I collegi militari tornano di moda

19 09 2018 di Vincenzo Petraglia
Credits: Daria Addabbo

Oltre 3.000 domande per meno di 300 posti. Sono centinaia i ragazzi che affrontano una selezione durissima pur di entrare in uno dei 4 licei gestiti dalle forze armate. E non solo per il fascino della divisa

Oltre 3.000 domande di ammissione per 295 posti disponibili. Negli ultimi anni, ogni volta che viene pubblicato il bando di ammissione per i 4 licei militari italiani, il gap fra richieste accolte e bocciate aumenta. Nell’era degli sdraiati, dei bamboccioni e dell’antimilitarismo, tra gli adolescenti italiani pare crescere la voglia di andare a scuola in divisa.

Nunziatella di Napoli e Teulié di Milano (gestite dall’Esercito), Morosini di Venezia (Marina) e Douhet di Firenze (Aeronautica) sono i collegi d’élite che dal 2013 hanno visto quadruplicare l’interesse dei giovani fra i 15 e i 17 anni: vi si accede, infatti, dopo aver completato il biennio del liceo classico o scientifico per frequentare il triennio che conduce alla maturità.

Un boom che investe anche le ragazze: dal 2009, anno in cui sono state ammesse le donne, la quota di cadette ha raggiunto un livello compreso fra il 30 e il 40% a seconda dell’istituto. Ma come si spiega questo rinnovato fascino per le stellette?

Credits: Daria Addabbo

I collegi militari danno punti di riferimento (e un lavoro)

«In un’epoca di scarsi punti di riferimento e incertezza lavorativa» spiega Mariangela Chiorazzi, psicologa e counselor, «la vita militare può contribuire a indirizzare gli stati d’animo dell’adolescenza,notoriamente magmatici e indefiniti, verso scelte più consapevoli e, in un’ottica di carriera militare, soddisfare il bisogno di stabilità economica e prestigio sociale attraverso un percorso sì faticoso, ma dotato di una linearità che quasi tutti gli altri contesti lavorativi non offrono più».

Sembra una spiegazione più affine ai desideri dei genitori, ma a confermarla sono 2 cadette del Morosini. «All’inizio volevo solo uscire dai confini della mia cittadina, poi ho scoperto valori come lo spirito di servizio e la disciplina, che al contrario di quanto si creda stimolavano la mia curiosità molto più dei social» dice Chiara Alonzi, 17enne di Sora (Frosinone). «Anche se molti miei coetanei non hanno condiviso questa scelta, io volevo far parte di un mondo dove l’essere contasse più dell’apparire, e il futuro più del presente» aggiunge Diana Romano, sua coetanea e compagna di Limbiate (Milano).

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I collegi militari offrono un’istruzione di alto livello

Entrare in uno dei 4 licei militari italiani non è facile: ogni anno, in media, oltre 9 candidati su 10 vengono respinti. Bisogna vantare media voto eccellente, perfetto stato di salute e poi superare test culturali, logico-matematici, psico-attitudinali e fisici. Vinto il concorso, il momento più critico resta il primo mese in istituto, quando ci si spoglia della vita precedente abbracciando la routine militare e le sue regole (vedi sotto).

«Proprio per questo motivo» spiega il capitano di vascello Massimo Fabbri, comandante e dirigente scolastico del Morosini, «i ragazzi hanno 30 giorni di tempo per ripensarci e reiscriversi alla loro vecchia scuola». Nel corso del triennio, in compenso, gli abbandoni sono rarissimi. Anche perché, nonostante la vita dura, i lati positivi non mancano.

Le rette annue, a seconda del reddito familiare, vanno dai 300 ai 1.400 euro: considerato che i ragazzi dispongono di vitto e alloggio e di un “mensile” compreso fra 115 e 135 euro, e che il livello didattico è unanimamente considerato molto alto, queste scuole sono una valida alternativa alle private. E secondo chi le guida, molto più formative. «La nostra» sottolinea Fabbri «è innanzitutto una palestra di vita che pone solide basi per affrontare col giusto approccio e metodo le sfide della futura vita da adulti».

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I collegi militari aiutano anche chi non sceglie la carriera militare

Martina Marsicano, 16enne di Potenza, sta per iniziare il suo primo anno alla Nunziatella: «So che i momenti difficili non mancheranno, ma so anche che ne varrà la pena, per essere una persona solida e realizzare il mio sogno di diventare medico ufficiale». Le statistiche dicono che in realtà solo il 35-40% degli allievi, terminati gli studi, proseguirà indossando l’uniforme. A loro le accademie militari riservano una quota fissa di posti, mentre per i concorsi nelle forze dell’ordine si acquisisce un punteggio maggiore.

Ma chi opta per il ritorno alla vita civile, anche ad anni di distanza, riconosce a questo percorso una marcia in più. «Se tornassi indietro, rifarei la stessa scelta» dice Nazario Peluso, 32 anni, che dopo il diploma alla Nunziatella nel 2005 si è laureato alla Bocconi e oggi lavora nell’investment banking a New York. «L’addestramento militare e la pratica sportiva hanno accelerato la mia crescita, dandomi qualità che fanno la differenza sul lavoro: metodo, disciplina, capacità di gestire lo stress e spirito di gruppo».

Concorda Ludovica Nazzaro, 24 anni, tra le prime donne a entrare nella stessa scuola nel 2009, da poco laureata in Medicina: «Dopo 200 anni di soli uomini, per il nostro primo scaglione di cadette non è stata una passeggiata» ricorda. «Ma è lì che ho imparato a cavarmela in ogni situazione sopravvivendo a quel connubio tra fastidio ed eccessivo senso di protezione che ostacola noi donne nel lavoro. Credo che le 15enni di oggi però siano molto più attrezzate, ed è per questo che molte di loro aspirano senza problemi a una carriera militare».

Credits: Daria Addabbo

REGOLE RIGIDE

Lezioni e vita di camerata alla scuola superiore Nunziatella di Napoli. I 2 licei gestiti dall’Esercito (l’altro è la Teulié di Milano) hanno in totale 160 iscritti all’anno: in media 70 di loro proseguono la carriera militare.

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Foto

Sveglia alle 6.30 e cellulare “a tempo”

Niente trucco per le ragazze né barba per i ragazzi, orari da caserma, cellulare con il contagocce. Anche se gli unici appartenenti alle forze armate sono i presidi (il resto del corpo docente è civile), la routine dei licei militari è molto diversa da quella delle scuole “normali”. La giornata inizia alle 6.30 con la sveglia. Il tempo di prepararsi e fare il letto, il cosiddetto “cubo”, poi ci si ritrova insieme per la colazione e l’alzabandiera. Rigorosamente in divisa.

La mattina è occupata dalle lezioni, come in qualsiasi altra scuola. Dopo il pranzo e il riposo in camerata (uno dei soli 2 momenti in cui è consentito dare uno sguardo al cellulare) si riprende con un paio d’ore di attività fisica. Fino all’ora di cena si studia, poi tra le 20 e le 22 è permesso lo “svago”: qualche telefonata e un po’ di tv. Luci spente non più tardi delle 22.30.

Credits: Daria Addabbo

COME SI ACCEDE AI LICEI MILITARI

Il prossimo bando per l’accesso ai licei militari, diretto agli studenti che stanno terminando il primo biennio di liceo, si chiuderà a marzo 2019 e offrirà circa 300 posti per il triennio 2019/2022. Per saperne di più, www.concorsidifesa.it.

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