Le buone notizie per le donne nel 2017

24 11 2017 di Eleonora Lorusso
<p>Alcuni cartelli della Women's March, la grande manifestazione di Washington del 21 gennaio 2017 </p> Credits: Getty Images

Alcuni cartelli della Women's March, la grande manifestazione di Washington del 21 gennaio 2017 

Il 2017 rischia di essere ricordato come l’anno dei femminicidi, degli abusi e delle molestie del lavoro, ma è stato anche un anno in cui le donne, in Italia e nel mondo, hanno raggiunto conquiste importanti. Ecco quali sono, con la consapevolezza di avere, ancora, moltissimo da fare

Il 2017 è stato un anno che passerà alla storia per l’impressionante numero di femminicidi, in Italia e nel mondo, e per il caso Harvey Weinstein, che ha innescato una necessaria conversazione pubblica sui difficili temi di abusi e molestie sul lavoro e sulla ridefinizione, sociale ed economica, del rapporto fra i sessi. Non sono mancate, però, anche alcune notizie positive per le donne, conquiste importanti nel campo lavorativo, scientifico e soprattutto l'approvazione di leggi che le tutelano economicamente e professionalmente. In alcuni paesi come l'Arabia Saudita, poi, sono caduti veri e propri taboo, come quello che impediva a madri e mogli di poter guidare l'auto da sole, mentre la Corte di giustizia europea ha bocciato i "divorzi privati", discriminatori per le donne islamiche. Se il lavoro femminile è poi in crescita in Italia, sebbene in maniera disomogenea e ancora insoddisfacente, negli ultimi mesi è aumentato il numero di donne che guidano enti pubblici e privati, ricoprendo ruoli finora appannaggio di soli uomini.

Sono diversi poi i provvedimenti adottati, finalmente anche nel nostro Paese, nell’ambito della tutela delle vittime di violenza e maltrattamenti, di cui i primi tre che elenchiamo (risarcimento, congedo e tutela legale gratuita) sono particolarmente importanti. È stato un anno importante anche sotto il profilo dell’associazionismo al femminile. Lo scorso 21 novembre, il collettivo femminista Non una di meno – qui abbiamo sentito una delle attiviste, Daniela Amato – ha presentato a Roma il suo Piano contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere, che è un primo tentativo di superare le enormi lacune italiane in tema di diritti delle donne e parità di genere.

Questo è il nostro elenco di buone notizie, utile da rileggere in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne del 25 novembre. Molte sono parziali e rappresentano solo l’inizio del lungo percorso che ci aspetta: c'è ancora moltissimo da fare in tanti campi, dal riconoscimento e superamento delle disparità economiche sul lavoro fra uomini e donne all'educazione sentimentale e sessuale delle nuove generazioni, dalla rappresentazione delle donne nei media alla tutela delle vittime di violenza. Insomma, un sacco di lavoro per tutti.

Risarcimento di Stato per le vittime di violenza

Con un decreto firmato dai ministri dell'Interno, della Giustizia e delle Finanze, l'Italia si è adeguata alla direttiva europea prevedendo indennizzi statali per le vittime di reati intenzionali violenti, commessi da ignoti e non risarciti dagli autori, e ai figli di donne e uomini, uccisi da partner o ex. Un provvedimento, che colmava una lacuna per la quale il nostro Paese era stato sanzionato dalla Corte europea di giustizia, e che stabilisce importi da erogare, ad esempio, a chi ha subito stupri, omicidi, atti di libidine o altri crimini, oltre a risarcimenti per i figli delle vittime.

Congedi dal lavoro

L'Inps da quest'anno provvede a erogare assegni di indennizzo nel caso di vittime costrette ad assentarsi dal lavoro per seguire percorsi di protezione dopo aver subito violenze. Si tratta di congedi retribuiti, per un periodo massimo di tre mesi, alle lavoratrici del settore privato, che hanno così diritto a un'indennità pari al 100% dello stipendio. Per le dipendenti pubbliche, a provvedere all'assegno, introdotto dal Jobs Act, è invece l'amministrazione di appartenenza.

