Cosa fare quando i farmaci vanno fuori commercio

27 04 2018 di Maria Picone
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Di colpo spariscono dalle farmacie e recuperarne anche una sola confezione diventa impossibile. È successo a una nostra lettrice che cercava un farmaco contro il Parkinson. Vediamo perché accade

Un un giorno ha visitato più di 20 farmacie della sua città. Ma non c’è stato niente da fare: di Sirio, il farmaco contro il Parkinson fondamentale per suo suocero, non ha trovato nemmeno una confezione. «Ho chiamato tutti i magazzini, anche di altre Regioni, ma il medicinale è mancante» ci ha scritto Valeria. «Hanno sospeso la distribuzione da più di 15 giorni». Quello della nostra lettrice non è un caso isolato. Basti pensare che, secondo l’elenco dei farmaci carenti pubblicato dall’Agenzia italiana del farmaco, se si tiene conto anche dei diversi dosaggi per le stesse molecole, il numero delle medicine introvabili raggiunge il migliaio.

Quando la produzione va in tilt

«Noi distinguiamo tra carenza e indisponibilità» spiega Domenico Di Giorgio, dirigente dell’ufficio qualità dei prodotti e contrasto al crimine farmaceutico dell’Aifa. «La prima è dovuta a problemi di produzione che, a loro volta, possono dipendere dalle difficoltà nell’approvvigionamento delle materie prime». È quanto è successo al farmaco Sirio che per questo motivo era stato inserito nell’elenco curato dall’Aifa. E in casi simili dovrebbero essere le farmacie ad avvertire i pazienti e a indirizzarli alla Asl. «Si tratta di fenomeni fisiologici per una realtà industriale come quella farmaceutica» chiarisce l’esperto. «Le aziende però sono obbligate a informarci con almeno due mesi di anticipo che le scorte si stanno esaurendo. E noi dobbiamo individuare una terapia alternativa in modo che i malati possano farsela prescrivere dall’Asl o dal medico di base». Oppure lo specialista può chiedere l’importazione dall’estero compilando una richiesta sul sito dell’Aifa.

Quando le pillole “emigrano”

Ma c’è anche un secondo caso. A volte i farmaci sono introvabili perché vengono rivenduti nei Paesi dell’Unione europea dove i prezzi sono più alti rispetto all’Italia. Purtroppo è una pratica del tutto legale, prevista dalle norme europee sul libero scambio. E anche molto remunerativa, come spiega uno studio di Fabrizio Gianfrate, docente di Economia sanitaria alla Luiss di Roma. «All’interno dell’Unione molti governi incentivano la pratica, perché permette una riduzione consistente della loro spesa farmaceutica » racconta il docente. L’Aifa nel 2016 ha sottoscritto un documento con gli operatori del settore: tra i punti principali c’è l’obbligo per il grossista di garantire un assortimento di medicinali sufficiente a rispondere alle esigenze di un determinato territorio. «La situazione non è più critica come in passato» sostiene Domenico Di Giorgio. Ma secondi i dati forniti dall’Associazione di distributori farmaceutici, il fenomeno interessa ancora ciclicamente decine di prodotti: sono medicinali per il trattamento del dolore neuropatico, la cura di tumori, le malattie neurodegenerative ma anche antidepressivi e antiepilettici. E tutte hanno una differenza elevata di prezzo rispetto all’estero. Per fare un esempio, un farmaco per la cura del Parkinson a base di pramipexolo in Italia costa 53 euro. Ma in Germania se ne spendono 274.

I consigli di Altroconsumo

Cosa può fare il cittadino? Chiedi al tuo medico se, vista la tua situazione clinica, è possibile sostituire il farmaco introvabile con un altro con le stesse indicazioni terapeutiche.

Cosa deve fare il farmacista? Se il medicinale si trova nella rete dei grossisti, deve reperirlo entro 12 ore dalla richiesta del paziente. Il passo successivo è chiederlo all’azienda produttrice, che deve fornirlo entro 48 ore. Altrimenti la farmacia deve inviare una segnalazione alla Federfarma.

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