5 cose su Berlino e noi

23 10 2014 di Roberto Moliterni
È la terza volta che vengo a Berlino e ogni volta imparo qualcosa di diverso. Queste sono le 5 cose che ho imparato questo giro.

È la terza volta che vengo a Berlino, città che amo per ragioni inspiegabili.

Ogni volta che ci vengo scopro aspetti nuovi, infatti ho deciso che un giorno scriverò un libro sul modello di quello di Alessandra Montrucchio, scrittrice piemontese che a Berlino ha dedicato un libro che è un po' un resoconto di una decina di viaggi fatti in anni diversi nella città. Mi mancano solo sei o sette viaggi e lo posso fare anche io.

Intanto ho pensato di ingannare il tempo scrivendo un piccolo post che riassuma le 5 nuove scoperte di questo giro.



 

1. L'arancione non esiste
Nel semaforo per l'attraversamento pedonale l'arancione non esiste. C'è l'omino verde e c'è quello rosso: lo chiamano “ampelmann” (qualcosa tipo: l'uomo lampadina) ed è famoso in tutto il mondo. Può sembrare una cosa da poco e invece è un punto cruciale delle affinità/divergenze fra i berlinesi e noi. C'è l'ampelmann verde, tu hai pochi secondi per iniziare ad attraversare, poi arriva l'ampelmann rosso e non puoi più attraversare.

In Italia per dire questo c'è l'arancione. L'arancione servirebbe in teoria a comunicare al pedone che sta attraversando «continua pure ad attraversare» e al pedone che è appena arrivato al semaforo «non attraversare che fra poco diventerà rosso».

Quasi tutti gli italiani al semaforo invece interpretano quell'arancione come: «sbrigati ad attraversare che sennò poi ci toccherà aspettare altri cinque minuti». L'arancione è un po' la summa della filosofia italiana del “non si potrebbe ma si fa”.

I tedeschi hanno risolto il problema alla radice, estirpando ogni possibile ambiguità: in fondo il messaggio dell'ampelmann verde e di quello rosso è destinato a chi deve ancora attraversare, il quale deve solo sapere se può partire o no, e non al pedone che sta attraversando, il quale ha già iniziato ad attraversare e poco gli importa di essere rassicurato. Per i tedeschi le regole sono regole, o si fa o non si fa.

 

2. Gli italiani si vergognano di essere italiani
Sono stato in un caffè ristorante a Berlino Est dove si mangia vegano e senza glutine, in linea con la tendenza berlinese.

A un certo punto, mentre mangiavo ho sentito una canzone di un gruppo italiano non troppo conosciuto, i Massimo Volume, e quando sono andato alla cassa a chiedere un caffè, ho detto al proprietario, un ragazzo di 35 anni: «Massimo volume», sorpreso che un tedesco conoscesse un gruppo così di nicchia in Italia. Infatti lui mi ha risposto «sì» e io sono esploso in un salto di gioia da “paisà!”, felice di poter finalmente parlare con qualcuno dopo giorni di silenzio, e gli ho chiesto: «sei italiano?» e lui, quasi vergognandosene, si è guardato attorno per vedere se c'era qualcuno vicino e, a voce bassissima, ha detto «sì».

Più precisamente lo ha detto con un tono a metà fra il “no!” fantozziano, quando Fantozzi viene scoperto dal mega direttore generale a fare qualcosa di sbagliato, e il “mi sono fatto un culo a capanna per scappare dall'Italia e voi mi venite a cercare fino a qua”.

Allora gli ho detto solo: «un caffè, per piacere» e lui ha detto «va bene» e non ci siamo parlati più fino a quando ho pagato il conto e me ne sono andato.

Gli italiani, non tutti, ma molti di quelli che si sono trasferiti all'estero (non parlo invece dei turisti come me che, appena vedono uno un po' più peloso corrono ad abbracciarlo per accorciare lo spaesamento) si vergognano di essere italiani.

Mi viene da chiedermi come abbiamo fatto a mettere in ginocchio un paese al punto che quando andiamo in giro per il mondo ce ne vergogniamo.

 

3. L'autunno esiste
Per come stava andando l'autunno in Italia, sembrava che l'autunno non esistesse più. Fino a un paio di giorni fa a Roma andavo in giro in t-shirt e se non fosse stato per la vergogna sarei andato in giro volentieri pure in pantaloncini.

Qui invece l'autunno è arrivato da un po', le strade sono vestite di foglie e il cielo è di quella tonalità di bianco sporco che trovi solo a Berlino, sopra i palazzi e
le case.

È bello sapere che l'autunno esiste, che, almeno per un poco, possiamo smettere di essere allegri e fermarci a pensare.



 

4. Si può lavorare anche perdendo tempo
Non so se è una mia impressione, ma i berlinesi passano parecchio tempo dentro ai caffè a qualunque ora del giorno. Infatti, non esiste il bancone, come da noi, che tu entri, prendi il caffè e te ne vai, ma i caffè hanno solo la zona in cui il caffè viene fatto e quella dei tavoli, che puoi occupare anche per ore senza che nessuno ti cacci via. Il motivo è anche che qui il caffè è il beverone di area anglosassone, a meno che non si richieda espressamente (!) un espresso (da qui il nome).

I berlinesi vengono nei caffè per incontrarsi e parlare - soprattutto fra donne, qualche volta fra coppie, quasi mai fra uomini - oppure per lavorare.

E questo è l'aspetto più bello della faccenda: tantissime persone si portano i computer e, da soli o con i colleghi, iniziano a lavorare. Il caffè offre presa elettrica e wi-fi gratuito. Il concetto di costrizione al luogo di lavoro, di orari stabiliti decade: quello che conta è il risultato e sono sicuro che, se uno può lavorare così, produce ancora di più. Un po' come sto facendo io adesso per questo post: si sta così bene qui che ho sforato il numero di battute.

5. Che cos'è la libertà
Fra pochissimi giorni, il 9 novembre, qui si festeggiano i 25 anni della caduta del Muro.

Penso che non ci sia niente di può potente per raccontare la scoperta della libertà di quella notte del 9 novembre 1989 in cui i berlinesi dell'est, avendo saputo che venivano aperte le frontiere fra Germania Est, filocomunista, e Germania Ovest, filoamericana, sono accorsi sotto il Muro e con la loro sola massiva presenza hanno fatto precipitare gli eventi e hanno iniziato a smantellare il Muro. Le guardie di frontiera, confuse dagli ordini, impressionate dalla quantità di persone presenti, non hanno sparato. In una notte è finita una dittatura, quella comunista, durata 40 anni.

La gente si è abbracciata, si è arrampicata sul Muro, parenti divisi dal Muro si sono finalmente rivisto e hanno pianto insieme, perché il loro affetto nemmeno il Muro era riuscito a spezzarlo. Molti hanno preso le macchine e si sono messi fila anche solo per fare due passi a Berlino Ovest.

Ecco, questa è la libertà e se volete vedere come può essere fatta al massimo della sua potenza venite qui. Berlino vi aspetta.

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