Rifiuti, Milano e il nord nuove “terre dei Fuochi”?

19 10 2018 di Eleonora Lorusso
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Dopo l’ultimo incendio a Milano, è psicosi e il ministro dell’Ambiente parla di nuova “Terra dei Fuochi” in Lombardia. Cosa c’è di vero?

L’odore acre è andato piano piano via, ma quel che resta è il timore che altri roghi si possano verificare, dopo quello del 15 ottobre in via Chiasserini a Milano, che ha fatto parlare della Lombardia come nuova “Terra dei fuochi”. Gli incendi, in buona parte di natura dolosa, sono aumentati negli ultimi anni, come confermava già la relazione della Commissione parlamentare di inchiesta del Senato sulle "attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati” del 18 gennaio 2018. Anche Legambiente Lombardia lancia l’allarme, all’indomani dell’ultimo incendio: “I roghi nella nostra regione sono cresciuti, soprattutto negli ultimi tre anni, con una ventina di episodi all’anno e solo pochi sono quelli nei quali non c’è stata una mano ad appiccare il fuoco volontariamente” dice a Donna Moderna Barbara Meggetto, Presidente lombarda proprio dell’associazione ambientalista.

Solo pochi giorni fa il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha parlato di allarme definendo la Lombardia una nuova “Terra dei Fuochi”, ma il governatore lombardo Attilio Fontana minimizza: “Credo che chi ha fatto questa affermazione dovrebbe essere un po’ più cauto. Esiste anche il reato di procurato allarme. La situazione è grave e va monitorata” spiega Fontana, secondo il quale però la situazione è in linea con gli anni passati”.

Ma perché si verificano tanti incendi? C’è dietro la criminalità organizzata?

Lo smaltimento dei rifiuti

Ci sono due ambiti che vanno distinti: "Uno riguarda lo smaltimento di rifiuti regolare, quello dove non si è infiltrata la malavita organizzata, l’altro è invece quello delle cosiddette ecomafie. Anche volendo fermarsi al primo caso, ci sono diverse problematicità, che sono aumentate negli ultimi anni. Ad esempio, il mercato cinese dell’importazione di rifiuti di plastica è ora fermo e questo sta creando enormi difficoltà nello smaltimento” spiega Meggetto.

Fino a poco tempo fa, infatti, i rifiuti di plastica cosiddetta plastmix (quella poco nobile, la frazione di raccolta differenziata che rimane dopo aver separato le parti più “pregiate”, che offrono una maggiore resa economica), erano inviate in Cina per essere smaltite ed eventualmente riciclate in impianti appositi. “Da qualche tempo, invece, la Cina ha chiuso alle importazioni perché ha già un enorme quantitativo proprio da gestire. Noi, però, non abbiamo un numero sufficiente di strutture nelle quali trattare questi rifiuti. Guarda caso quando si arriva a un accumulo eccessivo in certi capannoni, questi vanno a fuoco” spiega la presidente di Legambiente Lombardia.


La criminalità organizzata

Esistono poi infiltrazioni da parte della criminalità organizzata, che approfitta del fatto che i rifiuti possono rappresentare anche una fonte di guadagno, soprattutto per quanto riguarda il trasporto dei materiali. “Il sistema di documentazione può essere facilmente aggirato: molte aziende, anche sane, si affidano a trasportatori perché conferiscano i rifiuti in appositi impianti di smaltimento e pagano somme anche ingenti per questo tipo di servizio. Il problema è che spesso questi trasportatori non li portano a destinazione correttamente: o li abbandonano in discariche abusive, come accaduto in Campania, oppure li scaricano in strutture dove poi, una volta arrivati al collasso, si verificano appunto roghi sospetti” dice Meggetto. “Manca insomma una tracciabilità corretta. Non solo: con lo Sblocca Italia si è intensificato il trasporto dal sud al nord, perché gli impianti in regioni come la Lombardia sono stati autorizzati a ricevere rifiuti anche dalle regioni meridionali. Questo ha incrementato il conferimento di rifiuti, non sempre in modo legale. La differenza rispetto alla “Terra dei Fuochi” in Campania, insomma, è che in Lombardia le attività illecite avvengono in modo apparentemente legale”.

Gli ultimi casi

"I controlli non sono sempre efficaci, ma anche quando lo sono non permettono di evitare casi dolosi: basti vedere cosa è successo nel rogo nel quartiere Bovisasca. È emerso che il capannone andato a fuoco, nel quale erano stipati 16mila metri quadri di rifiuti, non aveva l’autorizzazione al conferimento. Le autorità lo avevano scoperto il giorno prima dell’incendio, vietando lo stoccaggio, ma guarda caso la notte dopo è divampato il rogo” dice Meggetto.

Ben diverso, invece, il caso di Pavia dello scorso anno: “A Corte Olona erano stati stoccati abusivamente rifiuti in un capannone abbandonato e all’insaputa della proprietà” spiega l’esperta.

L'aumento degli incendi

Dal 2014 al 2017, secondo il report della Commissione parlamentare sui rifiuti in Italia, si sono verificati 259 incendi, con un aumento del 59% solo nell’ultimo anno di rilevazione (2016-2017). Di questi il 52,6% è avvenuto al Nord, il 13,8% al Centro e il 21,6 al Sud, mentre nelle isole se ne è verificato il 12%.

A livello regionale è proprio la Lombardia a detenere il primato negativo, con 33 incendi (8 a Milano, 7 a Brescia, 6 a Pavia, 4 a Mantova), seguita dal Veneto (25) e dal Piemonte con 23. Al confronto gli incendi a Caserta, provincia chiamata proprio “Terra dei Fuochi” se ne sono verificati solo 7.


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