Colloquio di lavoro: quali domande deve porre il candidato?

Hai un colloquio di lavoro? Non sai quali domande porre al recruiter? Ecco 5 accorgimenti per non apparire invadenti e per dimostrare che quel posto è fatto per te

Presentarsi preparati, puntuali in orario, ben curati nel look. Sono consigli basilari che ci sentiamo ripetere quando dobbiamo affrontare un colloquio di lavoro. Il punto è però un altro: che cosa dobbiamo dire quando il nostro esaminatore, a fine chiacchierata, ci porrà la fatidica questione: “E lei, ha qualche domanda da farci?”. Parti che si invertono, ma anche no. Per il candidato è un'occasione per scoprire qualcosa di più sul posto di lavoro che vorrebbe occupare. Per il recruiter, la persona che cerca il candidato giusto per un posto aziendale, la domanda viene valutata al pari delle risposte già date. Bisogna quindi stare attenti. Ecco alcuni consigli.

Evitare domande su ferie e stipendio. “Già arrivare a un colloquio è già un grande successo, perché significa che il curriculum è stato valutato positivamente e in qualche modo il candidato ha attirato l'attenzione del selezionatore”, ci spiega Paolo Fusari, psicologo del lavoro. “A questo punto, - continua - non bisogna sicuramente chiedere informazioni su soldi e giornate di ferie: sono indicatori di una scarsa professionalità e mancanza di inclinazione al lavoro. Tanto, stipendi e periodo di riposo si verranno comunque a sapere in seguito”.

Mostrare interesse per il gruppo di lavoro. Ancora Fusari: “In genere bisogna dimostrare interesse per ottenere quello specifico posto di lavoro, pertanto delle buone domande possono essere: 'Quale sarà il mio gruppo di lavoro?'; oppure 'con chi dovrò collaborare?'; 'chi sarà il mio responsabile?'; 'chi è il mio interlocutore?'. Domande che riflettono la voglia di conoscere i futuri colleghi e le posizioni gerarchiche dentro un'azienda”.

Domande su possibilità di crescita e formazione. “Generano una buona valutazione anche domande che dimostrano la volontà del candidato di mettersi in gioco e di sviluppare nuove competenze. Quindi: 'Parteciperò alla formazione aziendale?' oppure 'Potrò fare esperienze anche con altri uffici per accrescere le mie competenze?'. In genere, bisogna dimostrare una buona motivazione e una spigliata voglia di imparare, anche se non si sa fare una certa cosa”, precisa Fusari.

Attenersi al colloquio. Paolo Fusari ci ha spiegato che nella sua carriera di recruiter si è sentito rispondere argomentazioni anche molto imbarazzanti e private, che mai si sarebbe sognato di chiedere. “Il fatto è che un colloquio è guidato da una persona: il recruiter. Quindi non bisogna mai 'scavalcarlo', ma seguirlo e attenersi lo stretto necessario. Non fornire risposte fuori luogo e che non c'entrano nulla”.

Occhio a come porre la domanda. “Bisogna avere un certo atteggiamento anche nel fare la domanda al recruiter: va posta con sicurezza, da professionista che si informa con serietà su quello che potrà essere il suo futuro lavorativo e se il posto offerto è di suo interesse o alla sua portata", aggiunge Zaira Di Mauro, psicologa – psicoterapeuta. "Però è importante che il candidato si comporti e si senta un professionista, altrimenti qualsiasi domanda risulterà fuori luogo”

Come rispondere alle domande-trappola del colloquio

VEDI ANCHE

Come rispondere alle domande-trappola del colloquio

I lavori estivi che fanno curriculum

VEDI ANCHE

I lavori estivi che fanno curriculum

Riproduzione riservata