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Il passato non torna (ri)mettiti in gioco

13 06 2017

Cambiare posto di lavoro, per i Baby Boomer (nati all’incirca tra il 1945 e il 1964) - e in alcuni casi per la Generazione X (1965-1980) - era una stranezza: un collega che, dopo anni di carriera, annunciava il trasferimento o una nuova avventura professionale sembrava cosa bizzarra. Oggi la situazione si è capovolta: con l’addio al “posto fisso” la flessibilità è diventata imprescindibile e caratteristica costante della nostra società. 

<p class="m6140565468956709584gmail-m-5132308871651057652gmail-paragrafobase"><em><span class="m6140565468956709584gmail-m-5132308871651057652gmail-rubrichefirmanomerubriche"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;" data-mce-style="font-family: 'Arial',sans-serif;">Monica Magri, HR Director </span></span><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;" data-mce-style="font-family: 'Arial',sans-serif;">The Adecco Group Italia</span></em><o:p></o:p></p>

Monica Magri, HR Director The Adecco Group Italia

È essenziale quindi sviluppare la capacità di adattarsi alle circostanze e approcciare in maniera aperta e costruttiva i cambiamenti. Il cambiamento non deve fare paura, anzi. Impariamo a viverlo come un’occasione per ripartire in modo diverso facendo tesoro delle esperienze precedenti, resettando situazioni critiche o di stress. E dimenticando i modelli della passata generazione (non torneranno più): abbracciamo il nuovo come opportunità di imparare ancora e rinnovarci. Mettersi in gioco può certamente intimorire ma permette di crescere e realizzarsi più di ogni altra cosa.

I contenuti di questo post sono stati prodotti in collaborazione con The Adecco Group Italia. © Riproduzione riservata.