Tutela legale gratis

Una sentenza della Corte di Cassazione prevede che le donne che hanno subito reati domestici possano usufruire della tutela di un legale a spese dello Stato, indipendentemente dal reddito. Il patrocinio gratuito, che non scatta in automatico, va richiesto presentando denuncia o querela al giudice per le indagini preliminari o al tribunale di riferimento.

Novità in caso di divorzio

Con una storica sentenza di fine maggio la Cassazione ha stabilito che l'importo dell'assegno di mantenimento non debba più essere in base al tenore di vita durante il matrimonio, ma che debba garantire l'indipendenza e l'autosufficienza economica del coniuge più debole, che purtroppo è quasi sempre la donna. Sulla scia di questo pronunciamento, il Tribunale di Milano ha poi tenuto conto dell'apporto personale e non quantificabile economicamente di una donna di 54 anni, che aveva rinunciato a un lavoro proprio per dedicarsi ai figli, alla famiglia e alla casa a tempo pieno per buona parte della sua vita. Così facendo si è aperta la strada al riconoscimento dei sacrifici personali di uno dei due coniugi nella vita familiare, soprattutto nel caso di un divorzio a età avanzata, che limita la possibilità di un nuovo ingresso o rientro nel mondo del lavoro.

Il Codice Rosa al Pronto Soccorso

Approvato il 22 dicembre del 2015 dal Senato, il cosiddetto "emendamento Codice Rosa" alla Legge di Stabilità 2016 (a firma della deputata Fabrizia Giuliani), prevede procedure di assistenza per le donne che si presentano ai Pronto Soccorso dopo aver subito violenza sessuale: è costituito nella maggior parte dei casi da una task force formata da personale socio-sanitario (infermieri, medici, assistenti sociali, psicologi), magistrati, ufficiali di polizia giudiziaria (per le denunce), che operano in sinergia per assistere e tutelare soggetti deboli, esposti più di frequente a violenze o abusi. Proprio la sinergia tra i vari soggetti permette di prestare cure mediche e psicologiche immediate, assistendo anche dal punto di vista giudiziario le vittime di violenze che possono essere spaventate dalla paura di ritorsioni da parte degli autori degli abusi. Non vi è comunque alcun obbligo di denuncia, la cui scelta è a discrezione della donna. Nonostante tutt'oggi non sia attivato su territorio nazionale, il protocollo è una realtà in alcune regioni come la Toscana, dopo anni di sperimentazioni e diversi attestati di eccellenza al servizio. 

Lavoro femminile in crescita

Passando alla sfera professionale, gli ultimi dati Istat sull'occupazione femminile sono incoraggianti, anche se vanno letti con molta cautela: le donne lavoratrici sono il 48,8%, un dato mai così alto dal 1977, anno in cui sono cominciate le serie storiche dell’Istituto di Statistica italiano. Il nostro paese vanta anche il più alto numero di fondatrici di startup in Europa: secondo un rapporto dell'Esm (European Startup Monitor) le imprenditrici italiane che puntano sull'innovazione sono il 21,6%, a fronte di una media europea del 14,8%.

I corsi per contare di più nel mondo del lavoro

Nonostante i ruoli dirigenziali nel mondo del lavoro siano ancora in buona parte ricoperti da uomini, diverse ricerche recenti hanno mostrato come le donne in azienda hanno maggiore empatia e comprensione di una organizzazione (a scapito, però a volte dell'autostima). Ma come si diventa una leader? L'università Ca' Foscari di Venezia ha attivato un corso per permettere alle studentesse di acquisire gli strumenti fondamentali a chi aspira a ruoli di guida nelle imprese: il Ca' Foscari Center for Women's Leadership prevede, infatti, attività come che consentono di conoscere e affiancare imprenditrici affermate, vivendo con loro una giornata-tipo o una settimana da manager. Il progetto, avviato in via sperimentale un paio di anni fa con un ciclo di incontri di testimonianza, è via via cresciuto e ora comprende laboratori specifici sulle soft skills, dunque le competenze trasversali e strategiche per future imprenditrici e dirigenti, come la gestione della leadership, la capacità di farsi riconoscere nel proprio ruolo o il public speaking, ovvero il saper comunicare in pubblico.

