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Ape sociale: ultima scadenza a novembre

Chi può fare domanda per l'Ape sociale, a cosa serve e cosa prevede la misura che permette di andare in pensione in anticipo, specie per le donne

Mancano ormai solo pochi giorni alla scadenza per l’Ape Sociale, la misura che permette di andare in pensione anticipatamente, a 63 anni. Uno strumento che offre una possibilità soprattutto alle donne che, come spesso accade, sono anche caregivers. L’indennità, infatti, è prevista anche per coloro che si prendono cura di parenti con disabilità oltreché per chi ha svolto lavori definiti gravosi.

Per le donne in disoccupazione o con mansioni pesanti, inoltre, i requisiti contributivi sono ridotti di 12 mesi per ogni figlio. Ma l’ultima finestra per presentare la domanda scade il 30 novembre. Ecco come funziona, dove e a chi rivolgersi per ottenere l’Ape.

Ape sociale: domande fino al 30 novembre

L'Ape sociale è stata prevista nel 2017, è una indennità introdotta in via sperimentale e che scadrà a breve. La recente Legge di Bilancio, infatti, ha prorogato il termine fino al 31 dicembre 2022, data dopo la quale non sarà più in vigore a meno di un intervento specifico: "L'esecutivo sta lavorando per una proroga che lo renda attivo per tutto il 2023", chiarisce Antonello Orlando, esperto della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, secondo cui è una misura importante che dovrebbe essere prorogata: "Assolutamente si: è un assegno che accompagna platee bisognose (disoccupati, caregivers, invalidi e addetti a mansioni gravose) fino alla pensione di vecchiaia senza chiedere nessun prestito bancario, a differenza del vecchio ape privato che non è stato da anni rinnovato". Intanto, chi avesse i requisiti dovrebbe affrettarsi a fare domanda, che scade il 30 novembre 2022.  

Si tratta di un contributo, a carico dello Stato ed erogato dall'INPS, riservato a chi abbia compiuto 63 anni e che serve ad accompagnare fino all’età pensionabile (67 anni) chi voglia anticipare la pensione e sia in possesso di determinati requisiti, primo tra tutto l’aver svolto lavori considerati gravosi. In pratica è una sorta di prepensionamento.

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Ape sociale, chi ne ha diritto: i requisiti

Il primo requisito è anagrafico, cioè aver 63 anni di età, mentre il requisito contributivo è di 30, 32 e 36 anni, a seconda della categoria di lavoro a cui si appartiene. Attenzione, però, perché si tratta di una misura riservata ai lavoratori dipendenti, privati o pubblici, agli artigiani, commercianti e coltivatori diretti e iscritti alla Gestione Separata.

Esistono, poi, altre condizioni: cessazione dell’attività lavorativa, non essere titolari di altra prestazione economica previdenziale, residenza su suolo nazionale e, infine, rientrare in una delle categorie che l’ape sociale mira a tutelare. Al momento la suddivisione è la seguente.

  • disoccupati, se con 63 anni di età e 30 anni di versamenti contributivi;
  • caregiver familiari, se con 63 anni e 30 di contribuzione con un’assistenza a un familiare disabile grave di 1° o 2° grado di parentela (art. 3 comma 3 Legge 104/1992);
  • invalidità civile, sempre con 63 anni di età e 30 di contributi, insieme a un’invalidità dal 74%;
  • attività lavorative gravose, svolte per almeno 7 anni negli ultimi 10, in una delle categorie previste dalla Legge di Bilancio (leggi sotto).

Ape sociale, le agevolazioni per le madri

Per le lavoratrici madri è prevista un'agevolazione specifica:  "In particolare le donne hanno uno sconto per ogni figlio sui requisiti contributivi pari a un anno richiesto in meno di contributi per uno sconto massimo di due anni", spiega Olrando. Possono accedere all’indennità, quindi, con uno sconto contributivo di 12 mesi per ciascun figlio, ma fino a un massimo di due anni, sempre per ciascun figlio.

