DonnaModerna Talk, la saggezza di Amalia Ercoli Finzi

20 11 2015 di Barbara Sgarzi


Lo so: è facile, dopo il primo DonnaModernaTalk di ieri sera, parlare di Amalia Ercoli Finzi.
Come ho scritto quasi in diretta, Amalia ha vinto tutto. Senza nulla togliere agli altri relatori, molto interessanti, e all'organizzazione perfetta degli interventi (5 minuti, secchi e incisivi, zero spazio per fuffa e chiacchiere inutili).
Se non c'eravate o avete perso la diretta streaming, potete farvi un'idea dando un'occhiata al diluvio di tweet seguendo l'hashtag

#DonnaModernaTalk

.
Classe 1937, prima ingegnere aeronautica italiana (laurea con 110 e lode, ovviamente), consulente scientifico della NASA, dell'ASI e dell'ESA, “mamma” della sonda spaziale Rosetta, nonché di cinque (cinque!) figli e nonna di un numero di nipoti del quale ho perso il conto,  è salita sul palco con la leggerezza e l'agilità di un gatto. Che avesse ragione la Montalcini quando disse: "Io sono la mente, il corpo faccia quello che vuole"?
Ci ha fatto ridere e commuovere con un piglio e un'ironia da comedienne consumata, come hanno notato anche le altre ospiti Geppi Cucciari e Katia Follesa, che lo fanno di mestiere.



"Mi sono sposata, ho dato un po' troppa confidenza a mio marito, e così ho fatto cinque figli."

"In famiglia non mi piace la parola 'conciliazione', mi ricorda le multe dei vigili. Preferisco 'condivisione', perché solo le decisioni condivise sono accettate."

Immaginatevi quante e quali condivisioni, con cinque figli e una madre che lavora ad altissimi livelli. Intuisco doti diplomatiche e di negoziazione che neanche a un G20.
E sentite quanto è avanti, prima di barriere e confini mentali o reali quando dal pubblico arriva la domanda sulla fuga di cervelli dei ricercatori:
La fuga di cervelli? Non mi preoccupa, soprattutto se parliamo di Europa. Come si può definire "fuga" l'andare a lavorare in Francia, che è dietro l'angolo, per esempio? Lavoriamo tutti per l'umanità, per lo stesso territorio.

E sul valore aggiunto delle donne che lavorano:
La nostra intelligenza sta nel mettere il sentimento in tutto ciò che facciamo e pensiamo.

Infine un consiglio per chi, come lei, ha più di un figlio:
Non trattateli tutti allo stesso modo, pensando così di essere giusti. Ognuno ha bisogno di cose diverse, ha il diritto di occuparsi di quello in cui può eccellere.

A me la signora Amalia ha fatto pensare che ogni tanto conviene guardare indietro. Guardare a queste donne pioniere che hanno aperto strade, iniziato a percorrere carriere impensabili per il genere, abbattuto muri per prime e lo hanno fatto per tutte noi. La stessa cosa che ho pensato leggendo il pamphlet Dovremmo essere tutti femministi, che ricorda come "femminismo" oggi sembri quasi una brutta parola, un concetto vetusto, da irridere, mentre è solo grazie a quelle conquiste che oggi viviamo meglio.
Vero, la situazione non è rosea: ce lo dicono i dati dell'inchiesta su donne e lavoro citati all'inizio della serata. Che è stata anche l'occasione per ricordare Valeria Solesin, la ricercatrice tragicamente scomparsa a Parigi al Bataclan che al nodo donne e lavoro ha dedicato studi e ricerche.
Ma a volte dimentichiamo che le nostre nonne e mamme hanno già fatto tanta strada per noi e sarebbe il caso di riprendere il cammino senza lamentarci troppo. E facendo sembrare - dico sembrare - tutto facile e fattibile, come fa Amalia.
Io non la conosco, purtroppo, ma mi ha dato l'idea di una che nella vita non ha perso molto tempo a rimuginare e a piangersi addosso.

