Tutte le novità per curare il glaucoma

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Cinzia Testa

Grazie ai progressi della ricerca, questa grave malattia agli occhi ora si può curare meglio. Con medicinali meglio tollerati e terapie all’avanguardia

Nella cura del glaucoma ci sono grandi novità. È noto che questa grave patologia comporta l’aumento della pressione all’interno dell’occhio, con il rischio di danneggiare man mano il nervo ottico e, se non si interviene tempestivamente, di perdere gradualmente la vista. La causa principale che provoca la malattia è l’accumulo nell’occhio dell’umor acqueo, il liquido che mantiene regolare la pressione oculare e apporta sostanze nutritive. Ma nuovi studi hanno individuato altri meccanismi alla base del glaucoma e portato alla formulazione di rimedi innovativi. «Ultimamente la ricerca si è concentrata sulle alterazioni dei mitocondri» spiega Carlo Nucci, direttore dell'unità operativa complessa di oculistica del Policlinico Tor Vergata di Roma. «Queste strutture sono le “centrali energetiche” delle cellule e si possono alterare per varie ragioni, tra cui l’aumento di radicali liberi e uno stato di infiammazione. L’ipotesi è che il calo di energia da parte di queste centraline abbia un ruolo chiave nell'insorgenza del glaucoma». Vediamo allora le novità terapeutiche.

Come scoprirlo presto

Nelle fasi iniziali il glaucoma non dà sintomi. Per fortuna, però, c’è modo di scoprirlo precocemente e cominciare subito le cure. Basta un controllo annuale della pressione oculare a partire dai 40 anni, perché con l'avanzare dell’età aumenta il rischio di ammalarsi. Attenzione però: l’esame va eseguito in un ambulatorio oculistico e non dall’ottico, come pensano ancora molti.

Per rallentare il decorso ci sono gli integratori

I ricercatori hanno scoperto che un potente antiossidante, il coenzima Q10, è in grado di fornire benzina ai mitocondri per farli funzionare bene. Da qui è nata l’idea di utilizzarlo per difendere gli occhi dal glaucoma. «Uno studio ha dimostrato che questa so- stanza rende più resistenti le cellule della retina e migliora la conduzione nervosa del nervo ottico» chiarisce il professor Quaranta. «Per confermare il risultato sta per prendere il via una nostra ricerca che coinvolge 15 centri italiani. Il coenzima Q10 è sotto forma di collirio, perché in questo modo l’azione è concentrata localmente». Il prodotto è già disponibile, non ha effetti collaterali, ma chiedi comunque il parere al tuo medico.

Ha invece già avuto il via libera un collirio a base di citicolina: per la sua efficacia, il ministero della Salute ne ha autorizzato la vendita ai pazienti con glaucoma. «Uno studio italiano ha dimostrato che questa molecola ha la capacità di rallentare i danni della malattia» aggiunge l’esperto. «È stata utilizzata una formulazione per via orale, con una concentrazione di citicolina al 98%. Alla fine dello studio, è stato registrato un elevato rallentamento nella progressione della malattia nei pazienti a rischio nonostante la pressione sotto controllo». Attenzione, però. Entrambi questi due (il prodotto con la citicolina e quello a base di coenzima Q10) non sostituiscono ma affiancano i colliri tradizionali usati per tenere sotto controllo la pressione. E vanno sempre affiancati a questi.

Per evitare l'intervento ci sono le tecniche soft

Fino a oggi chi aveva problemi a tenere sotto controllo la pressione oculare con i colliri doveva ricorrere alla chirurgia. Ora non più. Prima di arrivare alla trabeculectomia, così si chiama l’operazione, ci sono due soluzioni che agiscono meccanicamente sul deflusso dell’umor acqueo. «La prima si chiama trabeculopastica laser selettiva» dice il dottor Quaranta. «A differenza del trattamento con i laser di prima generazione, non è invasivo e si può ripetere negli anni fino a due, tre volte. Per queste caratteristiche oggi è in corso uno studio che ne valuta l’uso come primo trattamento per il glaucoma, in alternativa ai farmaci». L'altra soluzione sono i microstent di ultima generazione. «In pratica, si tratta di un micro tubicino che viene impiantato nella zona angolare dell’occhio e fuoriesce negli spazi sottocongiuntivali» conclude l’esperto. «Così aiuta il liquido a defluire esternamente» precisa il dottor Quaranta. «Certo, bisognerà attendere gli studi a lungo termine per valutarne l’efficacia nel tempo. Ma i dati pubblicati sono molto incoraggianti».

Per evitare allergie ci sono i colliri naturali

A causare l’aumento della pressione oculare è l’umor acqueo, cioè il liquido secreto dall’occhio che, invece di essere riassorbito, rimane all’interno. Per tenere sotto controllo questa situazione si utilizzano specifici colliri. Ma oltre la metà dei pazienti, con il passare del tempo, sviluppa un’intolleranza al benzalconio cloruro, uno dei principali conservanti del farmaco. Con i nuovi colliri questo non succede più. Le ricerche hanno infatti dimostrato che si può fare a meno di questa sostanza, perché non cambia l’efficacia del medicinale. «Oggi sono già disponibili principi attivi chiamati analoghi delle prostaglandine e betabloccanti, che sono i più utilizzati» spiega Luciano Quaranta, direttore del Centro per lo studio del glaucoma dell’università di Brescia. «E sta per arrivare un nuovo farmaco che alla prostaglandina associa anche l’ossido nitrico. Rispetto al solito collirio, che contiene solo la prima sostanza, questo riduce maggiormente la pressione oculare». I colliri senza conservanti li riconosci senza bisogno di controllare gli ingredienti: sono sempre monodose e, come tutti gli altri, sono a carico del Servizio sanitario nazionale. Se poi hai chiesto l’esenzione per la patologia, hai anche diritto a esami e visite correlate senza pagare il ticket.

Novità anche per la cheratite

Lo hanno soprannominato il collirio Montalcini, in onore della scienziata. Lo sviluppo del principio attivo, infatti, è stato possibile grazie alla scoperta di una piccola proteina chiamata con la sigla Ngf, coinvolta nello sviluppo delle cellule del sistema nervoso. Un lavoro scientifico, questo, che è valso a Rita Levi Montalcini il premio Nobel. Oggi questa proteina è stata prodotta con una tecnologia sofisticata ed è disponibile da poco per i pazienti con cheratite neurotrofica, una malattia degli occhi che porta a cecità e che fino a oggi non aveva cure. Nelle forme moderate o gravi, questo collirio può aiutare a ripristinare i normali processi di guarigione dell'occhio e a riparare il danno della cornea. Ma la ricerca non si ferma. È in corso uno studio italiano su pazienti con glaucoma, per verificare se il collirio con l'Ngf possa svolgere un'azione protettiva sul nervo ottico e sulla zona del sistema nervoso centrale responsabile della capacità visiva.

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