Pensioni: nel 2020 gli aumenti saranno irrisori

29 11 2019 di Lorenza Pleuteri
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Il ministero dell’Economia e delle finanza ha indicato quali saranno gli aumenti provvisori - agganciati al tasso di inflazione previsto dall’Istat - che verranno applicati l’anno prossimo all’assegno mensile. Purtroppo, le cifre sono irrisorie

Nel 2020 i pensionati  che ora portano a casa 1.000 euro lordi percepiranno la bellezza d 4 euro lordi in più al mese(3,08 euro puliti, cioè tre caffè al bar o mezza pizza d’asporto) sperando di non doverne poi restituire una parte a fine anno. Per gli over da 2.000 euro lordi al mese l’extra sarà di 7,76 euro lordi (5,66 netti), sempre salvo conguaglio finale. La pensione minima passerà  da 513 euro a 515,05, l’assegno sociale  457,99 a 459,82 euro al mese (sempre provvisoriamente). Sembrano  fake news o uno scherzo. Invece è  la consistenza degli aumenti  in vista (la “perequazione”, detta nel linguaggio tecnico) comunicata dal ministero dell’Economia e delle finanze con un decreto ad hoc, appena pubblicato in Gazzetta ufficiale.

Aumenti provvisori e legati all’inflazione prevista

Gli incrementi, come vuole la legge, sono stati agganciati al tasso di inflazione previsto dall’Istat per i prossimi mesi. Le pensioni più basse e quelle medie (fino a quattro volte l’importo minimo) cresceranno dello 0,4 per cento rispetto al 2019, al lordo delle tasse. Per quelle più alte (da cinque volte l’importo minimo in poi) l’adeguamento non sarà pieno. In contemporanea saranno aggiornate, sempre più che leggermente, anche le prestazioni erogate alle persone invalide: nel 2020 l’assegno mensile di invalidità e la pensione di inabilità civile ammonteranno a 286,80 euro, contro 285,66 euro di quest’anno.

Perché le cifre in ballo sono così basse

Gli aumenti annunciati sono bassi, risibili. Potrebbero suonare come una presa in giro. Possibile? E perché le cifre in ballo sono queste? A rispondere è Stefano De Iacobis, coordinatore del Dipartimento previdenza della Federazione nazionale pensionati della Cisl. «Fino al 1992 gli aumenti  delle pensioni erano legati all’andamento dei salari. Nei primi anni sono cresciute, poi si è invertita la tendenza. Il sistema è stato cambiato e sostituito con quello attuale, soggetto successivamente a qualche aggiustamento. Gli incrementi sono stati agganciati all’andamento del costo della vita e vengono fatti corrispondere al tasso di inflazione previsto dall’Istat, a monte, in termini ipotetici. I soldi in più vengono pagati in anticipo. A fine anno si va a vedere quale è stato l’aumento effettivo dell’inflazione e si fanno i conti. Nel 2018, a causa delle previsioni sballate e del conguaglio, i pensionati sono stati costretti a restituire una parte dei pochi soldi che avevano avuto. Per quest’anno, con la conferma dell’inflazione allo 1,1 per cento ipotizzato dodici mesi prima, il pericolo è scongiurato. Le tasche dei pensionati, giù ultrapenalizzati, non verranno alleggerite ulteriormente, almeno non per questo. Non sono state rilevate differenze e quindi non ci saranno prelievi ma neanche aggiunte, non per il 2019». Altra precisazione: «La perequazione riguarda tutte le pensioni, non solo quelle erogate dall’Inps».

Ecco gli adeguamenti pensione per pensione

In dettaglio – come detto - le pensioni di importo fino a quattro volte il trattamento Inps minimo (cioè fino a 2.052 euro lordi mensili ai valori attuali) da gennaio a dicembre 2020 beneficeranno  dell’incremento integrale dello 0,4 per cento. Poi il tasso di adeguamento decrescerà progressivamente. Agli assegni compresi tra quattro e cinque volte il minimo (da 2.052 a 2.565 euro al mese)  si aggiungerà  il 77 per cento dello 0,4 di base (con la rivalutazione effettiva pari allo 0,308 percento). Quelli di importo tra cinque e sei volte il minimo Inps (tra 2.565 e 3.078 euro) avranno una maggiorazione del 52 per cento dello 0,4 per cento (con la rivalutazione effettiva dello 0,208 per cento). E via elencando. Per pensioni più alte (da nove volte il minimo in poi, oltre i 4.617 euro lordi) l’aumento effettivo sarà limitato allo 0,16 per cento, calcolato sempre sulla cifra lorda erogata.

Pensioni d’oro e contributo di solidarietà

Le pensioni d’oro continueranno ad essere tagliate. La rivalutazione – fanno notare gli esperti del sito penisonioggi.it - avrà effetti anche sulle pensioni soggette al contributo di solidarietà (oltre 100 mila euro lordi annui). Detta in soldoni: «I pensionati che nel 2020 intascheranno più di 100.000 euro lordi, anche cumulando più di una pensione, dovranno lasciare all'Inps una quota del proprio assegno il cui importo varia tra il 15 e il 40 per cento. Più precisamente la riduzione è pari al 15 per cento per la parte eccedente l'importo di 101.160 euro fino a 130.208 euro, pari al 25 per cento per la parte eccedente 130.208 euro fino a 200.320 euro, al 30 per cento per la parte eccedente 200.320 euro fino a 350.560 euro, al 35 per cento per la parte eccedente 350.560 euro fino a 500.800 euro e al 40 pe cento per la parte eccedente 500.800 euro».

Altre novità in arrivo

Nella legge di Bilancio in discussione in Parlamento c’è un’altra piccola novità per i pensionati, una correzione. Il tasso di inflazione dell’anno scorso verrà applicato pienamente anche a chi nel 2019 ha incassato importi compresi tra le tre e le quattro volte il trattamento minimo. Per loro l’incremento era stato erogato al 97 per cento e non al 100 per cento dell’indice Istat. «Abbiamo rifatto i calcoli – dice De Iacobis, il sindacalista della Fnp Cisl – e il risultato è ancora più basso delle stime. Le interessate e gli interessati riceveranno 25 centesimi al mese».

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