 




Lo so: è facile, dopo il primo DonnaModernaTalk di ieri sera, parlare di Amalia Ercoli Finzi.
Come ho scritto quasi in diretta, Amalia ha vinto tutto. Senza nulla togliere agli altri relatori, molto interessanti, e all'organizzazione perfetta degli interventi (5 minuti, secchi e incisivi, zero spazio per fuffa e chiacchiere inutili).
Se non c'eravate o avete perso la diretta streaming, potete farvi un'idea dando un'occhiata al diluvio di tweet seguendo l'hashtag



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Classe 1937, prima ingegnere aeronautica italiana (laurea con 110 e lode, ovviamente), consulente scientifico della NASA, dell'ASI e dell'ESA, “mamma” della sonda spaziale Rosetta, nonché di cinque (cinque!) figli e nonna di un numero di nipoti del quale ho perso il conto,  è salita sul palco con la leggerezza e l'agilità di un gatto. Che avesse ragione la Montalcini quando disse: "Io sono la mente, il corpo faccia quello che vuole"?
Ci ha fatto ridere e commuovere con un piglio e un'ironia da comedienne consumata, come hanno notato anche le altre ospiti Geppi Cucciari e Katia Follesa, che lo fanno di mestiere.


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Classe 1937, prima ingegnere aeronautica italiana (laurea con 110 e lode, ovviamente), consulente scientifico della NASA, dell'ASI e dell'ESA, “mamma” della sonda spaziale Rosetta, nonché di cinque (cinque!) figli e nonna di un numero di nipoti del quale ho perso il conto,  è salita sul palco con la leggerezza e l'agilità di un gatto. Che avesse ragione la Montalcini quando disse: "Io sono la mente, il corpo faccia quello che vuole"?
Ci ha fatto ridere e commuovere con un piglio e un'ironia da comedienne consumata, come hanno notato anche le altre ospiti Geppi Cucciari e Katia Follesa, che lo fanno di mestiere.


Lo so: è facile, dopo il primo DonnaModernaTalk di ieri sera, parlare di Amalia Ercoli Finzi.
Come ho scritto quasi in diretta, Amalia ha vinto tutto. Senza nulla togliere agli altri relatori, molto interessanti, e all'organizzazione perfetta degli interventi (5 minuti, secchi e incisivi, zero spazio per fuffa e chiacchiere inutili).
Se non c'eravate o avete perso la diretta streaming, potete farvi un'idea dando un'occhiata al diluvio di tweet seguendo l'hashtag .
Classe 1937, prima ingegnere aeronautica italiana (laurea con 110 e lode, ovviamente), consulente scientifico della NASA, dell'ASI e dell'ESA, “mamma” della sonda spaziale Rosetta, nonché di cinque (cinque!) figli e nonna di un numero di nipoti del quale ho perso il conto,  è salita sul palco con la leggerezza e l'agilità di un gatto. Che avesse ragione la Montalcini quando disse: "Io sono la mente, il corpo faccia quello che vuole"?
Ci ha fatto ridere e commuovere con un piglio e un'ironia da comedienne consumata, come hanno notato anche le altre ospiti Geppi Cucciari e Katia Follesa, che lo fanno di mestiere.





"Mi sono sposata, ho dato un po' troppa confidenza a mio marito, e così ho fatto cinque figli."

"In famiglia non mi piace la parola 'conciliazione', mi ricorda le multe dei vigili. Preferisco 'condivisione', perché solo le decisioni condivise sono accettate."

Immaginatevi quante e quali condivisioni, con cinque figli e una madre che lavora ad altissimi livelli. Intuisco doti diplomatiche e di negoziazione che neanche a un G20.
E sentite quanto è avanti, prima di barriere e confini mentali o reali quando dal pubblico arriva la domanda sulla fuga di cervelli dei ricercatori:
La fuga di cervelli? Non mi preoccupa, soprattutto se parliamo di Europa. Come si può definire "fuga" l'andare a lavorare in Francia, che è dietro l'angolo, per esempio? Lavoriamo tutti per l'umanità, per lo stesso territorio.