Rinnovo del bonus bebè

Buone notizie anche per le neomamme e le future madri, che possono contare su un bonus da 800 euro, che può essere richiesto anche da chi ha adottato un bambino. L'assegno è erogato dall'Inps a prescindere al reddito e anche ai cittadini extracomunitari con regolare permesso di soggiorno di lungo periodo.

Le novità dall'estero

Tra le svolte più clamorose in tema di progressi sociali ed emancipazione femminile c'è stata la notizia dell'abolizione del divieto di guida delle automobili per le donne in Arabia Saudita, deciso da Re Salman. In Europa, invece, la Corte di Giustizia ha sancito che non possono essere riconosciuti i cosiddetti "divorzi privati", con i quali la legge islamica permette agli uomini di sancire lo scioglimento del matrimonio, semplicemente pronunciando il "triplo talaq", ovvero la formula "Divorzio da te", tre volte nell'arco di alcune settimane. Anche dalla Tunisia, però, sono arrivati segnali di ammodernamento: è stata annulla una legge del 1973 che impediva alle donne di sposare un cittadino non islamico. Un provvedimento che segue la volontà del Presidente della Repubblica che, in occasione della festa della donna, aveva annunciato di voler arrivare alla parità assoluta dei sessi. In Iran, invece, per la prima volta una donna ha ricoperto il ruolo di potentissimo viceministro del Petrolio.

Una rinnovata solidarietà femminile che passa per i social

Il 2017 è anche l'anno in cui una nuova forma di attivismo social si è fatta sentire sui social: è successo a ridosso del caso Weinstein, con gli hashtag #metoo, #quellavoltache e #balancetonporc, che hanno raccolto un flusso straordinario di confessioni, anche molto dolorose, supporto e solidarietà femminili. Durante l’ultima edizione di Miss Perù, le aspiranti reginette di bellezza hanno recitato i dati impressionanti relativi ad abusi e violenze commessi contro le donne in Perù al posto delle loro misure, lanciando l’hashtag, poi diventato virale, #MisMedidasSon (“le mie misure sono”) e contribuendo a sollecitare l’opinione pubblica su questi temi. Qualcosa di simile era successo a Miss America, quando le candidate si erano dimostrate molto critiche nei confronti del presidente Donald Trump. Sempre in America, i social hanno giocato un ruolo fondamentale nell’associazionismo femminile, come ha dimostrato il successo della Women’s March dello scorso 21 gennaio e la campagna a difesa di Planned Parenthood, che eroga servizi medici a quanti, negli USA, non hanno un’assicurazione sanitaria.

In quali Paesi migliorano le condizioni delle donne

Va poi ricordato che, secondo uno studio condotto dall'Institute for Women, peace and security dell'Università di Georgetown (Washington) in collaborazione con il Peace Research Institute of Oslo, migliorano la condizione delle donne nel mondo. Gli esperti americani e norvegesi hanno stilato una classifica, il WPS Index, tenendo conto degli 11 fattori che concorrono alla felicità del genere femminile, primo tra i quali la sicurezza per le strade e tra le mura domestiche, oltre alle possibilità di affermazione professionale. L'Italia si colloca al 32esimo posto su 153 Paesi presi in considerazione, dunque nella parte alta, ma alle spalle di Paesi come Serbia (24esima), Polonia (28esima) o Repubblica Ceca (30esima). A guidare l'elenco c’è l'Islanda, seguita da Norvegia e Svizzera, mentre fanalino di coda risultano Yemen, Afghanistan e Siria. Punti di forza del nostro Paese sono l'occupazione femminile e la legislazione, insieme a istruzione e disponibilità economica, mentre siamo ancora carenti sul fronte della sicurezza pubblica.

Una parità ancora lontana

Se in Europa, dunque, si è ancora lontani dalla parità di genere, è pur vero che qualche progresso si è registrato anche negli ultimi mesi. Lo studio dell'Eige, l'Istituto Europeo per l'uguaglianza di genere con sede a Bruxelles, ha presentato il suo ultimo rapporto lo scorso ottobre, indicando i campi nei quali si sono registrati decisivi miglioramenti: si tratta soprattutto delle accresciute possibilità di accesso a ruoli decisionali e di governo, specie nel privato. Negli ultimi dieci anni, infatti, le donne sono diventate molto più presenti nei consigli di amministrazione delle società non pubbliche, attestandosi al 48,5% (+10%). La presenza femminile è cresciuta anche nell'ambito dei media e dell'informazione (22%), nel finanziamento della ricerca (27%), mentre sono ancora poche quelle nelle posizioni di vertice nel settore sportivo (14%). Analizzando parametri come lavoro, denaro, conoscenza, tempo, potere e salute, l'Italia figura al 14esimo posto nella classifica europea guidata dalla Svezia e chiusa dalla Grecia.

