Dimettermi? Viaggiare da sola? Sembrava una follia e invece…

19 12 2014 di Francesca Folda

Torno a casa dopo 3 mesi e dopo aver fatto letteralmente il giro del mondo, da Ovest a Est.

Natale, famiglia, amici. Ne ho molta voglia. Anche perché so che presto ripartirò. Ecco perché.

Ricordo quando mi sono dimessa.

Molti pensavano che avessi un altro lavoro da tenere momentaneamente segreto. Qualcuno pensava che fossi esaurita... Altri che avessi deciso per un piano B (avete presente il solito chiosco su una spiaggia esotica?).

Io vedevo solo il mappamondo e tanti posti da esplorare. Pochi ci credevano.

90 giorni, 3 continenti, 6 nazioni, 50 letti più o meno comodi dopo, posso confermare che le cose stanno esattamente così.

C'è un mondo meraviglioso qua fuori. Ci sono musica, cibo e colori diversi. Ci sono paesaggi. Ci sono persone da incontrare e lezioni da imparare. Ci sono idee da copiare e idee da lanciare. Ci sono un sacco di possibilità. Intendo dire di cose possibili, a portata di mano.

Non ci sono anche in Italia? Sì, certo. Magari c'è un po' più da scavare... Comunque so che d'ora in poi guarderò anche il mio Paese con occhi diversi.

Ma perché limitarmi a una piccola penisola che si allunga nel Mediterraneo quando c'è tutto un mondo intorno e io ho l'energia e l'entusiasmo per visitarlo? Perché non guardare cose che funzionano fuori per provare poi a realizzarle in Italia?

Lo ammetto, in questi primi 3 mesi ho viaggiato in modo sconclusionato, vorace, guidata dalle curiosità man mano che sono sorte.

Nuova Zelanda, Australia, Singapore, Cambogia,Vietnam, Stati Uniti.

Ho visto spettacolari grattacieli a Singapore e umili baracche galleggianti dei villaggi sul Mekong, tra Cambogia e Vietnam.

Ho passeggiato su corsie pedonali nel cuore di Auckland, protetta non solo dalle auto ma anche dalle biciclette che avevano una pista riservata a parte.



E sono sopravvissuta agli attraversamenti di Ho Chi Minh City dove non ci sono strisce pedonali, semafori o pietà dei conducenti di auto e motorini che possano salvarti.

Sono sopravvissuta anche ai mega svincoli annodati degli Stati Uniti. E al loro cibo ipercolorato e artefatto.

Mi sono concessa qualche ristorante eccezionale e molto più spesso ho bevuto coca cola sperando di disinfettare lo stomaco dopo quello che avevo mandato giù in strade piene di rifiuti e di fango o in pub dal colesterolo alto...

Ho tenuto in braccio koala e alligatori.

Ho visto musei meravigliosi (d'arte contemporanea a Auckland, delle donne vietnamite a Hanoi, dei diritti civili e della musica blues a Memphis, per citarne alcuni imperdibili).

Ho visitato almeno una decina di luoghi considerati patrimoni dell'umanità dall'Unesco e molti più parchi naturali.

Credits: Ha long Bay, Vietnam, Patrimonio dell'Unesco



Ho fatto amicizia con pensionati australiani che hanno affittato la loro casa e si sono messi a girare il mondo pur se vivono in uno dei posti dove chiunque vorrebbe abitare, come se avessero nel dna lo spirito dei pionieri. Ho conosciuto fotografi, scrittori e professori. E molte altre persone che mi hanno trasmesso una loro personalissima forma d'arte e di creatività. Ho nuovi amici che mi hanno offerto ospitalità in varie parti del mondo: se continuo così, potrei non fermarmi mai...

Ho sempre tenuto vicine le persone che per me contano via email, facebook, linkedin, twitter, whatsapp e skype più saldamente e profondamente di quanto non facessi da Milano. Ho trovato il wi-fi nella giungla cambogiana e su isole disabitate australiane. Ho verificato che un biglietto di auguri cartaceo spedito "via aerea" impiega 27 giorni da Auckland a Roma.

Ho imparato a sentirmi a mio agio con le videochiamate di skype. A "rubare" il wi-fi da un parcheggio di McDonald's senza comprare neanche una Coca Cola. A guidare macchinoni con il cambio automatico. E a mangiare con le bacchette. Vorrei imparare a cucinare vietnamita... Per ora so fare solo gli spring roll.



Ho colto frammenti di buddismo e induismo visitando i templi di Angkor in Cambogia e vorrei saperne molto di più.

Credits: Angkor, Cambogia



Ho riletto la storia della colonizzazione francese e della guerra in Vietnam: dopo tanti libri occidentali e filmografia americana, mi ha sorpreso più di quanto pensassi il punto di vista di chi in quella terra è nato.

Ho ripercorso la vita e la storia di Martin Luther King 50 anni dopo, proprio mentre gli Stati Uniti si sono rimessi a marciare per i diritti civili dei neri e - in fondo - di tutti noi.

Ho sperimentato una qualità della vita inimmaginabile in Australia e Nuova Zelanda e vorrei copiarne la formula segreta. Che forse si riduce a tre parole chiave: Spazio, Natura, Benessere fisico. Se potessi trasferirmi là con tutti i miei affetti, non esiterei un attimo!