E sul valore aggiunto delle donne che lavorano:
La nostra intelligenza sta nel mettere il sentimento in tutto ciò che facciamo e pensiamo.

Infine un consiglio per chi, come lei, ha più di un figlio:
Non trattateli tutti allo stesso modo, pensando così di essere giusti. Ognuno ha bisogno di cose diverse, ha il diritto di occuparsi di quello in cui può eccellere.

A me la signora Amalia ha fatto pensare che ogni tanto conviene guardare indietro. Guardare a queste donne pioniere che hanno aperto strade, iniziato a percorrere carriere impensabili per il genere, abbattuto muri per prime e lo hanno fatto per tutte noi. La stessa cosa che ho pensato leggendo il pamphlet Dovremmo essere tutti femministi, che ricorda come "femminismo" oggi sembri quasi una brutta parola, un concetto vetusto, da irridere, mentre è solo grazie a quelle conquiste che oggi viviamo meglio.
Vero, la situazione non è rosea: ce lo dicono i dati dell'inchiesta su donne e lavoro citati all'inizio della serata. Che è stata anche l'occasione per ricordare Valeria Solesin, la ricercatrice tragicamente scomparsa a Parigi al Bataclan che al nodo donne e lavoro ha dedicato studi e ricerche.
Ma a volte dimentichiamo che le nostre nonne e mamme hanno già fatto tanta strada per noi e sarebbe il caso di riprendere il cammino senza lamentarci troppo. E facendo sembrare - dico sembrare - tutto facile e fattibile, come fa Amalia.
Io non la conosco, purtroppo, ma mi ha dato l'idea di una che nella vita non ha perso molto tempo a rimuginare e a piangersi addosso.

 




"Mi sono sposata, ho dato un po' troppa confidenza a mio marito, e così ho fatto cinque figli."

"In famiglia non mi piace la parola 'conciliazione', mi ricorda le multe dei vigili. Preferisco 'condivisione', perché solo le decisioni condivise sono accettate."

Immaginatevi quante e quali condivisioni, con cinque figli e una madre che lavora ad altissimi livelli. Intuisco doti diplomatiche e di negoziazione che neanche a un G20.
E sentite quanto è avanti, prima di barriere e confini mentali o reali quando dal pubblico arriva la domanda sulla fuga di cervelli dei ricercatori:
La fuga di cervelli? Non mi preoccupa, soprattutto se parliamo di Europa. Come si può definire "fuga" l'andare a lavorare in Francia, che è dietro l'angolo, per esempio? Lavoriamo tutti per l'umanità, per lo stesso territorio.

E sul valore aggiunto delle donne che lavorano:
La nostra intelligenza sta nel mettere il sentimento in tutto ciò che facciamo e pensiamo.

Infine un consiglio per chi, come lei, ha più di un figlio:
Non trattateli tutti allo stesso modo, pensando così di essere giusti. Ognuno ha bisogno di cose diverse, ha il diritto di occuparsi di quello in cui può eccellere.

A me la signora Amalia ha fatto pensare che ogni tanto conviene guardare indietro. Guardare a queste donne pioniere che hanno aperto strade, iniziato a percorrere carriere impensabili per il genere, abbattuto muri per prime e lo hanno fatto per tutte noi. La stessa cosa che ho pensato leggendo il pamphlet Dovremmo essere tutti femministi, che ricorda come "femminismo" oggi sembri quasi una brutta parola, un concetto vetusto, da irridere, mentre è solo grazie a quelle conquiste che oggi viviamo meglio.
Vero, la situazione non è rosea: ce lo dicono i dati dell'inchiesta su donne e lavoro citati all'inizio della serata. Che è stata anche l'occasione per ricordare Valeria Solesin, la ricercatrice tragicamente scomparsa a Parigi al Bataclan che al nodo donne e lavoro ha dedicato studi e ricerche.
Ma a volte dimentichiamo che le nostre nonne e mamme hanno già fatto tanta strada per noi e sarebbe il caso di riprendere il cammino senza lamentarci troppo. E facendo sembrare - dico sembrare - tutto facile e fattibile, come fa Amalia.
Io non la conosco, purtroppo, ma mi ha dato l'idea di una che nella vita non ha perso molto tempo a rimuginare e a piangersi addosso.