Le prime donne che...

A proposito di leadership, nel 2017 va segnalato che per la prima volta una donna è diventata Presidente degli oncologici italiani: si tratta di Stefana Gori, eletta alla guida dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica, che conta circa tremila iscritti. Chiaro il messaggio di Gori alle colleghe: «Le donne devono concorrere e aspirare a ruoli di maggiore responsabilità, perché hanno le competenze e le capacità necessarie. Serve tenacia, ma soprattutto è necessario crederci». È un primato anche quello di Carla Nespolo, prima donna e non partigiana alla guida dell'ANPI, oltre che laureata in Pedagogia, insegnante, e prima parlamentare comunista piemontese. Dalla politica all'imprenditoria. Per la prima volta il Consorzio Vino Chianti Classico ha una leader al suo vertice: si tratta di Carlotta Gori, entrata nel Consorzio del Gallo Nero ben vent’anni fa e ora eletta all'unanimità. Non va poi dimenticato che a settembre Silvia Candiani è diventata il nuovo Amministratore Delegato di Microsoft Italia, prima donna a ricoprire questa posizione, dopo anni di esperienza all'estero. Altro successo, infine, per Simona Clemenza, nominata nuova amministratore delegato di Krizia, il marchio di moda oggi in mano a una holding cinese (guidata da una donna, Zhu ChongYun) e per Francesca Bellettini, che invece dirige il marchio francese Saint Laurent.

Aumentano le donne al comando, ma nel ménage familiare i pesi non sono ancora distribuiti equamente

L'impegno dell'Italia nella riduzione del gap tra uomini e donne, sia da un punto di vista salariale che di opportunità, è testimoniato dalle conclusioni del G7 delle Pari Opportunità a Taormina, in Sicilia. Otto gli impegni presi al termine del summit tra Italia, Canada, Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania e Giappone insieme all'Unione Europea. Tra i dati positivi emersi, quelli sulla presenza femminile nei consigli di amministrazione delle società quotate che, grazie alla legge Golfo-Mosca, è salita dal 6% del 2010 al 33,6% del 2017. Stesso andamento per le pubbliche amministrazioni, dove la presenza femminile è passata dal 17,5% al 30,9% negli ultimi tre anni. Ora occorre lavorare sul cosiddetto “lavoro di cura”, quello domestico e familiare non pagato, che si attesta al 61,5% contro il 22,9% degli uomini e che è anche il motivo per il quale l'Italia si trova all'82esimo posto su 144 Paesi analizzati nel rapporto Global Gender Gap Index 2017, del World Economic Forum.

Obiettivo: una scuola davvero paritaria

A partire da gennaio a Firenze, invece, prenderà il via un corso di formazione per studentesse che riguarda le materie STEM, ovvero Science, Technology, Engeneeriing and Mathematics, dunque più scientifiche finora appannaggio dell'universo maschile. Frutto della collaborazione tra l'ITIS Meucci di Firenze e l'azienda BHGE (Baker Hughes, a GE Company) 10 ragazze iscritte al terzo anno entreranno in fabbrica, con un programma di alternanza Scuola-Lavoro, occupandosi di informatica, automazione, logistica, energia e meccanica. Si tratta di un esempio virtuoso di attenzione alle potenzialità delle figure femminili in campi non umanistici, da rafforzare. Nel nostro Paese, al momento le ragazze iscritte a corsi di area scientifica sono il 37,8%, rispetto al 78% del settore umanistico, ma entro il 2020 l'Italia si è impegnata, proprio in occasione del G7 di Taormina, a intensificare gli sforzi per contrastare gli stereotipi di genere che limitano l'accesso agli ambiti più scientifici, grazie a specifici programmi per università e centri di ricerca. 



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