Per tutti è anche previsto essere iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria dei lavoratori dipendenti (AGO), alle forme sostitutive ed esclusive di questa, alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, o alla Gestione Separata. "Il sostegno è aperto a coloro che hanno contributi sparsi in tutte le gestioni INPS, dai dipendenti del privato ai pubblici, passando per gli artigiani fino alle partite iva in gestione separata", precisa ancora l'esperto. Non si deve avere, invece, l’età prevista per la “normale” pensione di vecchiaia e non si devono ricevere altre pensioni anticipate o trattamenti.

Le categorie per l’accesso all’Ape sociale

Di recente è stata estesa la platea dei potenziali beneficiari a queste categorie di lavoratori con mansioni gravose, ai quali è richiesta un’età contributiva di 36 anni:

Operai che lavorano nell’industria delle estrazioni;

Operai che lavorano per l’edilizia e la manutenzione delle strutture, conduttori di gru;

Lavoratori di pelli e pellicce;

Autotrasportatori di mezzi pesanti e camion;

Conduttori di convogli ferroviari;

Personale sanitario infermieristico, ostetriche;

Maestre di scuola;

Assistenti a persone non autosufficienti;

Facchini e operai per lo spostamento di merci;

Operatori ecologici;

Addetti alla pesca;

Lavoratori marittimi;

Operai agricoli e zootecnici;

Operai del vetro e di impianti siderurgici;

Addetti alla gestione di magazzini;

Operai che lavorano i metalli;

Operai agricoltori;

Operatori estetici;

Operai per la fabbricazione della carta;

Operai addetti al sollevamento merci;

Portantini;

Operai della manutenzione verde;

Sono, invece, necessari 32 anni di contribuzione per:

Operai edili con contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti delle imprese edili e affini (da verificare i codici Istat nell’allegato 3 dell’INPS), ceramisti (codice 6.3.2.1.2); conduttori di impianti per la formatura di articoli in ceramica e terracotta (codice 7.1.3.3).

L’importo dell’Ape sociale

Oltre a essere un sostegno in attesa di ricevere la pensione, l’indennità non intacca la cifra che l’INPS erogherà al pensionato una volta raggiunta l’età per poter incassare l’assegno di vecchiaia. La cifra massima dell’Ape sociale non può superare i 1.500 euro mensili, senza rivalutazioni annuali. Va anche chiarito che, nonostante l’erogazione dell’Ape sociale, non si potrà incassare il Tfr, il Trattamento di fine rapporto, fino al raggiungimento dell’età della pensione.

L’importo dell’indennità, comunque, sarà tassato come quello da reddito da lavoro dipendente, quindi in modo più vantaggioso rispetto alla pensione vera e propria. Per questo è particolarmente vantaggioso per chi non può contare su una pensione superiore a 1.500 euro mensili. La misura, comunque, non è compatibile con i trattamenti di sostegno al reddito connessi allo stato di disoccupazione involontaria, con l'assegno di disoccupazione (ASDI), né con l'indennizzo per la cessazione dell'attività commerciale. “«È invece compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa dipendente o parasubordinata soltanto nel caso in cui i relativi redditi non superino gli 8mila euro lordi annui e con lo svolgimento di attività di lavoro autonomo nel limite di reddito di 4.800 euro lordi annui» come chiarisce l’INPS. Se si supera questa soglia, viene meno il requisito per ottenerla, quindi non sarà più erogata.

Come fare domanda per l'Ape sociale e dove

Come chiarisce ancora l’INPS, chi ha i requisiti deve presentare prima una domanda di riconoscimento delle condizioni di accesso al beneficio, non oltre il 30 novembre 2022. Contestualmente, o dopo la presentazione della prima, può fare richiesta anche per l’Ape Sociale stessa, per non perdere “ratei di trattamenti” durante la fase di lavorazione della domanda, che dura fino a un massimo di 30 giorni.

Le domande, in entrambi i casi, possono essere presentate sia nelle fisiche dell’INPS sul territorio, sia in modalità telematica: in questo caso si deve cercare sul sito la sezione dedicata all’Ape sociale (inps.it/prestazioni-servizi/ape-sociale-anticipo-pensionistico), selezionando Prestazioni e Servizi, poi Ape sociale – Anticipo pensionistico, infine Accedi al servizio. Occorrono le credenziali SPID, CIE o CNS.

Come alternativa è possibile rivolgersi ai patronati.

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