 



Lo so: è facile, dopo il primo DonnaModernaTalk di ieri sera, parlare di Amalia Ercoli Finzi.
Come ho scritto quasi in diretta, Amalia ha vinto tutto. Senza nulla togliere agli altri relatori, molto interessanti, e all'organizzazione perfetta degli interventi (5 minuti, secchi e incisivi, zero spazio per fuffa e chiacchiere inutili).
Se non c'eravate o avete perso la diretta streaming, potete farvi un'idea dando un'occhiata al diluvio di tweet seguendo l'hashtag



"Mi sono sposata, ho dato un po' troppa confidenza a mio marito, e così ho fatto cinque figli."

"In famiglia non mi piace la parola 'conciliazione', mi ricorda le multe dei vigili. Preferisco 'condivisione', perché solo le decisioni condivise sono accettate."

Immaginatevi quante e quali condivisioni, con cinque figli e una madre che lavora ad altissimi livelli. Intuisco doti diplomatiche e di negoziazione che neanche a un G20.
E sentite quanto è avanti, prima di barriere e confini mentali o reali quando dal pubblico arriva la domanda sulla fuga di cervelli dei ricercatori:
La fuga di cervelli? Non mi preoccupa, soprattutto se parliamo di Europa. Come si può definire "fuga" l'andare a lavorare in Francia, che è dietro l'angolo, per esempio? Lavoriamo tutti per l'umanità, per lo stesso territorio.

E sul valore aggiunto delle donne che lavorano:
La nostra intelligenza sta nel mettere il sentimento in tutto ciò che facciamo e pensiamo.

Infine un consiglio per chi, come lei, ha più di un figlio:
Non trattateli tutti allo stesso modo, pensando così di essere giusti. Ognuno ha bisogno di cose diverse, ha il diritto di occuparsi di quello in cui può eccellere.

A me la signora Amalia ha fatto pensare che ogni tanto conviene guardare indietro. Guardare a queste donne pioniere che hanno aperto strade, iniziato a percorrere carriere impensabili per il genere, abbattuto muri per prime e lo hanno fatto per tutte noi. La stessa cosa che ho pensato leggendo il pamphlet Dovremmo essere tutti femministi, che ricorda come "femminismo" oggi sembri quasi una brutta parola, un concetto vetusto, da irridere, mentre è solo grazie a quelle conquiste che oggi viviamo meglio.
Vero, la situazione non è rosea: ce lo dicono i dati dell'inchiesta su donne e lavoro citati all'inizio della serata. Che è stata anche l'occasione per ricordare Valeria Solesin, la ricercatrice tragicamente scomparsa a Parigi al Bataclan che al nodo donne e lavoro ha dedicato studi e ricerche.
Ma a volte dimentichiamo che le nostre nonne e mamme hanno già fatto tanta strada per noi e sarebbe il caso di riprendere il cammino senza lamentarci troppo. E facendo sembrare - dico sembrare - tutto facile e fattibile, come fa Amalia.
Io non la conosco, purtroppo, ma mi ha dato l'idea di una che nella vita non ha perso molto tempo a rimuginare e a piangersi addosso.

 




"Mi sono sposata, ho dato un po' troppa confidenza a mio marito, e così ho fatto cinque figli."

"In famiglia non mi piace la parola 'conciliazione', mi ricorda le multe dei vigili. Preferisco 'condivisione', perché solo le decisioni condivise sono accettate."

Immaginatevi quante e quali condivisioni, con cinque figli e una madre che lavora ad altissimi livelli. Intuisco doti diplomatiche e di negoziazione che neanche a un G20.
E sentite quanto è avanti, prima di barriere e confini mentali o reali quando dal pubblico arriva la domanda sulla fuga di cervelli dei ricercatori:
La fuga di cervelli? Non mi preoccupa, soprattutto se parliamo di Europa. Come si può definire "fuga" l'andare a lavorare in Francia, che è dietro l'angolo, per esempio? Lavoriamo tutti per l'umanità, per lo stesso territorio.