Mi è mancata casa? Sì. Mi è tremata la terra sotto i piedi quando sono andata a Malpensa per prendere il primo volo e ho avuto una crisi di nostalgia quando ho ripreso in mano il passaporto per lasciare la Nuova Zelanda, la mia prima meta.

Un po' alla volta ho imparato a sentirmi a casa ogni volta che arrivo stanca in un posto pulito con un letto comodo e una doccia calda. E ora mi sento a casa ogni volta che ammiro un bel paesaggio senza il bisogno di guardarmi le spalle.

Ho imparato a salutare nel modo giusto in ogni paese: pochi ti stringono la mano, e pochi ti baciano sulle guance. Abbracci senza baci per gli americani, leggero inchino della testa in Asia, con mani più o meno giunte a varie altezze del corpo a seconda del Paese e della persona che hai di fronte... Un gioioso "Hi" su qualsiasi sentiero della Nuova Zelanda, un "Good day" non si nega a nessuno in Australia.

E più viaggio, più mi confronto, più incontro persone, più la scelta dirompente che mi sembrava di aver fatto diventa una banalità. Dimettermi? Viaggiare da sola? Andare tanto lontano da casa? Qui, appena fuori dall'uscio, ti accorgi di quanti sono quelli che viaggiano, ascoltano, imparano, si reinventano. E non ti senti affatto solo.

Anzi, se devo dirla tutta, mi preoccupo un po' per i miei nipoti e per tutti quelli che cercano un lavoro senza rendersi conto di come è agguerrita la concorrenza in un mondo che si è "ristretto" per la facilità di spostamenti e comunicazioni e "allargato" per la quantità di persone ed esperienze con cui possiamo e dobbiamo confrontarci.

Dunque, cosa farò adesso? Se non posso permettermi questa vita itinerante per sempre, la verità è che non posso neanche fermarmi proprio ora che ho scoperto quanto è facile, fatto il primo passo, fare tutti gli altri.

A volte sentiamo che le regole del gioco ci stanno strette come una trappola, ma dimentichiamo che basta cambiare gioco.

Ci preoccupiamo del costo della vita, in una vita che ci costa più in compromessi e sacrifici che in bisogni reali.

Ci frena la lontananza degli affetti quando non sappiamo dedicare tempo e attenzione veri alle persone a cui vogliamo bene, anche se ci sono vicine.

Ci ancoriamo al concetto di stabilità, mentre più che altro viviamo una squilibrata stanzialità.

Io sento di avere radici molto più solide di prima e una nuova identità nomade. E molte più idee.

Le chiamo "sogni consapevoli", perché penso in grande e ho più fiducia di prima che si possa fare quel che ho in testa.

Certo, a volte tutta questa libertà mi disorienta.

Vorrei avere un palinsesto pronto per la giornata e invece ho davanti una Google map per decidere il passo successivo.

Ma ho imparato a buttarmi giù dal letto e andare all'aria aperta non appena fa capolino un lieve senso di smarrimento. E sapete una cosa? Sono proprio i giorni in cui mi sono ritrovata in posti meravigliosi, mi è capitato qualcosa di entusiasmante, ho scattato la foto più bella.

Sono arrivata di sera tardi in quello che mi sembrava uno squallido motel della Florida e con la luce del giorno ho scoperto di essere affacciata su una spiaggia meravigliosa animata dai surfisti.

Ho ordinato cibi in Cambogia senza il conforto di capire cosa fossero e ho provato nuovi sapori straordinari. Mi sono trascinata fuori a cena in un vicolo buio di Chau Doc, in Vietnam, e dietro l'angolo ho assistito a una lezione all'aperto di arti marziali per bambini.

Molti mi chiedono: ma non hai paura? Non sono mai stata derubata, non mi hanno mai avvicinato persone invadenti, non sono mai finita in ospedale per qualcosa che ho mangiato. Non mi sono mai persa davvero, anche se ho volutamente perso l'orientamento mille volte.

Adotto quelle precauzioni minime del turista consapevole e rispetto il mio disagio e la mia paura che mi fanno spesso andare a letto subito dopo cena o mi fanno evitare sentieri troppo isolati nei parchi naturali. Ho imparato a conoscere meglio i miei limiti. A fermarmi quando sono stanca davvero. Ma ogni giorno ho fatto un piccolo passo in più, con più fiducia in me stessa e più agilità mentale.

Che cosa farò adesso?

Uno splendido Natale in famiglia e giorni da passare con molti amici a cui tengo: "Per dire grazie, bisogna dare tempo" ho letto da qualche parte in questo viaggio...

Poi svuoterò un po' la mia casa perché credo sia arrivato il momento di affittarla. Potrò liberarmi di un sacco di cose, anche perché in questi tre mesi ho fatto molti conti con la mia storia che non ero riuscita a fare prima. E risolverò molta burocrazia (perché da quella non ci si può dimettere mai). Poi? So che ripartirò presto e sarà ancora diverso e bellissimo.

Buon Natale e buona ripartenza anche a voi.

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