copia della ricevuta e conservare l’originale dell’istanza.

Oppure, è la terza opzione, già da ora ci si può servire del tradizionale servizio postale. In quest’ultimo caso la richiesta di rimborso va mandata per raccomandata, assieme alla fotocopia di un documento di riconoscimento non scaduto, a questo indirizzo: Agenzia delle Entrate, Direzione provinciale 1 di Torino, Ufficio di Torino 1, Sat – Sportello abbonamenti tv – Casella postale 22 – 10121 Torino. L’istanza si considera presentata nella data di spedizione che risulta dal timbro postale. Saranno ritenute valide le richieste già presentate per posta nelle scorse settimane, in anticipo sulle attese disposizioni ufficiali.

Verifiche e liquidazione dei rimborsi

La verifica dei presupposti per riconoscere e accordare i rimborsi é affidata alla sede torinese dell’Agenzia delle Entrate. Le somme dovute al contribuente saranno restituite dalle imprese elettriche, attraverso l’accredito sulla prima fattura utile o con altre modalità, entro 45 giorni dall’input ricevuto dal Fisco. Nell’ipotesi in cui il rimborso non vada a buon fine, messa in preventivo, ci penserà direttamente l’Agenzia.

Mancati pagamenti e rischi

L’Agenzia delle Entrare, con una informazione diffusa attraverso la pagina creata su Facebook, ha spiegato agli utenti online: chi ritiene in buonafede di non dover pagare il canone, addebitato in bolletta, può scorporarlo dalla fattura elettrica e non versarlo. Non ha precisato, però, che si rischia grosso. “Nulla di questo – protesta l’Unione nazionale consumatori - è scritto nel provvedimento appena emanato, che si limita a dare istruzioni per i rimborsi”. Eppure se le ragioni del contribuente inadempiente non dovessero risultare valide, si apprende dopo più sollecitazioni, il conto finale lieviterà: oltre alle rate saltate, il cittadino considerato in torto sarà tenuto a sborsare la cifra base più le sanzioni e gli interessi.


Riproduzione riservata