E sul valore aggiunto delle donne che lavorano:
La nostra intelligenza sta nel mettere il sentimento in tutto ciò che facciamo e pensiamo.

Infine un consiglio per chi, come lei, ha più di un figlio:
Non trattateli tutti allo stesso modo, pensando così di essere giusti. Ognuno ha bisogno di cose diverse, ha il diritto di occuparsi di quello in cui può eccellere.

A me la signora Amalia ha fatto pensare che ogni tanto conviene guardare indietro. Guardare a queste donne pioniere che hanno aperto strade, iniziato a percorrere carriere impensabili per il genere, abbattuto muri per prime e lo hanno fatto per tutte noi. La stessa cosa che ho pensato leggendo il pamphlet Dovremmo essere tutti femministi, che ricorda come "femminismo" oggi sembri quasi una brutta parola, un concetto vetusto, da irridere, mentre è solo grazie a quelle conquiste che oggi viviamo meglio.
Vero, la situazione non è rosea: ce lo dicono i dati dell'inchiesta su donne e lavoro citati all'inizio della serata. Che è stata anche l'occasione per ricordare Valeria Solesin, la ricercatrice tragicamente scomparsa a Parigi al Bataclan che al nodo donne e lavoro ha dedicato studi e ricerche.
Ma a volte dimentichiamo che le nostre nonne e mamme hanno già fatto tanta strada per noi e sarebbe il caso di riprendere il cammino senza lamentarci troppo. E facendo sembrare - dico sembrare - tutto facile e fattibile, come fa Amalia.
Io non la conosco, purtroppo, ma mi ha dato l'idea di una che nella vita non ha perso molto tempo a rimuginare e a piangersi addosso.

 


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Classe 1937, prima ingegnere aeronautica italiana (laurea con 110 e lode, ovviamente), consulente scientifico della NASA, dell'ASI e dell'ESA, “mamma” della sonda spaziale Rosetta, nonché di cinque (cinque!) figli e nonna di un numero di nipoti del quale ho perso il conto,  è salita sul palco con la leggerezza e l'agilità di un gatto. Che avesse ragione la Montalcini quando disse: "Io sono la mente, il corpo faccia quello che vuole"?
Ci ha fatto ridere e commuovere con un piglio e un'ironia da comedienne consumata, come hanno notato anche le altre ospiti Geppi Cucciari e Katia Follesa, che lo fanno di mestiere.



"Mi sono sposata, ho dato un po' troppa confidenza a mio marito, e così ho fatto cinque figli."

"In famiglia non mi piace la parola 'conciliazione', mi ricorda le multe dei vigili. Preferisco 'condivisione', perché solo le decisioni condivise sono accettate."

Immaginatevi quante e quali condivisioni, con cinque figli e una madre che lavora ad altissimi livelli. Intuisco doti diplomatiche e di negoziazione che neanche a un G20.
E sentite quanto è avanti, prima di barriere e confini mentali o reali quando dal pubblico arriva la domanda sulla fuga di cervelli dei ricercatori:
La fuga di cervelli? Non mi preoccupa, soprattutto se parliamo di Europa. Come si può definire "fuga" l'andare a lavorare in Francia, che è dietro l'angolo, per esempio? Lavoriamo tutti per l'umanità, per lo stesso territorio.

E sul valore aggiunto delle donne che lavorano:
La nostra intelligenza sta nel mettere il sentimento in tutto ciò che facciamo e pensiamo.

Infine un consiglio per chi, come lei, ha più di un figlio:
Non trattateli tutti allo stesso modo, pensando così di essere giusti. Ognuno ha bisogno di cose diverse, ha il diritto di occuparsi di quello in cui può eccellere.

