Su LinkedIN, fatti raccomandare

25 02 2015 di Barbara Sgarzi



 

Online non suona male, anzi! Si tratta sempre di costruire la tua immagine professionale e le raccomandazioni, scritte da chi ha lavorato o sta ancora lavorando con te, possono essere utili per aggiungere qualcosa al tuo profilo. Se richieste, però nel modo giusto e senza esagerare. Vediamo come fare, con in più qualche consiglio di Silvia Zanella, responsabile digital per Adecco

Skill o raccomandazione?

Nel tuo profilo LinkedIN vedrai che esistono entrambi. Gli skill (competenze) li inserisci tu, fino a un massimo di 50, quando crei o aggiorni il profilo. Sono molto importanti perché, essendo parole chiave, permettono a un selezionatore di capire rapidamente chi sei, anche con una veloce occhiata. Quindi, inseriscili con cura. Chi visita il tuo profilo potrà, spontaneamente, decidere di confermare queste tue competenze, selezionandole.

Le raccomandazioni, su LinkedIN, non hanno niente a che vedere con le "spintarelle" per sistemare qualcuno in un posto di lavoro! Sono pareri e attestati di stima sul tuo lavoro e i tuoi talenti scritti da altri: diventano un modo per conquistare la fiducia di chi ti conosce solo virtualmente e possono essere spontanee o (più spesso) richieste.

Poche ma buone

Le raccomandazioni vanno chieste, con garbo, a chi ha davvero lavorato con te e ti conosce bene; possibilmente, dovrebbe essere un superiore, qualcuno cioè in grado di valutarti. Spiega Silvia Zanella: “Meglio chiederle faccia a faccia e non con un messaggio online, meno che mai se standard e uguale per tutti. Raccomandare il lavoro di un altro è una cosa delicata, per la quale il rapporto personale ancora vince sul virtuale." Ma quante raccomandazioni bisogna avere nel proprio profilo? "Meglio non esagerare: troppi endorsement, magari poco coerenti con i settori in cui si è effettivamente lavorato, suonano falsi. Io ad esempio vado a controllare se effettivamente la persona che ha scritto la raccomandazione ha lavorato con il "raccomandato". E se un neolaureato o qualcuno alla prima esperienza lavorativa ha 20 raccomandazioni, beh, sicuramente m'insospettisco!"

Do ut des? Meglio di no

Spesso qualcuno ci richiede una raccomandazione o ne scrvie una per noi domandandoci poi di fare la stessa cosa. Ma funziona la reciprocità, come fosse l'amicizia su Facebook? "Direi di no. Parliamo di un social network professionale, dove chi può permettersi di "raccomandare" ha raggiunto un certo grado gerarchico e una certa esperienza. La raccomandazione di un capo vale qualcosa, quella di un neoassuno meno, ovviamente. E la reciprocità suona sempre come un favore concordato, non come una vera lode al lavoro svolto. Come recruiter, in generale non mi piace", aggiunge Zanella. E se qualcuno al quale abbiamo chiesto una raccomandazione l'ha scritta, ma non ci piace o non ci rende giustizia? "È lecito domandare a chi l’ha scritta, con cortesia e motivando la richiesta, di modificarla", conclude Zanella.

Niente frasi fatte

Quindi, meglio poche ma che siano coerenti con il tuo percorso di lavoro, sincere e personali. E soprattutto senza le solite frasi fatte, regola che dovrebbe valere un po' per tutto. LinkedIN ha stilato una vera e propria classifica delle parole abusate e logore, che i selezionatori non vorrebbero leggere mai più le : “motivata”, “appassionata” e “creativa” sono, a detta di LinkedIN, parole logore e abusate. Cerca dei sinonimi, pensa a descriverti in modo diverso dagli altri: soprattutto online, la personalizzazione conta molto. E ricorda ciò che ha detto Umberto Eco:

Le parole sono innocenti. Siamo noi che, usandole senza fantasia, le rendiamo odiose.


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