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Scandalo Dieselgate in Italia: ammessa class action di Altroconsumo

I danneggiati italiani possono sperare in un rimborso pari al 15 per cento del prezzo di acquisto della vettura "infettata" dal software manipolato. Ecco i modelli interessati e come bisogna procedere

Altroconsumo vince il primo round nella partita italiana del Dieselgate, e canta vittoria. Il Tribunale di Venezia, accogliendo l'istanza presentata dagli avvocati dell'associazione di utenti, ha dichiarato ammissibile la class action promossa contro il gruppo Volkswagen, colosso che oltre al marchio Vw include Audi, Skoda e Seat. Le auto coinvolte nello scandalo, in Italia, sono 650 mila. I proprietari a breve potranno chiedere di aderire all'azione collettiva e sperare così di avere il risarcimento individuale richiesto dai 'paladini', pari al 15 per cento del prezzo di acquisto della vettura incriminata. Sul portale altroconsumo.it si trovano le prime informazioni e le istruzioni di massima. Per documentarsi, e accodarsi, ci sarà poi qualche mese di tempo.

Dal Dieselgate in Usa all'azione collettiva in Italia

Ivo Tarantino, responsabile delle relazioni esterne dell'associazione, riassume brevemente le puntate precedenti. "Lo scandalo è scoppiato negli Usa nel settembre 2015. Il software di milioni di veicoli diesel del gruppo Vw era stato modificato per falsare i test su scarichi e emissioni, truccando i risultati in modo che risultassero in linea con le prescrizioni statunitensi. Le macchine sembravano così più ecologiche e venivano pubblicizzate come tali. Negli Stati Uniti dalla casa automobilistica sono arrivati rimborsi e ammissioni. I cittadini american danneggiati hanno ottenuto risarcimenti compresi tra i 5 e i 10 mila dollari". In Europa, ricapitola sempre il portavoce dei cittadini organizzati, "non è successo nulla".

I test di laboratorio e la multa dell'Antitrust

Altroconsumo ha deciso di affrontare di petto la situazione, commissionando una serie di prove a laboratori di fiducia e facendo partire la procedura per la class action. "Intanto, nell'agosto 2016, l'Antitrust ha dato al colosso tedesco 5 milioni di multa, per pratica commerciale scorretta". E adesso è arrivato il via libera dal Tribunale di Venezia, primo round di una partita che sarà lunga e complicata. La meta - ammette Tarantino - è ancora lontana, ma siamo sulla strada giusta. Abbiamo superato il primo, grosso ostacolo: l'ammissibilità dell'azione collettiva e contro un avversario di quello spessore".

Come si fa a sapere se si rientra tra i danneggiati?

Chi possiede una vettura con uno dei marchi del gruppo, e vuole sapere se rientra o meno tra i possibili danneggiati, trova un motore di ricerca sul portale di Altroconsumo. Inserendo il numero di telaio, leggibile sulla carta di circolazione o nella parte bassa del parabrezza, avrà la risposta. Le auto "infettate" dal software taroccato sono quelle con motore 2.0 T di EA 189 acquistate dal 2009 in poi e, probabilmente, anche quelle con motore 1.6 T di. I modelli sarebbero in tutto 20:

- otto con il marchio Audi (A1, A3, A4, A5, A6, TT, Q3 e Q5);
- tre con il marchio Seat (Leon, Altea e Alhambra);
- tre con il marchio Skoda (Yeti, Octavia e Superb);
- sei per Volkswagen (Golf, Passat, Maggiolino, Sharan, Tiguan e Touran);
- potenzialmente sono coinvolti anche i veicoli commerciali come Caddy e il Multivan Volkswagen.

Tempi e modi per aderire alla class action

Le adesioni alla class action saranno raccolte a partire dal mese prossimo, giugno 2017, appena verrà messa a punto la modulistica. Le preadesioni sono già 30 mila. “I cittadini che vogliono il risarcimento – spiega ancora Ivo Tarantino  - possono passare da noi. Accettiamo soci e non soci, senza costi”. Ma non è obbligatorio servirsi dell’associazione. Un utente potrà aggregarsi alla class action rivolgendosi direttamente al Tribunale di Venezia.

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