A me la signora Amalia ha fatto pensare che ogni tanto conviene guardare indietro. Guardare a queste donne pioniere che hanno aperto strade, iniziato a percorrere carriere impensabili per il genere, abbattuto muri per prime e lo hanno fatto per tutte noi. La stessa cosa che ho pensato leggendo il pamphlet Dovremmo essere tutti femministi, che ricorda come "femminismo" oggi sembri quasi una brutta parola, un concetto vetusto, da irridere, mentre è solo grazie a quelle conquiste che oggi viviamo meglio.
Vero, la situazione non è rosea: ce lo dicono i dati dell'inchiesta su donne e lavoro citati all'inizio della serata. Che è stata anche l'occasione per ricordare Valeria Solesin, la ricercatrice tragicamente scomparsa a Parigi al Bataclan che al nodo donne e lavoro ha dedicato studi e ricerche.
Ma a volte dimentichiamo che le nostre nonne e mamme hanno già fatto tanta strada per noi e sarebbe il caso di riprendere il cammino senza lamentarci troppo. E facendo sembrare - dico sembrare - tutto facile e fattibile, come fa Amalia.
Io non la conosco, purtroppo, ma mi ha dato l'idea di una che nella vita non ha perso molto tempo a rimuginare e a piangersi addosso.

 


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Classe 1937, prima ingegnere aeronautica italiana (laurea con 110 e lode, ovviamente), consulente scientifico della NASA, dell'ASI e dell'ESA, “mamma” della sonda spaziale Rosetta, nonché di cinque (cinque!) figli e nonna di un numero di nipoti del quale ho perso il conto,  è salita sul palco con la leggerezza e l'agilità di un gatto. Che avesse ragione la Montalcini quando disse: "Io sono la mente, il corpo faccia quello che vuole"?
Ci ha fatto ridere e commuovere con un piglio e un'ironia da comedienne consumata, come hanno notato anche le altre ospiti Geppi Cucciari e Katia Follesa, che lo fanno di mestiere.



"Mi sono sposata, ho dato un po' troppa confidenza a mio marito, e così ho fatto cinque figli."

"In famiglia non mi piace la parola 'conciliazione', mi ricorda le multe dei vigili. Preferisco 'condivisione', perché solo le decisioni condivise sono accettate."

Immaginatevi quante e quali condivisioni, con cinque figli e una madre che lavora ad altissimi livelli. Intuisco doti diplomatiche e di negoziazione che neanche a un G20.
E sentite quanto è avanti, prima di barriere e confini mentali o reali quando dal pubblico arriva la domanda sulla fuga di cervelli dei ricercatori:
La fuga di cervelli? Non mi preoccupa, soprattutto se parliamo di Europa. Come si può definire "fuga" l'andare a lavorare in Francia, che è dietro l'angolo, per esempio? Lavoriamo tutti per l'umanità, per lo stesso territorio.

E sul valore aggiunto delle donne che lavorano:
La nostra intelligenza sta nel mettere il sentimento in tutto ciò che facciamo e pensiamo.

Infine un consiglio per chi, come lei, ha più di un figlio:
Non trattateli tutti allo stesso modo, pensando così di essere giusti. Ognuno ha bisogno di cose diverse, ha il diritto di occuparsi di quello in cui può eccellere.

A me la signora Amalia ha fatto pensare che ogni tanto conviene guardare indietro. Guardare a queste donne pioniere che hanno aperto strade, iniziato a percorrere carriere impensabili per il genere, abbattuto muri per prime e lo hanno fatto per tutte noi. La stessa cosa che ho pensato leggendo il pamphlet Dovremmo essere tutti femministi, che ricorda come "femminismo" oggi sembri quasi una brutta parola, un concetto vetusto, da irridere, mentre è solo grazie a quelle conquiste che oggi viviamo meglio.
Vero, la situazione non è rosea: ce lo dicono i dati dell'inchiesta su donne e lavoro citati all'inizio della serata. Che è stata anche l'occasione per ricordare Valeria Solesin, la ricercatrice tragicamente scomparsa a Parigi al Bataclan che al nodo donne e lavoro ha dedicato studi e ricerche.
Ma a volte dimentichiamo che le nostre nonne e mamme hanno già fatto tanta strada per noi e sarebbe il caso di riprendere il cammino senza lamentarci troppo. E facendo sembrare - dico sembrare - tutto facile e fattibile, come fa Amalia.
Io non la conosco, purtroppo, ma mi ha dato l'idea di una che nella vita non ha perso molto tempo a rimuginare e a piangersi addosso.

