Non trovi lavoro? Fai attenzione a Facebook

13 11 2015 di Barbara Sgarzi


 

Ne abbiamo parlato tante volte: quello che scriviamo e postiamo online non è qualcosa di lontano da noi, che si esaurisce nel tempo di qualche decina di like. Resta, è ricercabile, visibile a molti (a tutti, se contiamo screenshot e inoltri di materiale) e contribuisce a creare la nostra immagine. Anche agli occhi di un potenziale datore di lavoro.
Solo su LinkedIN? No. Facebook sta diventando territorio di caccia per i selezionatori, anche in Italia. I dati dell'ultima ricerca Adecco Work trends study, realizzata insieme all’università Cattolica di Milano dicono che
il 35% dei recruiter sul mercato italiano ha escluso potenziali candidati dalla selezione in seguito alla pubblicazione di contenuti o foto improprie sui profili social.

Soluzioni? Pensare sempre molto bene a chi potrebbe dedicare alla vostra bacheca uno sguardo o un'analisi approfondita. Non postare contenuti che possano mettervi in cattiva luce - foto, scritti, ma anche commenti a post altrui, dove è più facile lasciarsi andare. E controllare sempre i livelli di privacy: non siamo obbligati a condividere tutto con tutti, anzi.

"Anche tra i recruiters, sebbene prevalga sempre LinkedIn, lo scarto con Facebook si riduce quando si verifica la reputazione digitale del candidato e quasi si annulla se si tratta di ricostruire la personalità di chi ha inviato il CV. Possiamo dire che per gli approfondimenti sulla reputazione del candidato e sulla quantità e qualità delle sue relazioni,  Facebook assume una rilevanza anche in termini professionali", nota Silvia Zanella, Direttore marketing global online e digital.

Non è che Facebook faccia assumere, quello no; però a parità di candidati, può dare a un selezionatore gli elementi per la scelta definitiva e per decidere se chiamare qualcuno a un colloquio o cestinare il Cv.
A cosa stare più attenti, quindi?  Le ragioni più frequenti per l’esclusione sono la presenza di informazioni discordanti rispetto al Cv (54%), una valutazione dei tratti di personalità (49%) e la pubblicazione di immagini improprie o non adeguate (46%). Meno rilevanti le opinioni politiche espresse dai candidati (11%) e i contenuti discriminatori (27%).

Ce n'è abbastanza per controllare meglio giò che condividiamo online e diventare il social media manager di noi stessi. Anche se non siamo Gianni Morandi.

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