 



Lo so: è facile, dopo il primo DonnaModernaTalk di ieri sera, parlare di Amalia Ercoli Finzi.
Come ho scritto quasi in diretta, Amalia ha vinto tutto. Senza nulla togliere agli altri relatori, molto interessanti, e all'organizzazione perfetta degli interventi (5 minuti, secchi e incisivi, zero spazio per fuffa e chiacchiere inutili).
Se non c'eravate o avete perso la diretta streaming, potete farvi un'idea dando un'occhiata al diluvio di tweet seguendo l'hashtag .
Classe 1937, prima ingegnere aeronautica italiana (laurea con 110 e lode, ovviamente), consulente scientifico della NASA, dell'ASI e dell'ESA, “mamma” della sonda spaziale Rosetta, nonché di cinque (cinque!) figli e nonna di un numero di nipoti del quale ho perso il conto,  è salita sul palco con la leggerezza e l'agilità di un gatto. Che avesse ragione la Montalcini quando disse: "Io sono la mente, il corpo faccia quello che vuole"?
Ci ha fatto ridere e commuovere con un piglio e un'ironia da comedienne consumata, come hanno notato anche le altre ospiti Geppi Cucciari e Katia Follesa, che lo fanno di mestiere.



"Mi sono sposata, ho dato un po' troppa confidenza a mio marito, e così ho fatto cinque figli."

"In famiglia non mi piace la parola 'conciliazione', mi ricorda le multe dei vigili. Preferisco 'condivisione', perché solo le decisioni condivise sono accettate."

Immaginatevi quante e quali condivisioni, con cinque figli e una madre che lavora ad altissimi livelli. Intuisco doti diplomatiche e di negoziazione che neanche a un G20.
E sentite quanto è avanti, prima di barriere e confini mentali o reali quando dal pubblico arriva la domanda sulla fuga di cervelli dei ricercatori:
La fuga di cervelli? Non mi preoccupa, soprattutto se parliamo di Europa. Come si può definire "fuga" l'andare a lavorare in Francia, che è dietro l'angolo, per esempio? Lavoriamo tutti per l'umanità, per lo stesso territorio.

E sul valore aggiunto delle donne che lavorano:
La nostra intelligenza sta nel mettere il sentimento in tutto ciò che facciamo e pensiamo.

Infine un consiglio per chi, come lei, ha più di un figlio:
Non trattateli tutti allo stesso modo, pensando così di essere giusti. Ognuno ha bisogno di cose diverse, ha il diritto di occuparsi di quello in cui può eccellere.

A me la signora Amalia ha fatto pensare che ogni tanto conviene guardare indietro. Guardare a queste donne pioniere che hanno aperto strade, iniziato a percorrere carriere impensabili per il genere, abbattuto muri per prime e lo hanno fatto per tutte noi. La stessa cosa che ho pensato leggendo il pamphlet Dovremmo essere tutti femministi, che ricorda come "femminismo" oggi sembri quasi una brutta parola, un concetto vetusto, da irridere, mentre è solo grazie a quelle conquiste che oggi viviamo meglio.
Vero, la situazione non è rosea: ce lo dicono i dati dell'inchiesta su donne e lavoro citati all'inizio della serata. Che è stata anche l'occasione per ricordare Valeria Solesin, la ricercatrice tragicamente scomparsa a Parigi al Bataclan che al nodo donne e lavoro ha dedicato studi e ricerche.
Ma a volte dimentichiamo che le nostre nonne e mamme hanno già fatto tanta strada per noi e sarebbe il caso di riprendere il cammino senza lamentarci troppo. E facendo sembrare - dico sembrare - tutto facile e fattibile, come fa Amalia.
Io non la conosco, purtroppo, ma mi ha dato l'idea di una che nella vita non ha perso molto tempo a rimuginare e a piangersi addosso.

 


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